Nell’anno del Giubileo, continuiamo il nostro racconto del rapporto tra i pontefici e la tavola con Papa Giovanni XXIII (1958-1963), al secolo Giuseppe Angelo Roncalli, grande amante della polenta e della cucina contadina

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Lo elessero il 28 settembre 1958, con un conclave durato 3 giorni e conclusosi con 2 scrutini. All’epoca Giovanni XXIII aveva 77 anni e lo considerarono il Papa giusto per una tranquilla transizione, dopo il lungo e solenne pontificato di Pio XII. Del resto, quella sua aria paciosa, persino sempliciotta, da buon vecchio parroco di campagna, consentiva che dagli “alti scranni” si bisbigliasse che fosse un po’… “modesto”. Sarà invece questo Papa “modesto” a far soffiare sulla Chiesa un fortissimo e inatteso vento di radicale cambiamento. A cominciare dal coraggio che ebbe nell’indire il Concilio Vaticano II (il primo risaliva al 1868 e fu interrotto due anni dopo a causa della guerra franco-prussiana), mossa quasi rivoluzionaria che lasciò esterrefatti i 17 porporati, interdetti quando il Papa annunciò la novità in una fredda domenica dell’inverno del 1959, durante una visita pastorale all’abbazia di San Paolo. Infreddolito, chiese una tazza di brodo caldo perché si sentiva “tutto gelato”. Una volta rifocillato, Giovanni XXIII pronunciò con vigore le 900 parole con cui esprimeva l’improrogabile necessità di rinnovare la Chiesa, non solo promuovendo il bene spirituale dei cattolici ma anche richiamando le comunità separate e rinsaldando, con l’auspicio di una ritrovata unità, la volontà ecumenica di pace sulla terra.

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Era un’impresa grande, per un vecchio pontefice, eletto da appena tre mesi. Ma Papa Roncalli sentiva di essere già entrato nel cuore di tutti, fin dalla prima apparizione in piazza San Pietro, la sera del 28 ottobre 1958, quando pronunciò la benedizione Urbi et orbi. Veniva da Venezia, per secoli una finestra aperta sul mondo e luogo ideale per uno spirito pastorale come quello del cardinale Angelo Roncalli, uomo versato alla comprensione ed alla condivisione. Il suo cammino umano e spirituale era cominciato a Sotto il Monte, piccolo paese della bergamasca (nella foto,la sua casa natale). Era il quarto di tredici figli di una sana, patriarcale famiglia contadina, di quelle dove, nelle sere d’inverno, accanto al focolare il capofamiglia leggeva le vite dei Santi e i passi del Vangelo, non solo come edificanti novelle ma come viatico di crescita e fede. Qui si viveva del duro lavoro dei campi: non si era mai veramente poveri, ma qualche volta la fetta di polenta della cena andava divisa col fratello. Ma serietà ancestrale, fede indiscussa e forte, atavica rettitudine, rispetto sacrale del lavoro e delle persone, erano i valori, bevuti già col latte materno. Valori ben impressi in Giuseppe Angelo Roncalli quando giovanetto prese la via del seminario di Bergamo, e che lo accompagnarono fino al soglio di Pietro….e in Paradiso. Sarà il ricordo di questa famiglia unita e solidale nella fede, il punto di riferimento, la stella cometa di tutta la vicenda personale e religiosa di Angelo Roncalli, che quando fu eletto Papa, scelse per se il nome di suo padre. “Vocabor Johannes, mi chiamerò Giovanni, è il nome di mio padre”. Così, il nome di un contadino bergamasco si innalzava alla gloria degli altari col più puro e profondo sentimento di gratitudine e amore filiale.

