giovedì 10 Settembre 2026
HomeLibri/cine/tvNada. La serie...

Nada. La serie TV capolavoro sul mondo della critica enogastronomica

Un piccolo gioiello cinematografico, con Robert De Niro che, per una volta, fa da spalla.

Se The Bear ci ha fatto entrare nel mondo frenetico delle cucine dei ristoranti, Nada – serie argentina di sole 5 puntate da 30 minuti massimo ciascuna, disponibile in Italia su Disney+ (se non la trovate, cercate con il titolo inglese “Nothing”) – ci fa vedere i suoi antipodi, ovvero il mondo lento e compassato, démodé ma pur sempre elegante, della critica gastronomica.

Ci sono serie che si guardano per passare il tempo, altre che intrigano per una trama avvincente. E poi ci sono quelle che sorprendono, come un piatto servito in un ristorante che non ti aspetti, e che ti lascia con il desiderio di assaporarne ogni sfumatura. Nada è una di queste: in soli cinque episodi, riesce a mischiare sapientemente umorismo, malinconia e un amore profondo per la cucina, il tutto condito da una performance di Luis Brandoni – teatrante, politico, attore di cinema di grande fama in Argentina – che brilla come un gol di Maradona nella bombonera di Buenos Aires.

Protagonista della storia è Manuel Tamayo Prats, un critico gastronomico decadente, burbero e terribilmente affascinante, che affronta un’improvvisa rivoluzione nella sua vita dopo la morte della sua fidata governante. L’arrivo di una giovane assistente paraguayana accende la miccia per una riflessione sui cambiamenti sociali e generazionali, ma senza mai perdere di vista l’ingrediente principale della serie: il cibo.

La cucina è il cuore pulsante di Nada, descritta con un’attenzione quasi maniacale: ogni piatto è un’opera d’arte, ma soprattutto un pretesto per raccontare storie. Le ricette di Manuel non sono semplici elenchi di ingredienti: sono viaggi nella memoria e nella cultura, momenti che rivelano tanto del personaggio quanto del contesto che lo circonda. Non serve essere esperti per apprezzare la profondità di questi spunti: basta avere la curiosità di prendere appunti e, magari, tentare di replicare a casa una cotoletta alla milanese come mai l’avevate immaginata*.

*sì, il prezzemolo nel pan grattato è di evidente derivazione calabrese.

Un altro elemento di assoluto pregio è l’intelligente utilizzo della lingua. Il gioco tra spagnolo, inglese e persino italiano non è soltanto un vezzo estetico, ma una riflessione sulla globalizzazione culturale e sull’inevitabile contaminazione che attraversa sia la cucina che il linguaggio. In questo, Nada si diverte a creare un’ironia sottile, quasi impercettibile, che strizza l’occhio a chi sa coglierne le sfumature. E per farlo, bisogna essere tra quelli che aborrono il doppiaggio.

Se Robert De Niro è la ciliegina sulla torta (ma non dimentichiamo il cameo dell’enorme Guillermo Francella), con il suo ruolo di narratore che aggiunge un tocco internazionale alla storia, è Brandoni a conquistare con la sua capacità di trasformare ogni scena in un piccolo capolavoro. L’attore riesce a incarnare perfettamente l’archetipo del dandy decadente, un uomo intrappolato tra la nostalgia del passato e la difficoltà di adattarsi al presente. In questo, specchio fedele di molti critici e giornalisti nostrani.

A impreziosire il tutto, c’è Buenos Aires, non solo cornice ma autentica co-protagonista della serie. Una Buenos Aires però borghese, d’antan, con la sua bellezza decadente, i suoi caffè storici e i suoi ristoranti che mescolano influenze italiane e spagnole. Eppure, la vera forza di questa serie non è nei dettagli gastronomici o nella cura stilistica. Sta nella capacità dei registi, Gastón Duprat e Mariano Cohn, di raccontare una storia profondamente locale ma con una sensibilità universale che risuona ovunque. Non ci sono scorciatoie comiche né cadute nel patetico: tutto si regge su dialoghi intelligenti e relazioni ben costruite, dove anche il minimo dettaglio ha un suo peso.

Segui Il Forchettiere su Google
Aggiungi Il Forchettiere alle tue fonti preferite per trovare più facilmente i nostri articoli nelle Notizie principali di Google.

Rimani aggiornato: iscriviti!

Emiliano Wass
Emiliano Wass
Antropologo, docente universitario, consulente editoriale, traduttore e curatore. giornalista pubblicista. All'enogastronomia arriva dall'antropologia, convinto che il cibo sia l'unico vero elemento identitario delle persone. Ha svolto lavoro di campo in Messico, occupandosi di diritti e tradizioni indigene. Ha scritto su Finzioni, Doppiozero, Scrivo.me, Distillerie.it, FirenzeToday.

ARTICOLI SIMILI

Nonostante la pioggia, oltre 400 persone sul rooftop del The Social Hub Belfiore per il decennale della Italian Chef CHarity Night. Ai fornelli anche due chef rifugiati, da Siria e Afghanistan

DELLO STESSO AUTORE

Continua a leggere

Italian Chef Charity Night, raccolti 12mila euro per UNHCR

Nonostante la pioggia, oltre 400 persone sul rooftop del The Social Hub Belfiore per il decennale della Italian Chef CHarity Night. Ai fornelli anche due chef rifugiati, da Siria e Afghanistan

A Casa Santoni nasce “Il Salotto”: domenica a Chianciano libri, musica e pici

Domenica 6 settembre Casa Santoni, a Chianciano Terme, inaugura “Il Salotto di Casa Santoni”, un nuovo ciclo di appuntamenti dedicato a libri, musica, incontri e protagonisti del territorio. Il primo evento si intitola “Visioni a km zero” ed è...

Arriva il gelato viola per celebrare i primi 100 anni della Fiorentina

Da oggi in piazza della Passera il gusto “Labaro Viola” che la pluripremiata maestra Cinzia Otri ha realizzato con yogurt di pecora bio e uva fragola del Mugello per i 100 anni della Fiorentina