Nel cuore del paese presilano di Rovito, Maria Francesca Pirillo ha aperto l’home restaurant No.strano dove serve i piatti tipici della cucina cosentina e ha conquistato il palato di concittadini e visitatori

Al centro della Calabria c’è la Sila. Poco prima di arrivare sull’altipiano, però, tra i Comuni della fascia presilana – a una manciata di minuti d’auto da Cosenza, per intendersi – si incontra il paese di Rovito, noto ai più perché nel 1844 vi hanno trovato una morte “risorgimentale” i fratelli Bandiera. Al centro di Rovito c’è un corso, una lunga strada in salita che parte dalla piazza del paese. Lungo il corso si incontra una casa. Ed è in questa casa vive (e cucina) Maria Francesca Pirillo, insieme alla sua famiglia.

Siamo in una terra dove l’imprenditoria fuori dall’ordinario, men che mai quella femminile e a dimensione familiare, non sempre trova le porte spalancate e incontra la fiducia della gente. Eppure è qui che Maria Francesca, appassionata di cucina, ha aperto le porte della sua abitazione trasformandola nel primo, vero home restaurant della zona. Si chiama No.strano (qui) e rappresenta il modello ideale di come dovrebbe funzionare questo modello di business ancora poco conosciuto.

Ciò che colpisce varcando la soglia di questa casa lungo il corso di Rovito è la genuinità dell’esperienza. La casa è davvero quella in cui la famiglia vive – il marito Gianfranco e la figlia Maria servono in tavola, Maria Francesca non si stacca dalla cucina – e la sensazione è di sentirsi realmente come degli invitati al pranzo della domenica.

Solo che non è pranzo, ma cena. Ed è questo il bello, come stiamo per scoprire. Accomodandosi in giardino, dove la tavola è apparecchiata con stile elegante e sobrietà informale, gli occhi si perdono sul panorama della valle che già pochi minuti dopo il tramonto è punteggiata dalle luci delle case di Celico e Spezzano, rendendo il colpo d’occhio quasi simile a un presepe fuori stagione.

La logica dell’home restaurant è rispettata in pieno. Niente menù o carta dei vini: poiché è come se fossi invitato a cena, mangi e bevi ciò che i padroni di casa hanno scelto per te. In breve arrivano i capisaldi della cucina cosentina, una sequenza di antipasti che – per chi li conosce – hanno il sapore della casa della nonna. Polpette “normali” e polpette di melanzane, frittelle di fiori di zucca, peperoni ripieni, patate ‘mbacchiuse (lasciate perdere il vocabolario, vanno provate e basta), ricottine di piccoli produttori locali, freselle con pomodorini e cipolla di Tropea, formaggi, parmigiana di melanzane.

Tra una portata e l’altra Gianfranco ci racconta cosa significa creare un home restaurant in un paesino della fascia presilana, in Calabria. “Tutto è iniziato un paio d’anni fa, perché mia moglie ha sempre avuto la passione per la cucina e l’accoglienza degli ospiti. Avendo una casa adatta (un edificio di inizio Novecento, con cucina a vista sull’ampio salone) volevamo provare ad arrotondare, ed è diventata un’attività di famiglia”. Non hanno visitato altre strutture simili, ma hanno trovato da sé la strada più consona. E il successo non ha tardato ad arrivare.

Un ruolo importante l’ha avuto il passaparola. Qui non ci sono moltissimi turisti, ma per i visitatori di passaggio verso la Sila ormai No.strano è una tappa obbligata. A provare l’home restaurant sono sia i “cittadini”, i cosentini, sia i “paesani”, i rovitesi. Spinti dalla curiosità, e convinti dalla fama di cuoca che circonda Maria Francesca, in diversi hanno bussato alle porte della sua casa e provato un’esperienza che magari fino a qualche tempo prima non avrebbero immaginato.

Nemo propheta in patria, si dice, ma stavolta non è così. Se escludiamo i mesi in cui la cuoca si è trasferita in Canada – non a Toronto, dove le famiglia di origine calabrese trovano una folta comunità con solide radici, bensì a Winnipeg, in Manitoba – a insegnare cucina italiana in un ristorante, a Rovito almeno una volta a settimana arrivano prenotazioni e l’home restaurant apre i battenti.

Il racconto è interrotto dall’arrivo del piatto forte, i fusilli tirati a mano con un bastoncino di salice, con polpettine al sugo (foto in alto). È il piatto tradizionale della domenica, da queste parti, con porzioni che definire abbondanti non rende giustizia. Per concludere, torta di mele fatta in casa, così come homemade sono la crema di limoncello e il gelato al fiordilatte.

Alla fine dell’esperienza, che ha un costo decisamente alla portata di tutti – sono 25 euro per gli adulti, 15 per i bambini, con un eccellente rapporto tra qualità e prezzo – resta il gusto di un cadeau da portare a casa, un vasetto di marmellata di pesche che testimonia una volta di più come alla base della cucina di Maria Francesca ci sia tanta, tanta e sincera passione.

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Marco Gemelli
Marco Gemelli, classe 1978, sposato con due bimbi, giornalista professionista dal 2007, è membro della World Gourmet Society e dell'Associazione Stampa Enogastroagroalimentare Toscana. E’ stato redattore ordinario al quotidiano Il Giornale della Toscana, dove per anni si è occupato di cronaca bianca e nera, inchieste, scuola e università, economia, turismo, moda ed enogastronomia. In seno alla stessa testata è curatore dell’inserto semestrale Speciale Pitti Uomo. Oggi è un libero professionista: collabora con diverse testate – sia online che cartacee – nel settore degli eventi e delle eccellenze del territorio, in particolar modo nel campo enogastronomico. E’ coideatore del progetto “Le cene della legalità” (2013) e autore de “L’Opera a Tavola” (2014), nonchè fondatore del sito www.itrelforchettieri.it, embrione del Forchettiere.

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