II boom del delivery è recente ma non nasce col lockdown. E se il trend è in costante crescita, ecco che insieme alle grandi piattaforme made in Usa anche il delivery in Toscana sta seguendo modelli di business “local”

Secondo un’analisi di Just Eat, notissima azienda pioniera del mondo delivery, in Italia durante il periodo del lockdown il 34% dei clienti che hanno utilizzato il servizio non aveva mai utilizzato un “aggregator” (termine per definire i vari Deliveroo, Glovo…) di questo tipo in precedenza. Novità dovuta al Covid, insomma? Niente affatto, se si pensa che a maggio 2019 le ricerche query legate al tema “cena a casa” superavano in Italia di quattro volte le ricerche su Google “cena al ristorante”. Si tratta di un trend in costante crescita, che si sposa con vari bisogni della vita moderna, in primis la mancanza di tempo, ma tra le risposte dei consumatori che usano questo tipo di servizio si trovano anche esigenze più immateriali come “mancanza di voglia di cucinare” o “l’idea di consumare un pranzo o una cena diversi dal solito” piuttosto che “regalarsi una coccola”.

Queste grandi piattaforme aggregatrici di domanda e offerta sono per la maggior parte straniere (americane per lo più), ma ormai diffuse in tutto il mondo, e hanno un modello ben collaudato di business. Ma come successo per il mondo degli hamburgher, inizialmente legati alla cultura a stelle e strisce ed oggi invece parte anche alla cucina locale e votati alla qualità, anche qui comincia a sorgere un modello di delivery “local”, basato su piattaforme che servono comuni più piccoli o che basano il loro servizio su prodotti diversi. In Toscana ne abbiamo individuati due, andiamo ad analizzarle:

Mr Eat


“Come funziona l’app food delivery #1 in Toscana?” Questa la domanda che troneggia in prima pagina nel sito di Mr Eat. Il servizio di delivery che copre i comuni di Empoli, Prato, Pistoia, Montecatini, Forte dei Marmi, Pontedera, Fucecchio, Poggibonsi, Calenzano e Figline Valdarno, sembra in molte cose simile al modello dei colossi d’oltreoceano. La sua forza sta proprio nel coprire in maniera così capillare tante località“minori”, dove i servizi degli aggregatori latitano di più. Il costo di consegna (a differenza di Just Eat) qui è fisso: 2 Euro. Ovviamente questo tipo di servizio può permettere a molti ristoratori di città più piccole di aumentare il proprio giro d’affari, soprattutto in un momento come questo di tavoli ridotti, anche perché come vanta il sito “oltre il 65% degli ordini su Mr. Eat sono infrasettimanali”.

Florence Urban Delivery


“Florence Urban Delivery è totalmente Gratuito!” frase d’ingresso completamente diversa sulla homepage di FUD, piattaforma di recente creazione. Più Firenze-centrico, questo sito offre (sul modello di Glovo o ProntoPro) la possibilità di acquistare beni e servizi più ampi dei semplici pasti. Sul sito si trovano infatti anche sezioni quali “botteghe” “pronto intervento” e chilometro zero”. Si tratta di un progetto che profuma ancora di Start-Up, e la cui evoluzione sarà da seguire nel tempo. Ad oggi l’offerta è ancora limitata e alcuni meccanismi interni vanno resi più chiari al consumatore, ma sicuramente l’idea di mettere in contatto realtà cittadine è interessante, anche perchè, come si legge nelle info del sito infatti, dietro c’è una missione non solo economica: Florence Urban Delivery è pensato per sostenere il tessuto economico delle piccole realtà di Firenze. F. U. D. nasce per creare un collegamento rapido, funzionale e immediato tra le piccole attività, le aziende, i liberi professionisti, e i cittadini fiorentini.Una piattaforma assolutamente gratuita che permette di collegare domanda e offerta con un semplice click”.

La grande incognita dei costi
La battaglia di molti ristoratori contro il Delivery è legata alle alte commissioni che il ristorante si trova a pagare agli aggregatori in cambio di piattaforma e riders. Qual è in questo caso la politica delle due piattaforme toscane? Che costi ci sono per l’operatore? A queste informazioni non essendo noi ristoratori, non abbiamo accesso, ma ovviamente saremo felici di integrare il pezzo se le piattaforme citate vorranno darcene informazione.

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Federico S. Bellanca
Federico Silvio Bellanca, nato l’ultima settimana del 1989 a Fiesole, reputa se stesso la risposta alla domanda di Raf “cosa resterà di questi anni 80”, e si crede simpatico ogni volta che fa questa battuta. Specialista in Marketing del settore Beverage, ha lavorato in quest'ambito per alcuni anni (soprattutto sul mercato francese), per poi passare a ruoli di responsabilità nelle vendite in diverse aziende spaziando dal vino alla birra fino ai prodotti food. Stregato dal fascino del giornalismo ha cominciato a scrivere per riviste tecniche nel 2015, prima su GDOnews e successivamente su Beverfood.com. A fine 2017 inizia a scrivere su il Forchettiere per raccontare la passione di tutti i protagonisti della ristorazione incontrati mentre cercava dati di mercato e trend di marketing. Ama i cocktail in cui gli ingredienti sono creati del bartender, i ristoranti che non fanno razzismo regionale nei vini e tutto quello che viene servito crudo o quasi. Odia i sorrisi forzati nelle foto , gli appassionati morbosi di un singolo prodotto e scrivere di se stesso in terza persona nelle biografie perché non riesce a farlo troppo seriamente…

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