Provati per voi: la Limonaia di Villa Rospigliosi a Prato

Nel panorama della ristorazione pratese, la Limonaia di Villa Rospigliosi brilla come una delle stelle più luminose (anche perché la concorrenza non è moltissima). Lo chef campano Claudio Vicenzo propone una cucina elegante, territoriale e – finalmente – col giusto rapporto quantità/prezzo

limonaia di villa rospigliosi prato - il forchettiere

Abbiamo già avuto modo di sottolineare che sono pochi, i chilometri che separano Firenze e Prato. Eppure dal punto di vista gastronomico a volte sembra ci sia un abisso, che però fa risaltare ancor di più le punte di eccellenza sia dell’offerta di materie prime sia nel campo della ristorazione tout court. Una di queste è la Limonaia di Villa Rospigliosi, autentico feudo culinario dello chef Claudio Vicenzo. Della sua attenzione alle tipicità pratesi abbiamo già parlato qui, adesso invece raccontiamo la sua cucina tout court, che è sì incentrata sui prodotti della zona ma tutt’altro che Pratocentrica e local-oriented.

L’antipasto della Limonaia di Villa Rospigliosi

limonaia di villa rospigliosi (Prato) - Il Forchettiere

Lo dimostra già l’antipasto, che – così come per il resto della serata – si muove sul doppio binario tra carne e pesce. Al di là delle opzioni della carta, infatti, la Limonaia di Villa Rospigliosi offre un menù degustazione di terra (dedicato alle tradizioni pratesi, a 45 euro) e uno di mare (retaggio delle origini campane dello chef, a 55 euro). Li vediamo insieme nella foto in alto: l’antipasto di mare si articola in una composta tiepida di mare e ostriche fritte – interessanti per chi ama il genere – mentre quello di carne è un tris formato da petto d’anatra marinato, il mini-hamburger con fegatino e il classico sedano alla pratese, con la mortadella locale. Il tutto in porzioni tutt’altro che esigue, per la gioia di chi vuol divertire il palato senza rinunciare alla soddisfazione dello stomaco.

I primi della Limonaia di Villa Rospigliosi

limonaia di villa rospigliosi (Prato) - Il Forchettiere

Il primo di carne (in alto) è un bis: da un lato la pappardella al ragù di papero, dall’altro i fagottini alle erbe ripieni di uovo di quaglia, con asparagi e una fonduta di formaggio. Un giusto compromesso tra una cucina più tradizionale e una proposta più innovativa. In quanto al pesce (in basso), i primi piatti di chef Claudio Vicenzo sono linguine con capesante leggermente piccanti e tortellini con una delicatissima crema di aglio nero.

limonaia di villa rospigliosi (Prato) - Il Forchettiere

I secondi della Limonaia di Villa Rospigliosi

limonaia di villa rospigliosi (Prato) - Il Forchettiere

E veniamo ai secondi, dove la mano dello chef regala proposte interessanti sia per la carne che per il pesce: nel primo caso (in alto) il piatto – abbondante, in verità – assemblea costolette agli aromi, asparagi avvolti nel lardo e la “macchiaiola” cotta a bassa temperatura con il suo sugo di cottura e mandorle. Anche qui la gratificazione del palato c’è tutta, il difficile casomai è arrivare fino in fondo. Così come per la carne, allo stesso modo il secondo piatto di pesce della Limonaia di Villa Rospigliosi (in basso) è formato da diverse proposte: nello specifico, una tagliata di tonno – cotta al punto giusto – su tartare di verdure miste e un cubo di branzino con zucchine e crema di carote all’arancia.

limonaia di villa rospigliosi (Prato) - Il Forchettiere

I dolci della Limonaia di Villa Rospigliosi

limonaia di villa rospigliosi (Prato) - Il Forchettiere

Il dolce, infine, non tradisce le aspettative restando sullo stesso filone delle portate precedenti. Non certo per il dualismo carne-pesce, ma per l’abbondanza delle porzioni, la cura per i particolari, la goduriosità dell’esito e i richiami al mondo locale. C’è infatti una mousse all’alechermes che ricorda la mortadella di Prato, una crema di mango e meringa all’italiana – bella a vedersi ma che sprigiona il meglio di sé una volta in bocca – e un “divertissement” sul tema del cioccolato bianco, con un dolce in tre consistenze.

L’ambiente della Limonaia di Villa Rospigliosi

limonaia

Croce e delizia della struttura è proprio la location, cui si accede passando attraverso due filari di cipressi che ti fanno dimenticare di essere praticamente dentro Prato: all’interno il ristorante è un open space dove la sufficiente distanza tra i tavoli riesce a garantire quella privacy mai abbastanza rimpianta in ristoranti di un certo livello, e dove la scelta musicale in filodiffusione consente di chiacchierare con un sottofondo gradevole e mai eccessivo; fuori invece il giardino all’italiana e le piante di limone consentono una rilassante passeggiata post-cena. Una ricercatezza, nel complesso, che i gourmet più scafati apprezzano senza dubbio ma che – specie a chi non è mai stato al ristorante – può sembrare segnale di una serata destinata a concludersi con un conto eccessivo. Nulla di più sbagliato.

Marco Gemelli

Marco Gemelli

Marco Gemelli, classe 1978, sposato con due bimbi, giornalista professionista dal 2007, è membro della World Gourmet Society e dell'Associazione Stampa Enogastroagroalimentare Toscana. E’ stato redattore ordinario al quotidiano Il Giornale della Toscana, dove per anni si è occupato di cronaca bianca e nera, inchieste, scuola e università, economia, turismo, moda ed enogastronomia. In seno alla stessa testata è curatore dell’inserto semestrale Speciale Pitti Uomo. Oggi è un libero professionista: collabora con diverse testate – sia online che cartacee – nel settore degli eventi e delle eccellenze del territorio, in particolar modo nel campo enogastronomico. E’ coideatore del progetto “Le cene della legalità” (2013) e autore de “L’Opera a Tavola” (2014), nonchè fondatore del sito www.ilforchettiere.it, embrione del Forchettiere.

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