giovedì 16 Luglio 2026
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Grosjean Vins, quattro secoli di passione tra le montagne della Valle d’Aosta

Tra viticoltura eroica, biologico e tradizione familiare, la cantina valdostana Grosjean continua a raccontare il territorio alpino attraverso vini di grande identità e autenticità.

Dal Seicento a oggi, la famiglia Grosjean rappresenta una delle realtà simbolo dell’enologia valdostana. Una storia fatta di tradizione, innovazione e soprattutto di un profondo legame con il territorio, tramandato di generazione in generazione tra i vigneti “estremi” della Valle d’Aosta. A rendere unica l’identità di Grosjean Vins non è soltanto la qualità dei suoi vini, ma il forte “fattore umano”: l’amore autentico per la terra e per il lavoro in vigna che da sempre accompagna ogni scelta della famiglia. Oggi l’azienda è guidata dalla terza generazione dell’era moderna – Hervé, Didier, Simon e Marco – che continuano il percorso avviato dai loro predecessori con uno sguardo rivolto al futuro.

La svolta decisiva arriva negli anni Sessanta grazie a nonno Dauphin, figura centrale nella storia aziendale: è lui a credere fino in fondo nella viticoltura valdostana, investendo completamente nell’attività e iniziando a imbottigliare il proprio Ciliegiolo, presentato con successo alla “Exposition des Vins du Val d’Aoste” nel 1968. Negli anni successivi i figli Vincent, Giorgio, Marco, Fernando ed Eraldo consolidano e sviluppano l’azienda, specializzandosi nei diversi ambiti produttivi.

A partire dal 1980, l’approfondimento delle conoscenze enologiche e il perfezionamento delle tecniche agronomiche accelerano ulteriormente la crescita della cantina, valorizzando territori fino ad allora incolti, come la celebre Vigna Rovettaz, oggi considerata uno dei cru più importanti della regione. Il percorso di crescita continua nel 2000 con la costruzione di una nuova cantina, progettata per accogliere una produzione sempre più ampia e i primi visitatori. Nel 2015 la struttura viene ulteriormente ampliata per sostenere una produzione arrivata a 140mila bottiglie e per creare spazi dedicati alle degustazioni, sempre più richieste dagli appassionati.

Nel 2022 Grosjean Vins compie un altro importante passo avanti con l’acquisizione di quattro nuovi appezzamenti, aumentando la superficie vitata di circa 180 mila metri quadrati. Tra i momenti più significativi della storia recente dell’azienda c’è sicuramente il 2011, anno in cui Grosjean Vins diventa la prima cantina della Valle d’Aosta a convertire i propri vigneti al metodo biologico, anticipando di oltre un decennio molte altre realtà regionali. “Una scelta – spiega Hervé Grosjean – nata dalla volontà di preservare un ambiente montano tanto severo quanto generoso, dove vento, sole e forti escursioni termiche contribuiscono naturalmente alla salute delle vigne”.

Coltivare la vite in Valle d’Aosta significa praticare una vera e propria viticoltura eroica. I vigneti della famiglia Grosjean si trovano tra i 500 e i 900 metri di altitudine, spesso su pendii terrazzati che raggiungono pendenze dell’80%. Qui il lavoro richiede un impegno straordinario: fino a 700-800 ore per ettaro, contro le circa 150 necessarie mediamente in un vigneto italiano. Le lavorazioni tradizionali vengono affiancate da tecniche di agricoltura di precisione, come l’irrigazione goccia a goccia, per garantire grappoli sani e di altissima qualità.

Anche in cantina la filosofia produttiva segue un principio chiaro: intervenire il meno possibile per accompagnare i processi naturali. Le fermentazioni vengono favorite e controllate attraverso i lieviti naturalmente presenti sulle uve, ricorrendo a lieviti selezionati solo quando necessario. La reintroduzione della follatura al posto del rimontaggio consente inoltre di ottenere vini più fini, eleganti e leggeri, limitando l’uso della solforosa. Per gli affinamenti più lunghi, Grosjean adotta uno stile ispirato alla Borgogna, utilizzando piccole botti di rovere capaci di valorizzare al meglio freschezza e complessità aromatica.

Nonostante sia la regione vitivinicola più piccola d’Italia, la Valle d’Aosta custodisce un patrimonio enologico straordinario, con quasi venti varietà autoctone. La famiglia Grosjean ne coltiva ben undici: Petite Arvine, Premetta, Gamay, Cornalin, Nebbiolo-Picotendro, Neyret, Fumin, Muscat, Chardonnay, Pinot Noir e Petit Rouge. I 21 vini prodotti raccontano il territorio attraverso piccole produzioni di forte identità familiare e territoriale. La linea biologica, composta da otto etichette, esprime l’impegno dell’azienda verso la sostenibilità e la tutela del fragile ecosistema alpino. La linea classica, invece, attraversa stili e territori diversi: dai vini ispirati alla Borgogna fino alle espressioni più rare e autoctone della regione, caratterizzate da freschezza, mineralità ed estrema bevibilità.

Negli ultimi anni Grosjean Vins ha fatto il suo ingresso anche nel mondo delle bollicine, con quattro etichette che comprendono due Metodo Classico, uno Charmat-Martinotti e un Ancestrale, completando così una gamma sempre più ampia e articolata. Accanto alle produzioni tradizionali trovano spazio anche le “chicche” di famiglia: edizioni limitate da 500 a 1.300 bottiglie dedicate a particolari annate o alla memoria della famiglia Grosjean-Le Frères.

La nuova generazione guarda avanti con entusiasmo e spirito innovativo. Tra i progetti in fase di sviluppo spiccano la vinificazione di uve Nebbiolo raccolte nel comune di Quart per la produzione di un nuovo Clairet – uno dei vini più storici e identitari della Valle d’Aosta – e la realizzazione di un’area interamente dedicata al Nebbiolo-Picotendro nel cru di Donnas.

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