Punto di incontro tra romani e turisti, con la sua offerta multifunzionale – ristorante, caffetteria e cocktail bar – Jacopa si è imposto in questi anni come tappa imprescindibile per chi vuol scoprire Trastevere. Ne parliamo con Giordano Cioccolini

Hotel del nuovo millennio, punto di incontro tra locals e turisti, Jacopa con la sua offerta multifunzionale di ristorante, caffetteria e cocktail bar si è imposto in questi anni come tappa romana imprescindibile per chi vuol conoscere il rione Trastevere

L’iconica terrazza, proiettata sul più verace e nottambulo dei quartieri romani, offre infatti non solo la possibilità di vivere un’aperitivo all’aperto (che in questo periodo è sinonimo di maggior sicurezza) godendosi le luci del tramonto, ma anche un’esperienza di cocktail e food moderna e divertente.

Tra rivisitazioni dissacranti della cucina della capitale in chiave aperitivo (come la “Scarpetta all’Amatriciana” con guanciale di amatrice e pecorino romano, oppure il “Mini Bun”, morbido panino al latte farcito con coda alla vaccinara) e signature, il locale pare essere una delle nuove esperienze da non perdere in quest’estate.

Per capirne di più, ne abbiamo parlato con Giordano Cioccolini, barmanager del locale, che ci ha raccontato la sua filosofia di lavoro, la proposta di Jacopa, e l’amore che lui e il suo locale condividono per Transtevere.

Giordano, da quanto tempo sei a Jacopa?


Sono qui da poco meno di un anno. A Roma ho lavorato in diversi locali (The Corner, Bar del Fico, Coffee Pot) ma Trastevere è la mia vera casa: No Name, Niji Cafè, Alcazar e adesso Jacopa. Ci dev’essere una sorta di magnetismo che mi riporta sempre lì, a pochi metri dalla bottega artigiana di mio padre, dentro la quale sono cresciuto.
Parallelamente al bar ho portato avanti per un po’ la carriera di Architetto (con studio, indovina dove? In Trastevere) ma è stato sempre il bancone a dettare i ritmi della mia vita e delle mie scelte, fino a quando, cinque anni fa, ho deciso di dedicarmi interamente a questo mondo, lavorando come barman e come trainer nella prima scuola di Roma, la Flair Project. La formazione è un aspetto fondamentale, perché ti costringe a studiare costantemente, ad essere sempre aggiornato e “sul pezzo”. Crescere come docente ti fa crescere come bartender, e viceversa, in quello che definirei un circolo virtuoso.

Jacopa ha deciso di ripartire post quarantena con una proposta ancora più complessa. Ti va di raccontarci il vostro menù e la vostra proposta drink?

Eravamo consapevoli che la ripartenza e il distanziamento sociale avrebbero portato molte problematiche gestionali, ma soprattutto un diverso approccio del cliente, e nuove esigenze. Tutti vogliamo sentirci a nostro agio quando andiamo in un locale, ed è difficile se dobbiamo pensare alla mascherina, a disinfettarci le mani…Gli spazi aperti, in questa nuova condizione, diventano fondamentali ed è per questo che abbiamo deciso di rinnovare e potenziare il nostro fiore all’occhiello, lo splendido Rooftop con vista praticamente a 360 gradi sulle zone più belle di Roma.

Una proposta cocktail studiata, che va di pari passo con un’offerta gastronomica moderna e divertente…

Jacopa si è sempre contraddistinta per scelte audaci e innovative. In questo nuovo menù abbiamo voluto dare concretezza, con un offerta accattivante, ben ragionata negli abbinamenti e molto fruibile, senza allontanarci da quelli che sono i nostri capisaldi: l’importanza della materia prima e della tradizione. E stando ai numeri, e alla soddisfazione degli ospiti, possiamo dire di aver fatto un gran lavoro. La cocktail list, a parte una selezione di “signature” che riflettono bene la nostra identità, è costruita su grandi classici per lo più dimenticati (suddivisi per epoca storica, dal 1800 ad oggi) giocando sul concetto di “riscoperta”, che significa memoria, evocazione, ma non solo: può trattarsi di un classico, o di un cocktail originale, ma se lo sto assaggiando per la prima volta, che differenza fa? L’emozione è comunque nuova, e iniziatica.

Quali sono i progetti per il futuro del locale?


Il Brunch domenicale è già un appuntamento fisso. Per la sera avevamo degli eventi in calendario ma, come puoi immaginare, l’emergenza in corso ci ha costretto a rimettere in ordine le priorità, e a rinunciare a qualche progetto, che speriamo di concretizzare a settembre. L’obbiettivo è quello di tenere aperto il roof più a lungo possibile, complice anche il clima Romano, che regala temperature miti e tramonti incantevoli fino a ottobre inoltrato (e anche di più, a volte).


Dopo l’estate Jacopa si trasforma: cambiano gli spazi (la sala al piano terra è raccolta, molto intima) e la cucina segue il ritmo delle stagioni, come pure il bar. Da Novembre a Marzo abbiamo in programma degustazioni e cene in abbinamento con cocktail e distillati (formule già sperimentate con successo lo scorso anno) ma anche eventi formativi e di avvicinamento ai vini. Siamo un punto di riferimento a Roma per gli amanti del buon bere e della buona cucina, l’obbiettivo è di consolidare i risultati ottenuti e conseguirne di nuovi.

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Federico S. Bellanca
Federico Silvio Bellanca, nato l’ultima settimana del 1989 a Fiesole, reputa se stesso la risposta alla domanda di Raf “cosa resterà di questi anni 80”, e si crede simpatico ogni volta che fa questa battuta. Specialista in Marketing del settore Beverage, ha lavorato in quest'ambito per alcuni anni (soprattutto sul mercato francese), per poi passare a ruoli di responsabilità nelle vendite in diverse aziende spaziando dal vino alla birra fino ai prodotti food. Stregato dal fascino del giornalismo ha cominciato a scrivere per riviste tecniche nel 2015, prima su GDOnews e successivamente su Beverfood.com. A fine 2017 inizia a scrivere su il Forchettiere per raccontare la passione di tutti i protagonisti della ristorazione incontrati mentre cercava dati di mercato e trend di marketing. Ama i cocktail in cui gli ingredienti sono creati del bartender, i ristoranti che non fanno razzismo regionale nei vini e tutto quello che viene servito crudo o quasi. Odia i sorrisi forzati nelle foto , gli appassionati morbosi di un singolo prodotto e scrivere di se stesso in terza persona nelle biografie perché non riesce a farlo troppo seriamente…

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