Schermata 05-2456431 alle 16.14.45

Ha il sapore di una soluzione all’italiana, di compromesso, il capitolo finale della querelle sul Festival del Gelato. Come noto, doveva durare dieci giorni (dal 17 al 26 maggio), poi il sindaco Matteo Renzi l’ha ridotto motu proprio a tre. Quindi stamattina teoricamente gli stand avrebbero dovuto scomparire dalle piazze cittadine, ma così non è stato. In piazza Santa Maria Novella, ad esempio, facevano mostra di sé il grosso vaso della Fabbri e gli stand dei gelatieri. In un angolo, l’auto della polizia municipale: scaduti i tre giorni dell’editto renziano – non raccontiamoci che va tutto bene, perché non ha alcun senso ridurre i giorni di fiera dopo che per mesi erano note, in Palazzo Vecchio, le date – ieri il sindaco avrebbe potuto sguinzagliare i vigili urbani con multe salatissime. Invece, in coerenza con l’argomento “dolce” del festival, di contravvenzioni neanche l’ombra.

Abbiamo chiesto in giro, scoprendo che alla fine è stato concesso un giorno in più. Formalmente – sottolineano alcuni rumors – si tratta di una giornata dedicata allo smontaggio e al disallestimento degli stand, in realtà il lavoro di degustazione e vendite procede a ritmi serrati. Andrà avanti fino a domattina, quando effettivamente il Festival del Gelato lascerà Firenze dopo aver concluso le operazioni di smontaggio. Il danno per gli organizzatori resta, anche se minore rispetto allo spettro della Caporetto che si andava delineando. Per l’anno prossimo le cose cambieranno, ma per quest’anno la frittata il Comune l’ha fatta.

Articolo precedenteA Pietrasanta il debutto di “Vini d’autore”
Articolo successivoCome scegliere un buon gelato artigianale: criteri, tecniche e segreti della degustazione
Marco Gemelli, classe 1978, sposato con due bimbi, giornalista professionista dal 2007, è membro della World Gourmet Society e dell'Associazione Stampa Enogastroagroalimentare Toscana. E’ stato redattore ordinario al quotidiano Il Giornale della Toscana, dove per anni si è occupato di cronaca bianca e nera, inchieste, scuola e università, economia, turismo, moda ed enogastronomia. In seno alla stessa testata è curatore dell’inserto semestrale Speciale Pitti Uomo. Oggi è un libero professionista: collabora con diverse testate – sia online che cartacee – nel settore degli eventi e delle eccellenze del territorio, in particolar modo nel campo enogastronomico. E’ coideatore del progetto “Le cene della legalità” (2013) e autore de “L’Opera a Tavola” (2014), nonchè fondatore del sito www.itrelforchettieri.it, embrione del Forchettiere.

3 COMMENTS

  1. io penso ai danni, ai contratti con gli espositori, la pianificazione pubblicitaria, i costi delle tensostrtutture, i contratti con il personale…insomma un veicolo di lavoro e incassi.
    non so di chi è la colpa, ma, sicuramente, a milano e bologna non sarebbe successo…..

  2. […] Per i palati non allenati, valutare se un gelato sia buono o meno significa essenzialmente capire se il prodotto incontra il proprio personalissimo gusto oppure no. Al massimo, qualcuno può orientare le preferenze in base alla cremosità o al gusto. Tuttavia degustare un gelato artigianale in maniera professionale – esulando dunque dalle preferenze personali – significa analizzare il contenuto della coppetta che si ha davanti secondo una serie di criteri. Alcuni di essi sono facilmente intuibili, come la congruità del colore rispetto al gusto, altri invece sono più complessi e serve dunque conoscere alcuni canoni di base. Lo abbiamo verificato oggi, in qualità di membri della giuria del concorso per il miglior gelatiere del Festival che oggi chiude i battenti a Firenze (non senza qualche polemica, che trovate qui e qui). […]

Rispondi