Li si vedono ovunque: in coda agli Uffizi di Firenze, per le stradine di Positano, accalcati sui binari delle piccole stazioni delle Cinque Terre o tra le calli di Venezia. Turisti americani, inconfondibili. Ed è grazie soprattutto a loro (e agli altri stranieri) se l’industria turistica quest’anno sia in ripresa, come confermano i dati.
Non stupisce allora che l’eco delle recenti vicende sugli scontrini folli – un’eco moltiplicata per mille grazie alla velocità dei social media – sia arrivata fino al colosso americano dell’informazione CNN, che in un articolo dai toni duri parla di “truffe scandalose”, elencando le tante vicende che hanno riempito di recente le cronache nostrane: dal taglio del toast a 2€ al Lago di Como al sovrapprezzo, sempre di 2€, per riscaldare un biberon a Ostia, fino ad arrivare a quelli che l’articolo definisce i “peggiori delinquenti”: i proprietari degli stabilimenti balneari.

Guardiamo allora ai dati per capire meglio. L’Associazione Consumerismo ha stilato un rapporto relativo all’estate ancora in corso che include una lista dei rincari divisi per settore, vediamone qualcuno:
- il 59,5% di chi non partirà per le vacanze per ragioni economiche, ovvero oltre 5 milioni di italiani, ha dichiarato che ad incidere sulla situazione è stato l’aumento generalizzato dei prezzi dei beni vissuto durante l’ultimo anno. La percentuale sale addirittura al 69,4% tra i 45-54enni.
- Il prezzo medio dei gelati ha registrato in Italia a maggio un incremento medio del +22% rispetto all’anno precedente.
- Una sola giornata in spiaggia attrezzata attualmente oscilla tra i 30 e i 50 euro per due persone, e prevede solo sue lettini ed un ombrellone.
Naturalmente i rincari, in senso generale, hanno molte cause, soprattutto di carattere macroeconomico e geopolitico, e non possono essere attribuiti esclusivamente all’avidità dei singoli operatori, i quali, dal canto loro, si trovano ad affrontare spesso le stesse difficoltà dei loro clienti.
Di “scontrini folli” se ne parla da decenni, e puntualmente, in estate, qualche aberrazione riusciva ad arrivare ai giornali e creare la notizia. Ma quest’anno è diverso: le segnalazioni si moltiplicano in numero e bizzarria, tanto che se ne accorge persino la CNN. La Ministra del Turismo parla del 2023 come di “anno zero”, dopo le restrizioni dovute alla pandemia, e forse non ha torto: ma “anno zero” non significa “tana libera tutti”. Se da una parte è vero che gli operatori del turismo e della ristorazione devono rifarsi di un paio di anni davvero difficili, è anche vero che devono essere in grado di guardare al futuro, lavorando affinché questo sia sostenibile. E queste polemiche non aiutano a immaginare un settore dell’ospitalità solido, se “l’ospite” – italiano o straniero che sia – viene trattato come un pollo da spennare. “Pochi, maledetti e subito” non è mai stata una buona strategia di business.
D’altra parte, da queste polemiche emerge una verità inconfutabile: il vasto settore dell’ospitalità, con le doverose eccezioni, non è in grado di far capire il proprio lavoro – non è in grado, insomma, di raccontarsi. Il problema è percettivo, e quindi riguarda la sfera della comunicazione. Forse è su questo che bisognerebbe cominciare a lavorare.

