Il Dome – il cocktail bar in via il Prato, a Firenze – si prepara al salto di qualità e ad entrare nell’olimpo dei locali cittadini, grazie a una nuova cocktail list e la partecipazione alla Florence Cocktail Week

Diventare grandi le volte può spaventare un po’, perché significa prendersi responsabilità, mettersi in gioco ed uscire dalla propria comfort zone esponendosi agli apprezzamenti tanto quanto alle critiche. Questo ragionamento vale sia per le persone sia per i locali, i quali nascono con una loro identità all’apertura,  e spesso rinunciano ad evolversi proprio per non perdere quello che è già stato conquistato.

 dome cocktail bar firenze

Ci sono cocktail bar che potrebbero cullarsi per sempre in una dolce adolescenza, senza impegni e senza sfide, vivendo grazie ad una clientela cangiante ma continua di ragazzi giovani, tanto affascinati dal posto quanto inesperti nella scelta. Per nostra fortuna, la sfida di crescere non è solo spaventosa, ma altrettanto (se non di più) stimolante, e portare l’offerta al livello successivo, anche se comporta molto lavoro, può finalmente servire ad accendere i riflettori su realtà meritorie ma forse fino ad oggi troppo targettizzate per fascia d’età.


La nuova cocktail list (e il conseguente cambio di menù) del Dome a Firenze risulta estremamente interessante proprio per questo motivo. Dietro al cambio di proposta c’è la volontà di una proprietà e di una brigata che vuole definitivamente staccarsi dall’immaginario del passato di locale rivolto principalmente ad un pubblico giovane, e proiettarsi nell’olimpo dei locali del “bere bene” fiorentino. Che la direzione fosse stata presa in realtà era già chiaro da un po’ di tempo per chi frequenta il locale abitualmente, e già nei menù precedenti l’alto tasso di signature aveva il sapore di una lunga rincorsa finalizzata al salto. Salto che è finalmente arrivato, e lo si percepisce in maniera evidente nella parte conclusiva del menù, denominata “Experience”.

 dome cocktail bar firenze

Lo scopo di questa carta nella carta è di giocare con i sensi e reinterpretare il concetto di cocktail, grazie ad un mix tra nuovi gusti e un servizio inusuale. Un modo (anche visuale) per avvicinare i giovani a una miscelazione più complessa, coinvolgendo anche la parte più esperienziale, tanto quanto per portare gli amanti dei cocktail cittadini a provare il nuovo Dome. Per rimanere in linea con l’idea di creare cultura più che vendere drink, i cocktail di questa sezione non sono presentati come un elenco di ingredienti, ma descritti. Ad esempio il Picasso lo si trova come segue:

picasso dome cocktail bar firenze

“Se ti senti un’artista è il drink giusto: tre cioccolati da spennellare per esaltare un blend di rum perfetto: venezuela e haiti che ispirano un tiki dalle note asiatiche, arricchite dalla ricchezza del mango indiano e dall’acidità del lime e dello yuzu giapponese”. L’evoluzione del locale all’insegna della qualità non pare essere passata inosservata, tant’è che Dome da quest’anno fa parte della ristretta élite dei locali partecipanti a Florence Cocktail Week. Un’ulteriore prova di maturità per il locale di via Il Prato, che pare non aver nessuna paura di crescere e diventare grande, affrontando una sfida dopo l’altra.

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ci manco da un po', dovrei farci un salto
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Federico Bellanca
Federico Silvio Bellanca, nato l’ultima settimana del 1989 a Fiesole, reputa se stesso la risposta alla domanda di Raf “cosa resterà di questi anni 80”, e si crede simpatico ogni volta che fa questa battuta. Specialista in Marketing del settore Beverage, ha lavorato in quest'ambito per alcuni anni (soprattutto sul mercato francese), per poi passare a ruoli di responsabilità nelle vendite in diverse aziende spaziando dal vino alla birra fino ai prodotti food. Stregato dal fascino del giornalismo ha cominciato a scrivere per riviste tecniche nel 2015, prima su GDOnews e successivamente su Beverfood.com. A fine 2017 inizia a scrivere su il Forchettiere per raccontare la passione di tutti i protagonisti della ristorazione incontrati mentre cercava dati di mercato e trend di marketing. Ama i cocktail in cui gli ingredienti sono creati del bartender, i ristoranti che non fanno razzismo regionale nei vini e tutto quello che viene servito crudo o quasi. Odia i sorrisi forzati nelle foto , gli appassionati morbosi di un singolo prodotto e scrivere di se stesso in terza persona nelle biografie perché non riesce a farlo troppo seriamente…