Giovanni XXII 1

La missione sacerdotale portò Angelo Roncalli al fronte durante la Prima Guerra Mondiale, in Bulgaria, dove la sua piccola chiesa divenne punto di riferimento e confronto della comunità cattolica. Infine ad Istanbul, in Turchia, come nunzio apostolico, negli orrori della Seconda Guerra Mondiale. Qui il nunzio Roncalli fu ancora di salvezza per migliaia di bambini ebrei, che con falsi certificati di battesimo – da lui sottoscritti, rischiando la vita – scamparono alla deportazione nazista. Chissà se tutti quei bambini che gli chiedevano aiuto non richiamassero alla sua mente, la gran tavolata piena di fratelli, cugini festanti intorno all’allegria dorata della polenta, dal sapore indimenticabile, appena scodellata dal paiolo della cucina di Sotto il Monte? Ancora ai bambini sofferenti dedicò il primo Natale da Pontefice: senza preavviso li andò a visitare all’ospedale Bambin Gesù e per tutti ebbe una parola di conforto e una carezza. La stessa carezza per tutti i bambini del mondo che volò alta nel cielo quando, all’apertura del Concilio Vaticano II disse:

“E ora figlioli vi do la benedizione e tornando a casa voi troverete i vostri bambini. Allora fate loro una carezza e dite che questa è la carezza del Papa”.

Con questo modo di fare, Papa Giovanni XXIII aveva sovvertito tutti i rituali del Vaticano. Il Papa usciva nel mondo, tra la gente e i suoi problemi, visitava le carceri porgendo la mano ai galeotti mentre le guardie del corpo tremavano. Accorciò le distanze, volle comunicare direttamente con tutti: il suo stile semplice, pacato, lo rese popolare, familiare, amato in tutto il mondo. Era nato il mito del “Papa buono”.

Cosi-la-pace-divenne-un-dovere-per-tutti_articleimage

La cristianità iniziò a conoscere le sue abitudini, come quella di andare a dormire presto, subito dopo il telegiornale. Si seppe che la sartoria pontificia aveva dovuto scorciare e allargare i paramenti sacri per adattarli alla sua non snella figura. Infine, l’opinione pubblica fu edotta anche sulle preferenze golose del pontefice: merito delle suorine dell’Ordine delle Poverelle di Bergamo, impegnate a cucinare per lui i piatti della tradizione contadina allo stesso modo di come facevano a casa loro.Grazie a loro sappiamo che il Papa mangiava poca carne e tante verdure, che amava il taleggio e lo stracchino con l’eccezione di quell’assaggino di formaggio francese omaggio degli amici dell’epoca della nunziatura a Parigi. Regina della sua tavola era però la polenta, preparata con sapienza e pazienza dalle suorine, realizzata con la farina di granturco che arrivava, puntualmente da Bergamo in bianchi sacchetti di tela, poi rispediti al mittente lavati e stirati. Il cibo più povero diventava oro grazie a ricordi, tradizione, e forse nostalgia sulla tavola del Papa contadino. Come è noto, il Papa mangia da solo. E questo – siamo certi – costò davvero molto, a un uomo abituato alla coralità e al calore della mensa familiare. Tuttavia, invitando idealmente alla sua tavola i grandi della Terra che in quel difficile momento – il mondo era nel pieno della crisi cubana (1962) – si guardavano in cagnesco, adoperando la diplomazia del dialogo a cuore aperto e della disponibilità, riuscì a spezzare il pane della distensione e far bere il calice della pace a Usa e Urss. In un certo senso il disgelo della cortina di ferro cominciò con un semplice biglietto di auguri di Buon Natale mandato a Kruscev, il quale inaspettatamente rispose. Giovanni XXIII morì il 3 giugno 1963: vide solo l’inizio del Concilio, ma ormai le sue idee e il loro messaggio avevano preso le vie del mondo. È stato dichiarato Santo il 14 aprile 2014.

Le polente papali di Giovanni XXIII

Cooking-Polenta

 

  • Polenta col latte: polenta bollita e latte freddo, era il piatto d’obbligo a mezzogiorno nelle campagne
  • Polenta cunsa: tolta a cucchiaio dal paiolo e messa nella zuppiera con burro fuso, aglio e formaggio grattugiato
  • Polenta rostida: polenta fredda tagliata a fette e rosolata in una padella dove sono stati imbionditi burro e una cipolla
  • Polenta pastizzata rossa: piatto
    ricco delle feste, che prevede di
    alternare in una teglia strati di
    polenta con ragù di pomodoro, salsiccia, carne di maiale tritata e funghi. Da terminare con ragù e formaggio grattugiato, e tenere in forno per circa mezz’ora.

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