Alla scoperta della ricotta salata della Valnerina, uno dei presidi Slow Food umbri: stagionata fino a 5 mesi, senza crosta, ha pasta bianca e compatta
La Valnerina, attraversata ā come suggerisce il nome ā dal fiume Nera, eĢ costellata di piccoli borghi e corsi dāacqua, vasti boschi e santuari; qui, dove tutto invita a rallentare, si puoĢ godere appieno di paesaggi mozzafiato e gustare vere e proprie eccellenze: la ricotta salata della Valnerina, tra i presidi Slow Food dellāUmbria, eĢ una di queste.
Nei tempi in cui la pastorizia era ancora una delle principali attivitaĢ dellāeconomia locale, i pastori della Valnerina, durante la transumanza, avevano lāesigenza di trasportare e conservare i prodotti della lavorazione del latte ovino, tra cui la ricotta; se, quindi, una parte di questāultima veniva impiegata fresca per la preparazione di una tradizionale zuppa di pane ā detta scotta ā quella restante era sistemata in un sacco di canapa, strizzata per eliminare la parte liquida, salata e poi lasciata asciugare appesa, prendendo cosiĢ quella che tuttāoggi eĢ la tipica forma a pera.
Negli anni ā60 e ā70, in seguito allo spopolamento, in Valnerina sono mano a mano scomparse molte delle attivitaĢ legate alla pastorizia. Ma negli ultimi anni la zona si sta nuovamente popolando di caseifici a gestione familiare, che hanno ripreso in mano la produzione delle tradizionale ricotta salata, affiancandola a quella del pecorino, e nel 2019 la ricotta salata della Valnerina si eĢ andata ad aggiungere agli altri presidi Slow Food dellāUmbria.
La ricotta salata della Valnerina che, a scopo di favorirne la conservazione, puoĢ anche essere ricoperta di crusca o erbe spontanee, ha una pezzatura che va dai 500 grammi a un chilo, non ha crosta ed ha una pasta bianca e compatta. La stagionatura, dai 15 giorni ai 5 mesi, permette di consumarla anche grattugiata, sulla pasta, sulle minestre e sulla tradizionale acquacotta umbra.
Il presidio, se da un lato va a tutelare una memoria storica e gastronomica, dallāaltro daĢ giusto lustro alla tradizione casearia umbra, che puoĢ vantare oltre 3000 anni di storia; non a caso qui ha avuto origine la parola cacio e sempre qui – dalle indicazione alimentari di Castore Durante, un medico gualdese del Cinquecento – eĢ nato il piuĢ famoso proverbio sul formaggio, “Al contadino non far sapere quanto eĢ buono il formaggio con le pere”.
LāUmbria offre molteplici tipologie di formaggio, dal raviggiolo al pecorino di Norcia, dalla ricotta salata della Valnerina ā per lāappunto ā alla ruzzichella, ma sono ancora poco conosciute; proprio a scopo divulgativo, infatti, eĢ stata recentemente pubblicata la guida “L’Umbria dei Formaggi“, curata da Unioncamere Umbria, da Promocamera e dai giornalisti Federico Fioravanti e Bruno Petronilli. Nella pubblicazione si approfondisce lāaffascinante storia dei formaggi umbri, ci si sofferma sulle varie tipologie e si propongono quattro ricette d’autore di celebri chef, per un menu completo a base di formaggio.







