Nella cittadina canadese di Dawson esiste un bar, il Sourdough Saloon, dove è possibile ordinare un particolare cocktail. Che vi verrà servito con un alluce umano – mummificato, of course – nel bicchiere. Dovrete berlo, assicurandovi che le vostre labbra tocchino il ditone. E così sarete soci del Sourtoe Cocktail Club

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Esistono circoli e club esclusivi, che fanno della riservatezza e della limitazione degli accessi il loro punto di forza. Ma ci sono altri consessi che puntano tutto sulla peculiare prova d’iniziazione, che gli aspiranti membri devono superare per potersi fregiare del titolo d’appartenenza a quella confraternita. Il più estremo e bizzarro rituale al mondo è probabilmente quello richiesto dal Sourtoe Cocktail Club di Dawson City, in Canada.

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Dawson è una cittadina di poco più di 1.300 anime nello Yukon, nell’Ottocento fulcro della celebre corsa all’oro del Klondike resa celebre dalle prime avventure di Paperon de’ Paperoni (oltre che dai romanzi di Jack London come Il richiamo della foresta). A dare al resto del mondo adeguata contezza dell’esistenza di Dawson non sono le vecchie miniere né i musei dei cercatori d’oro né tantomeno la ricerca delle pepite. No, il vero motivo sta nel Downtown Hotel, all’angolo fra Second Avenue e Queen Street, dove ha luogo il Sourtoe Cocktail Club. A onor del vero, il club non è esattamente esclusivo: nel corso degli anni ha acquisito circa 80.000 membri. Nonostante tutto, la prova di ammissione al club è da sempre la più celebre attrazione della città.

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Per superare la prova basta seguire questi passi, nel giusto ordine (come suggerisce BizzarroBazar.com):

  • Recatevi al Sourdough Saloon e chiedete di Captain River Hat
  • Acquistate un drink (il preferito dai membri è il liquore Yukon Jack, a base di whiskey e miele)
  • Recitate il “Giuramento di Sourtoe”
  • Guardate mentre nel vostro drink viene lasciato cadere un autentico alluce umano
  • Bevete il vostro Sourtoe Cocktail

Giù, il punto 4 dice proprio “alluce umano”. Se può consolare, è mummificato.

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sourtoe cocktail club

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Esiste soltanto un’ultima regola, la più importante:

You can drink it fast, you can drink it slow
but your lips have gotta touch the toe!
(“Puoi bere velocemente, puoi bere lentamente
ma le tue labbra devono toccare il dito!”)

Dopo aver eseguito tutte le istruzioni e – ovviamente – aver sorbito il cocktail guarnito con dito umano, avrete diritto a una membership card e a un attestato che prova che siete persone “capaci di quasi qualsiasi cosa”.

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sourtoe cocktail club

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Come nasce il Sourtoe Cocktail Club

La leggenda che sta alla base del Sourtoe Cocktail Club affondale sue origini negli anni ’20. Si narra che il contrabbandiere di rum Louie Linken e il suo fratello Otto stessero attraversando il confine tra Usa e Canada con un carico di liquore, quando incontrarono una bufera. Nel tentativo di far orientare i suoi cani, Louie scese dalla slitta, ignaro che proprio lì sotto scorresse un rigagnolo ghiacciato. Il suo piede affondò nell’acqua gelida, ma i due non si fermarono, per paura che la polizia fosse sulle loro tracce. La prolungata esposizione al freddo fece sì che l’alluce dello sfortunato contrabbandiere si congelasse completamente. Per prevenire la cancrena, dopo aver somministrato al fratello una buona dose di rum, il fedele Otto eseguì l’amputazione con un’accetta. Per commemorare il momento, i fratelli Linken conservarono il dito in un barattolo di alcol. Nel 1973, mentre ripuliva una capanna, il Capitano Dick Stevenson ritrovò barattolo e dito. Ma che utilizzo si poteva trovare per un alluce ormai mummificato? Stevenson analizzò a lungo il problema con gli amici, finché non ebbero l’intuizione di fondare il Sourtoe Cocktail Club. Le regole originali erano simili a quelle odierne, ma prevedevano tassativamente l’uso dello champagne in un boccale da birra per preparare il famigerato drink.

Purtroppo, il primo dito durò soltanto sette anni. Nel luglio 1980, un minatore di nome Garry Younger stava cercando di stabilire il record di Sourtoe. Al suo tredicesimo boccale di champagne, la sua sedia scivolò all’indietro e Garry per sbaglio inghiottì il dito. Qualche maligno pensò forse che questo incidente sancisse la fine del Club. Invece, da allora, l’hotel ha avuto a disposizione all’incirca una dozzina di nuovi alluci, tutti regalati da generosi donatori affinché la tradizione continuasse. Il primo dito “non originale” era stato amputato a causa di un callo inoperabile; il secondo venne donato da un’altra vittima di geloni (e di nuovo l’alluce venne accidentalmente inghiottito). E poi ancora: un dito anonimo, in seguito rubato; ben due alluci di un veterano dello Yukon, donati in cambio di alcuni drink offerti alle sue infermiere; uno proveniente da un’amputazione per diabete; e un altro dito, arrivato in forma anonima in un barattolo d’alcol insieme ad un biglietto che ammoniva: “Non indossate mai i sandali mentre tagliate l’erba del prato“.

Fino a poco tempo fa, la multa per chi per sbaglio inghiottiva il dito era di 500 $. Ma nell’agosto del 2013 un certo Josh di New Orleans entrò nel bar con un paio di amici, ordinò il Sourtoe Cocktail e lo mandò giù tutto d’un fiato, dito compreso. Poi allungò sul bancone i 500 dollari della multa, prima che gli sbigottiti proprietari avessero ancora detto alcunché. Si trattava forse di una sfida con gli amici. Per fortuna lo staff aveva già pronto un dito di riserva. Ma da quel giorno la multa è salita a 2.500 $.

Oggi, purtroppo, rimane soltanto un alluce. Gli organizzatori hanno pubblicato un annuncio sul giornale, in seguito al quale pare abbiano già ricevuto alcune offerte. In fondo, diventare donatore di alluce è l’unica alternativa a bere per diventare membri del Sourtoe Cocktail Club.

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Marco Gemelli, classe 1978, sposato con due bimbi, giornalista professionista dal 2007, è membro della World Gourmet Society e dell'Associazione Stampa Enogastroagroalimentare Toscana. E’ stato redattore ordinario al quotidiano Il Giornale della Toscana, dove per anni si è occupato di cronaca bianca e nera, inchieste, scuola e università, economia, turismo, moda ed enogastronomia. In seno alla stessa testata è curatore dell’inserto semestrale Speciale Pitti Uomo. Oggi è un libero professionista: collabora con diverse testate – sia online che cartacee – nel settore degli eventi e delle eccellenze del territorio, in particolar modo nel campo enogastronomico. E’ coideatore del progetto “Le cene della legalità” (2013) e autore de “L’Opera a Tavola” (2014), nonchè fondatore del sito www.itrelforchettieri.it, embrione del Forchettiere.

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