Sgominata una distilleria clandestina nei pressi di Prato, che in perfetto stile moonshine produceva liquori e distillati senza alcuna autorizzazione

Anni ’20, musica jazz nell’aria, acconciature d’antan e vaghi sentori di proibizionismo. Eppure no, una volta tanto non ci riferiamo a un nuovo SpeakEasy, né alla chiusura forzata dei locali a causa del Covid19: questa è la storia di una distilleria clandestina nascosta nei pressi di Prato, che in perfetto stile moonshine produceva senza alcuna autorizzazione liquori e distillati.

È notizia di qualche settimana fa infatti l’arresto di tre cittadini cinesi – rispettivamente di 53, 36 e 35 anni – colti in fragrante mentre erano intenti nella loro attività di produzione di alcolici. Una vera e propria distilleria per la produzione di un superalcolico ricavato dalla lavorazione delle foglie di riso, venduto poi all’interno della comunità asiatica della città.  I carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile gli hanno individuati non a seguito di qualche soffiata, ma bensì a causa del forte odore di alcool proveniente da un’area rurale.

La “distilleria” era stata ricavata in un piccolo capanno, dove erano stati allestiti tini, alambicchi, cappe, sia in metallo che in muratura. Al momento dell’arresto erano pronti per essere venduti decine di litri di liquore. Oltre al reato di fabbricazione clandestina di alcol e di bevande alcoliche, i tre cinesi dovranno rispondere anche dell’illecito di deposito incontrollato di rifiuti  previsto quale reato dal testo unico sull’ambiente. Il consistente quantitativo di rifiuti di produzione era scaricato illegalmente e senza protezione in un campo vicino, con l’ovvio rischio di contaminazione del sottosuolo e della falda acquifera.

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Federico S. Bellanca
Federico Silvio Bellanca, nato l’ultima settimana del 1989 a Fiesole, reputa se stesso la risposta alla domanda di Raf “cosa resterà di questi anni 80”, e si crede simpatico ogni volta che fa questa battuta. Specialista in Marketing del settore Beverage, ha lavorato in quest'ambito per alcuni anni (soprattutto sul mercato francese), per poi passare a ruoli di responsabilità nelle vendite in diverse aziende spaziando dal vino alla birra fino ai prodotti food. Stregato dal fascino del giornalismo ha cominciato a scrivere per riviste tecniche nel 2015, prima su GDOnews e successivamente su Beverfood.com. A fine 2017 inizia a scrivere su il Forchettiere per raccontare la passione di tutti i protagonisti della ristorazione incontrati mentre cercava dati di mercato e trend di marketing. Ama i cocktail in cui gli ingredienti sono creati del bartender, i ristoranti che non fanno razzismo regionale nei vini e tutto quello che viene servito crudo o quasi. Odia i sorrisi forzati nelle foto , gli appassionati morbosi di un singolo prodotto e scrivere di se stesso in terza persona nelle biografie perché non riesce a farlo troppo seriamente…

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