Una cucina cinese (finalmente) di alta qualità, guidata da chef pechinesi con l’obiettivo di presentare specialità che si ispirano alla tradizione orientale senza però scimmiottarla. Una filosofia di cucina lontana anni luce dai “comuni” ristoranti cinesi standardizzati: è il Fulin, a Firenze. Ecco perché crediamo abbia le carte in regola per ritagliarsi uno spazio tutt’altro che marginale
 fulin firenze chinese luxury experience - il Forchettiere

Da pochi mesi ha aperto i battenti in via Orsini, là dove fino a qualche tempo prima c’era un negozio di articoli sportivi. La sfida è stata sin da subito ambiziosa: non solo creare a Firenze il primo ristorante cinese di alta qualità, ma far capire a una città abituata a conoscere la Cina gastronomica attraverso troppi luoghi comuni – dal pollo alle mandorle al manzo al bambù, dagli involtini primavera al gelato fritto – che un’altra ristorazione è possibile, e che la cucina cinese è ben altro. Su queste premesse si fonda l’avventura di Fulin, in via Orsini, il primo vero locale di cucina pechinese gourmet.

fulin firenze chinese luxury experience - il Forchettiere

Se stessimo parlando di un libro, già dal sottotitolo si evincerebbe l’intenzione sia di marcare il più possibile la differenza con i “comuni” ristoranti cinesi: quel Luxury Chinese Experience che segue il nome Fulin (“Buono auspicio”, in cinese) suona come la volontà di sgombrare il campo da ogni possibile equivoco su ciò che aspetta il cliente una volta varcata la soglia del locale. La tradizione cinese viene rispettata, ma con garbo e sobrietà, e soprattutto senza quegli scimmiottamenti – dalla scelta della musica di sottofondo all’apparecchiatura – che lo renderebbero gradevole almeno quanto per noi entrare in un ristorante italiano all’estero e sentire nell’aria le note di un mandolino o di Dean Martin che canta That’s amore.

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Insomma, bando a nuvole di drago, gelati o spaghetti fritti: la cucina del Fulin punta tutto su sapori pechinesi, piatti di foggia contemporanea che non strizzano ruffianamente l’occhio al palato italiano, lontani anni luce rispetto a quelli a cui siamo stati abituati da una ristorazione di bassa lega, standardizzata e destagionalizzata. Ecco perché ho vinto la mia ritrosia verso i ristoranti cinesi – nessun pregiudizio etnico, solo mi sembra sospettosamente inconcepibile assaggiare in ogni stagione piatti e menù identici da un estremo all’altro della penisola – e mi sono concesso l’esperienza cinese luxury in compagnia di Gianni Ugolini, fotografo di moda e di food, proprietario dell’immobile, presente insieme dei due giovani cinesi Stefano e Francesco, nati a Prato e cresciuti nel ristorante da 1000 coperti del nonno. Altra storia, rispetto ai 90 del Fulin divisi tra piano terra, il primo piano con separé in bambù e la terrazza con vista su Forte Belvedere.

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Ma veniamo alla cena: la carta, che per fortuna sta per varare un menù degustazione, è strutturata in maniera classica e presenta un’ampia scelta di portate. Iniziamo con i ravioli al vapore (in alto), i tradizionali dumplings che però qui sono realizzati a mano e vanno mangiati in rigoroso ordine di sapore crescente. Si parte con quello ai gamberi e si prosegue con le capesante, le verdure, il filetto di pesce e infine il granchio reale, servito in un impasto al nero di seppia. Ognuno ha un sapore perfettamente riconoscibile, distinto dal precedente e dal successivo, e grazie agli impasti colorati risultano accattivanti anche sul piano visivo.

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Allo stesso modo, il colore gioca un ruolo importante anche nel primo, il riso nero con capesante marinate, carne dolce e fagiolini verdi. Una versione contemporanea e gourmet del classico riso alla cantonese, dove il legame con la tradizione è dato dalla presenza degli straccetti di uovo. Semplice ma elegante anche l’impiattamento, che in genere era uno dei punti deboli del classico riso China-style italianizzato.

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Come secondo, un altro classico della cucina cinese viene rivisitato da Fulin: la tempura di gamberi, croccante e ben eseguita; il trancio di salmone, impreziosito da una crema all’arancia e cocco; in più due asparagi appena scottati e grigliati, anch’essi croccanti e opportunamente speziati. Come piccolo extra assaggiamo una zuppa di funghi inaspettatamente saporita, leggera e profumata: in genere lo si serve come antipasto, ma anche prima del dessert ha una sua gradevolezza.

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Nel pieno rispetto della logica della Luxury Experience, il cliente di Fulin non può aspettarsi prezzi da All you can eat o da ristoranti di periferia: ogni pietanza oscilla tra i 1o e i 20 euro, per un conto che – vino incluso, scelto da una carta curata dal sommelier del St. Regis che dà spazio anche ai francesi e ai classiconi italiani – si assesta intorno ai 50/55 euro.

Info:
Fulin – Luxury Chinese Experience
via Giampaolo Orsini 113, Firenze
Telefono 055 684931
info@fulin.it

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Marco Gemelli
Marco Gemelli, classe 1978, sposato con due bimbi, giornalista professionista dal 2007, è membro della World Gourmet Society e dell'Associazione Stampa Enogastroagroalimentare Toscana. E’ stato redattore ordinario al quotidiano Il Giornale della Toscana, dove per anni si è occupato di cronaca bianca e nera, inchieste, scuola e università, economia, turismo, moda ed enogastronomia. In seno alla stessa testata è curatore dell’inserto semestrale Speciale Pitti Uomo. Oggi è un libero professionista: collabora con diverse testate – sia online che cartacee – nel settore degli eventi e delle eccellenze del territorio, in particolar modo nel campo enogastronomico. E’ coideatore del progetto “Le cene della legalità” (2013) e autore de “L’Opera a Tavola” (2014), nonchè fondatore del sito www.itrelforchettieri.it, embrione del Forchettiere.

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