Al theGINday 2019, in scena domenica 8 e lunedì 9 settembre a Milano, partecipano quasi 20mila persone. Non mancheranno due etichette toscane simbolo di un modo di intendere il gin anche al di là del London Dry: Winstillery e Ginepraio

theGINday 2019

Mancano pochi giorni al theGINday 2019, che si terrà domenica 8 e lunedì 9 settembre a Milano. Nelle precedenti edizioni la manifestazione ha raccolto quasi 20mila ingressi, ma il bello deve ancora venire! Come recita il loro sito ufficiale infatti, ”sarà – ancora – l’anno del gin. Anzi, probabilmente sarà l’anno della sua definitiva consacrazione”.

Non è un mistero che negli ultimi anni si sia assistito a una vera e propria esplosione degli appassionati di questo prodotto, e anche nel nostro Paese sono sorte decine di nuove etichette, legate a storici produttori tanto quanto a microdistillatori con craft spirits di qualità. È però innegabile che la maggior parte delle attenzioni si è concentrata su una sola categoria di Gin, ovvero il London Dry. Usando una similitudine, è come appassionarsi alla birra, ma conoscere solo le Lager, senza mai provare una Stout o una IPA.

theGINday 2019

Nonostante questo sia ovviamente il punto di riferimento, è interessante approfittare di questi eventi per scoprire anche tipologie diverse di prodotto; visto che una delle regioni che eccelle da questo punto di vista è la Toscana, anche per motivi storici – dalla coltivazione del ginepro alla produzione monastica – abbiamo selezionato per due etichette di grande livello, entrambe nate nel 2019, che vogliamo consigliarvi di provare al theGINday 2019 (o alla prima occasione utile) per scoprire il mondo del Gin oltre al London Dry:

“Old Tom Gin” Winestillery, naturalmente dolce, distillato dalle uve

Partiamo con un’azienda giovane, ma che ha già all’attivo due unicità: la distilleria della famiglia Chioccioli Altadonna (l’unica attiva nel Chianti Classico) infatti distilla l’alcool necessario per i suoi prodotti partendo dalle uve invece che dai cereali, creando così un legame irripetibile con il territorio d’appartenenza.

Oltre ciò, Winestillery produce uno dei pochissimi Old Tom Gin italiani. Per chi non sapesse cos’è un Old Tom, si tratta di uno stile di Gin di grande popolarità in Inghilterra tra il XVIII e il XIX secolo caratterizzato da un gusto molto dolce. Questa caratteristica era  dovuta all’aggiunta di zucchero al distillato effettuata nel tentativo di mascherare il suo gusto pungente dovuto ai difetti della distillazione di quell’epoca. La distilleria chiantigiana però è riuscita a mantenere intatto lo stile abboccato e suadente di questo gin antico, epurandolo però dall’aggiunta di qualsiasi dolcificante. Come? Utilizzando le botaniche naturalmente dolci e che potessero conferire un corpo suadente al gin pur mantenendo intatta la sua origine toscana.

Un successo, che ha portato la bottiglia a vincere l’argento nel prestigiosissimo IWSC quest’anno, alla sua prima partecipazione.

Ginepraio Amphora: Il primo gin Navy Strength italiano

Il primo gin Navy strength italiano (una tipologia di Gin che nasce sempre in Inghilterra, pensato ad alta gradazione per essere trasportato sulle navi britanniche) si presenta con un volume alcolico di 57%, ma non fatevi spaventare!

Grazie all’invecchiamento in anfore di cocciopesto (un antico materiale romano composto da inerti lapidei e laterizi, acqua e calce idraulica) Ginepraio Navy Strenght nonostante l’elevata gradazione alcolica, mantiene perfettamente rotondità e morbidezza. Le botaniche utilizzate sono tutte rigorosamente certificate 100 % toscane e biologiche (Ginepro del Chianti, Maremma ed Aretino, rosa canina, coriandolo, angelica, buccia di arancia, limone ed elicriso). Ginepraio Navy Strenght viene lasciato riposare circa sei mesi all’ interno di anfore in cocciopesto da 370 litri circa, che grazie alla sua magnifica capacità di micro-ossigenazione smorza la sensazione alcolica al palato in favore delle botaniche.

Durante la prima presentazione londinese della bottiglia, al prestigioso bar del The Gibson, si è registrato il tutto esaurito e l’entusiasmo generale dei partecipanti.

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Federico Bellanca
Federico Silvio Bellanca, nato l’ultima settimana del 1989 a Fiesole, reputa se stesso la risposta alla domanda di Raf “cosa resterà di questi anni 80”, e si crede simpatico ogni volta che fa questa battuta. Specialista in Marketing del settore Beverage, ha lavorato in quest'ambito per alcuni anni (soprattutto sul mercato francese), per poi passare a ruoli di responsabilità nelle vendite in diverse aziende spaziando dal vino alla birra fino ai prodotti food. Stregato dal fascino del giornalismo ha cominciato a scrivere per riviste tecniche nel 2015, prima su GDOnews e successivamente su Beverfood.com. A fine 2017 inizia a scrivere su il Forchettiere per raccontare la passione di tutti i protagonisti della ristorazione incontrati mentre cercava dati di mercato e trend di marketing. Ama i cocktail in cui gli ingredienti sono creati del bartender, i ristoranti che non fanno razzismo regionale nei vini e tutto quello che viene servito crudo o quasi. Odia i sorrisi forzati nelle foto , gli appassionati morbosi di un singolo prodotto e scrivere di se stesso in terza persona nelle biografie perché non riesce a farlo troppo seriamente…