“Mangiarsi le Parole” torna giovedì 20 novembre con il suo settimo -e penultimo- appuntamento, ospitando all’Istituto Alberghiero Aurelio Saffi di Firenze (via del Mezzetta 15, San Salvi) Antonio Osea Mansi, autore di Semolino, purè, mela cotta – Viaggio sapienziale tra i sapori d’ospedale (Bookabook). A dialogare con lui saranno Domenico Guarino e Rossella Bartolozzi. La presentazione inizierà alle 17.00 seguita, come di consueto, alle 19.00 dalle degustazioni ispirate al libro, ideate e preparate dagli studenti delle classi quarte e quinte.

Il nuovo appuntamento della rassegna parte da una frase che tutti abbiamo pronunciato almeno una volta: “Sembra cibo da ospedale”. È proprio da questo luogo comune che si sviluppa il racconto di Mansi, nato durante un ricovero improvviso e trasformato dall’autore in un viaggio ironico e sorprendente nel mondo del vitto ospedaliero.

Nei suoi capitoli – narrati come un reality gastronomico, un romanzo di formazione e un diario febbrile illuminato dagli effetti del cortisone – il cibo più semplice diventa occasione di riflessione, memoria e cultura. Tra semolini mistici, polpettoni rassicuranti, mele cotte che sfidano la pazienza e fagiolini dal comportamento sospetto, Mansi indaga con intelligenza e autoironia la capacità del gusto di aprire mondi inattesi. Ogni piatto diventa spunto per digressioni che oscillano dalla poesia alla fisica, dalla filosofia alla cultura pop, ribaltando lo stereotipo del vassoio ospedaliero come simbolo di tristezza e rinuncia.
Come sempre accade in “Mangiarsi le Parole”, la lettura si tradurrà poi in esperienza concreta: gli studenti dell’Alberghiero Saffi proporranno la loro reinterpretazione gastronomica dei sapori del libro, trasformando semolino, purè e mele cotte in un percorso di degustazione capace di mostrare come anche la semplicità più assoluta possa diventare creatività.
Ideata da Domenico Guarino e prodotta da Pamela Panico, la rassegna prosegue così il suo viaggio tra parole e cucina, ribadendo un principio fondante: il cibo non è spettacolo, ma cultura, memoria, convivialità. Il 20 novembre, tra le corsie di un ospedale trasformate in letteratura e una cucina che dà nuova voce ai piatti più umili, “Mangiarsi le Parole” invita ancora una volta a nutrirsi davvero: di storie, sapori e relazioni.

