Finora quasi ignorata dalle guide e dalla critica, la pizzeria Piccolo Cesare di Firenze non è inferiore a tanti nomi noti dell’arte bianca cittadina. Ecco perché
Esistono locali che preparano ottime pizze, ma per qualche strano motivo non riescono a far parlare di sé al di fuori dei “circoli” del vicinato e della clientela di quartiere. Pizzerie che il pubblico più vasto e la critica (per non parlare delle guide) stentano a intercettare – con opportune eccezioni, frutto dell’unico talent scout locale – nella diffusa tendenza ad alimentare una rete già consolidata di maestri e professionisti dell’arte bianca. Nulla di male, per carità, ma è innegabile che in una città come Firenze e una regione come la Toscana – entrambe celebrate come sede di alcune delle migliori pizzerie di stampo partenopeo fuori dalla Campania – lo spazio per i nuovi talenti talvolta non sia molto ampio.
Non troppo tempo fa avevamo provato a mettere l’accento sui giovani pizzaioli promettenti di Firenze: adesso raccontiamo Piccolo Cesare, una piccola pizzeria in via Pierluigi da Palestrina, la cui selezione non sfigura a fronte di nomi ben più blasonati. Accanto ai grandi classici dell’arte bianca, con Margherita a 6,50 e Marinara a 5,50, trovano posto trovate creative come le rivisitazioni dell’Amatriciana (Pomodoro San Marzano, pecorino Dop, fiordilatte campano, pepe, cipolla di Tropea e pancetta toscana, a 11 euro) o della Carbonara (uovo disidratato grattugiato, guanciale, pecorino Dop, fiordilatte, burrata e pepe nero, a 12 euro).
Interessante anche la pizza con le polpettine fritte, oppure la “Parmigiana di melanzane” (10) e quella col “Lonzino al tartufo” (13) dove spiccano i taralli sbriciolati con mandorle e pepe, che ritroviamo anche nella pizza “Tarallo” con lo speck tirolese (11,50).
Dal canto suo, la “Caramellata” abbina cipolle di Tropea caramellate, provola, salsiccia e melanzane (11,50), mentre in base alla stagionalità Piccolo Cesare sforna pizze con cavolo nero, salamino piccante e burrata (12,50).






