venerdì 11 Settembre 2026
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I Mal’avvezzi a Tavarnuzze, la schiettezza di una cucina non troppo impegnativa

Appena fuori da Firenze, nel borgo di Tavarnuzze, c’è l’enoteca Mal’avvezzi, dove lo chef Alessio Sedran presenta una cucina carne/pesce di qualità ma senza essere troppo impegnativa, fatta di accostamenti creativi ma mai sopra le righe o troppo pretenziosi. Un buon compromesso, insomma, per chi vuol mangiar bene senza complicarsi la vita

I Mal'avvezzi a Tavarnuzze, la semplicità di una cucina non troppo impegnativa

Basta uscire qualche chilometro fuori città, per trovare la risposta – giusta, però, ‘che Corrado Guzzanti è sempre in agguato – ad una delle domande più frequenti che si pongono foodies e viaggiatori del gusto di Firenze e dintorni. Se il dilemma amletico è dove andare a provare una cucina che sia sì buona e interessante, ma né troppo casalinga (che vada oltre i grandi classici da trattoria toscana) né troppo ricercata (con accostamenti barocchi o pretenziosi bizantinismi), allora l’enoteca I Mal’avvezzi a Tavarnuzze può essere una soluzione interessante.

I Mal'avvezzi a Tavarnuzze, la semplicità di una cucina non troppo impegnativa

Il ristorante, a una manciata di minuti dal casello di Firenze Impruneta, è il regno del giovane chef Alessio Sedran, uno che si è fatto le ossa osservando da vicino Beatrice Segoni sia negli anni del Borgo San Jacopo sia in quelli di Convivium. Se per il rapporto tra un locale e il suo chef si potesse parlare di “relazione aperta”, beh, forse questa sarebbe la definizione più calzante: parallelamente all’attività ai fornelli dei Mal’avvezzi, infatti, Sedran porta avanti anche progetti lavorativi personali, utili a portare il nome dell’enoteca fuori dai confini di Tavarnuzze. “Non a caso – ci spiegano i titolari – solo una piccola parte della nostra clientela è di zona, il resto viene da Firenze”.

I Mal'avvezzi a Tavarnuzze, la semplicità di una cucina non troppo impegnativa

Il motivo? È presto detto, e lo si capisce passando in rassegna il menù. A pranzo un’offerta di cinque proposte per ogni partita, qualcuna di più per cena quando è possibile scegliere anche un menù degustazione di carne e uno di pesce, entrambi a 50 euro/persona. Come antipasto, ai Mal’avvezzi abbiamo assaggiato il polpettoncino di faraona e mandorle, peperoni e acciugata (in alto) e il calamaro ripieno di funghi, spuma di broccoletti, tartufo e salsa d’arrosto (in basso), entrambi in carta a 14 euro.

I Mal'avvezzi a Tavarnuzze, la semplicità di una cucina non troppo impegnativa

Due piatti ben riusciti, soprattutto il secondo con una marcia in più data dall’armonia tra la morbidezza del ripieno del calamaro e la delicatezza della spuma di broccoletti, mentre il tartufo di stagione ha conferito al piatto note aromatiche. La salsa d’arrosto – potenzialmente azzardata, con 32° all’ombra – è stata ben preparata e opportunamente dosata.

I Mal'avvezzi a Tavarnuzze, la semplicità di una cucina non troppo impegnativa

La natura “compromissoria” tra buona tavola e schiettezza che abbiamo trovato ai Mal’avvezzi si fa chiara soprattutto con il primo, le linguine con il sugo di seppie nere, nduja e piselli. Al di là della sorpresa di non trovare un classico nero di seppia, il piatto esprime nella sua apparente semplicità quell’insieme di sapori familiari che parlano alla memoria e si rendono nel complesso accattivanti. Il piccante c’è ma gentile, non travalica né copre gli altri sapori, mentre la crema di piselli “lega” le diverse componenti del piatto. In carta a 14 euro.

I Mal'avvezzi a Tavarnuzze, la semplicità di una cucina non troppo impegnativa

Estivo e gradevole poi il secondo, la parmigiana di baccalà mantecato, con quest’ultimo avvolto nelle melanzane mentre pomodoro e fonduta di parmigiano completano il “richiamo” alla tradizionale parmigiana. L’idea non è male, il risultato è un piatto leggero e saporito, anche stavolta semplice e lineare. In carta a 16 euro.

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Per concludere, un dessert che è una fantasia tropicale: papaya, mango, frutto della passione, in una consistenza che non è esattamente quella del gelato ma ha in bocca una rugosa sabbiosità che gli dà corpo. Piatto colorato, piacevole, fresco, stagionale. Ad accompagnare il pasto, una carta dei vini che – soprattutto per i bianchi – strizza l’occhio alle referenze francesi, presenti in misura quasi uguale alle bottiglie italiane. Sui rossi le etichette nostrane prendono il sopravvento, pur senza disdegnare qualche capatina fuori dai confini granducali.

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