Il Vermouth trova casa anche in Umbria: Raìna ha dato vita a “Numero Uno”, il primo ottenuto da uve autoctone umbre, mentre a Filippo Antonelli si deve la produzione di “Antica Torino”

Il Vermouth, inventato a Torino sul finire del ‘700 da Antonio Benedetto Carpano, vanta in realtà una storia millenaria. Già i Greci infatti erano soliti aggiungere al vino spezie, miele e acqua di mare. Col tempo, inoltre, questi tipi di vino, aromatizzati spesso anche per mascherarne i difetti e per far fronte alla loro deperibilità, divennero veri e propri tonici, terapeutici e digestivi, apprezzati in particolar modo dalle classi agiate.

Come nacque il Vermouth moderno? Antonio Benedetto Carpano addizionò al Moscato di Canelli spezie e artemisia e battezzò la sua creazione Vermouth, dal tedesco Wermut, ovvero “artemisia maggiore”. In breve tempo, richiamati da questa novità, tutti presero a frequentare la liquoreria in cui Carpano lavorava e il Vermouth divenne la bevanda ufficiale alla corte dei Savoia.

Oggi il Vermouth è riconosciuto prodotto agroalimentare tradizionale italiano e la sua composizione e gradazione sono regolamentate dalla legge italiana. Il Vermouth infatti può avere una gradazione compresa tra il 16% e il 22%, deve contenere artemisie, esser composto da vino bianco o rosso e anche la percentuale di zucchero deve attenersi ad alcune direttive, anche se può variare tra un Vermouth Extra Dry, uno Dry e uno Sweet.

Francesco Mariani produce vini da agricoltura biodinamica a Montefalco, in provincia di Perugia. “Raìna” era il soprannome del contadino che lavorava in origine le terre aziendali e, conservandone il nome, Francesco ha voluto mantenere vivo il legame con il passato. Il suo “Numero Uno” è un Vermouth artigianale, il primo in assoluto ad esser prodotto a partire da uve autoctone umbre. Con un 75% di Sagrantino e un 25% di Trebbiano, “Numero uno” è aromatizzato con erbe aromatiche e spezie; all’assaggio è ricco, deciso e di bella complessità, con una prevalenza di liquirizia, genziana, cannella, rabarbaro e agrumi. Perfetto come digestivo, nella preparazione dei cocktail può diventare un ingrediente davvero sorprendente.

“Antica Torino” di Filippo Antonelli, creato con la collaborazione di Vittorio Zoppi, è un Vermouth disponibile sia Rosso che Dry. Rappresenta il risultato di un lungo percorso di ricerca, di numerosi incontri con produttori, ex-produttori, operatori del settore liquoristico, appassionati e collezionisti. Il Vermouth “Antica Torino” parte da una base di vino italiano e tra gli ingredienti che lo compongono figurano assenzio, rabarbaro, genziana, bucce di pompelmo, baccelli di vaniglia, rosmarino e timo rosso. Le botaniche utilizzate sono in tutto 13, la lista completa rimane però segreta, come nella migliore tradizione piemontese. È un Vermouth molto simile a quelli bevuti nei bar della città sabauda durante la Belle Époque e quindi sarà divertente per l’avventore sceglierlo per ricreare, il più fedelmente possibile, i primi drink della storia.

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Martina Franceschi
"Galeotto fu per lei il Montepulciano d'Abruzzo 2009 di Emidio Pepe": così, con una parziale citazione, si potrebbe iniziare a raccontare quello che è stato, per Martina, un cambio di passo. Nata a Terni nel 1984, benché gli studi universitari in Biologia sembravano portarla altrove, Martina infatti ha lavorato qualche anno come autrice televisiva per poi - con quel "famoso" calice in mano - decidere di iscriversi a un corso della Fondazione Italiana Sommelier. Ancora fresca di diploma, si è fin da subito impegnata nella divulgazione enogastronomica e poi è entrata a far parte, in qualità di Editor e Wine Specialist, della grande distribuzione, italiana e internazionale. Oggi, per lavoro e per inclinazione, si occupa in particolare dei piccoli produttori, degli artigiani della vigna e dei loro vini coraggiosi.

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