giovedì 10 Settembre 2026
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Itinerari: cantine umbre, tre realtà da scoprire tra Orvieto e i Colli Amerini

In Umbria la vitivinicoltura ha origini antiche: tra le numerose cantine della regione Castello della Sala, Barberani e Zanchi sono quelle da non perdere per chi visita Orvieto e i Colli Amerini

Nonostante sia una delle regioni più piccole d’Italia, l’Umbria offre al visitatore una grande varietà di paesaggi; legata a doppio filo sia alla coltivazione della vite – che qui ha origini antichissime – che alla produzione di vino, non si può dire di conoscere l’Umbria senza aver fatto, almeno una volta, tappa nelle sue innumerevoli cantine: Castello della Sala, Barberani e Zanchi sono quelle da non perdere per chi visita Orvieto e i Colli Amerini.

Quella di Orvieto e dei Colli Amerini è una delle quattro enoregioni umbre: qui nasce il “Vino dei Papi” ed è di casa l’Amelia DOC. Al confine con la bassa Toscana e la Tuscia, Orvieto poggia su una collina tufacea; il suo rapporto con la viticoltura e il vino è così stretto da aver dato alla DOC locale il proprio nome. Storicamente furono gli Etruschi a dar vita nella zona alle prime cantine, scavando delle grotte nei terreni tufacei; poi il vino dell’orvietano è prima diventato il più amato dai romani e poi il “Vino dei Papi”.

Orvieto, infatti, non solo era sotto l’egida dello Stato Pontificio ma, in seguito al sacco di Roma, offrì anche rifugio e protezione a Papa Clemente VII: questo fu solo uno dei primi grandi estimatori – tra pontefici e alti prelati – di quello che poi è diventato l’Orvieto DOC. Tale fu poi la fama di questo vino da fargli acquisire, negli anni, anche un valore di moneta; molti artisti, tra cui il Signorelli, furono infatti pagati per i lavori all’interno del Duomo di Orvieto con il vino locale.

Bisognerà, però, attendere il 1931 per vedere finalmente delimitata la zona di produzione del vino orvietano e il 1971 per l’assegnazione della DOC. È a Ficulle, uno dei comuni all’interno della denominazione, che troviamo una delle cantine più blasonate della zona: Castello della Sala. Da annoverarsi tra le 9 Tenute dei Marchesi Antinori, Castello della Sala prende il nome dall’omonima fortezza costruita nel 1350 per Angelo Monaldeschi della Vipera, giunto in Italia al seguito di Carlo Magno. Gli Antinori ne sono entrati in possesso nel 1940; la famiglia ha dato al Castello nuova vita e, considerata la grande vocazione dell’orvietano per la produzione di vini bianchi, ha fatto dell’intera Tenuta un punto di riferimento per la viticoltura d’eccellenza.

Qui, infatti, è nato nel 1985 il Cervaro della Sala: premiato più volte come miglior bianco al mondo, è un vino-icona. Il Cervaro della Sala, infatti, è il meraviglioso frutto di un progetto ambizioso: creare un vino bianco capace di esprimersi negli anni ed evolvere nel tempo. Connubio di chardonnay e grechetto, il Cervaro della Sala è stato uno dei primi bianchi italiani a svolgere fermentazione malolattica ed affinamento in barriques e deve tutto non solo alla famiglia Antinori, ma anche a Renzo Cotarella, enologo negli anni ’80 del Castello della Sala.

Altro caposaldo del vino orvietano è, senza dubbio, la famiglia Barberani; a Baschi – non lontano dal Lago di Corbara – i Barberani rinsaldano ogni anno il forte legame con i verdi declivi dell’Umbria, le sue vigne e il loro prezioso nettare. Tutto, infatti, ha avuto inizio nel 1961; da allora, su terreni di origine marina, argillosi e calcarei, ricchi di fossili e conchiglie, i Barberani allevano con grande passione e dedizione la vite e seguono, attualmente, i principi della produzione biologica.

Due sono i vini-simbolo della famiglia: l’Orvieto Classico Superiore DOC “Luigi e Giovanna” e il “Calcaia”. Il primo – che ha ricevuto quest’anno anche i 5 Grappoli Bibenda – è un omaggio alle due figure cardine della famiglia: Luigi e Giovanna, fondatori della cantina. È un bianco intenso e corposo, nato da una scrupolosa selezione di uve autoctone, in parte colpite dalla Muffa Nobile. Il particolare microclima di questa zona dell’orvietano favorisce, infatti, la comparsa della Muffa Nobile sul grappolo e questa, a sua volta, esalta l’eleganza e l’aromaticità delle uve; il vino che ne risulta è longevo, complesso e incredibilmente profondo.

Il “Calcaia”, invece, è un vero e proprio Muffato; in questo caso, le uve colpite da Muffa Nobile vengono raccolte nel corso di cinque o sei vendemmie, ripetute in tempi diversi e distribuite tra ottobre e dicembre. Prodotto per la prima volta nel 1986, il “Calcaia” è un grande vino da meditazione; inoltre, le sue note decise di miele d’acacia e zafferano si sposano perfettamente con il foie gras.

Spostandoci poi a sud di Orvieto, sui Colli Amerini, si incontra il “borgo principe” della zona: Amelia. Di antichissime origini, come testimonia anche l’imponente cinta muraria che racchiude il centro storico, Amelia è nota fin dall’antichità per le produzioni agricole di elevata qualità; qui, vigneti, uliveti e seminativi si fondono da sempre, naturalmente, con il paesaggio, in un equilibrio unico di forme e colori. Accanto alla produzione di olio – considerato uno dei migliori della penisola – spicca quella del vino: è del 1989, infatti, la denominazione Amelia DOC.

Qui, da oltre cinquant’anni, la famiglia Zanchi produce vini di spiccata identità territoriale, con pratiche a basso impatto ambientale e seguendo i principi dell’agricoltura biologica. È poi dalla vigna più vecchia dell’azienda che nasce “l’assolutamente da non perdere” dell’intera produzione Zanchi: il “Vigna Vecchia”. Frutto di un accurato processo di macerazione, seguito da pressatura soffice e fermentazione in tonneau di rovere, è un bianco indomito e concentrato, gustoso e salino, di cui è bene tenere, nella propria cantina, sempre qualche bottiglia in più.

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