foto di Luca Managlia
Nell’universo sempre in movimento della cucina internazionale non è sempre facile trovare locali che sposino un’idea e un’ispirazione non aderenti a una singola realtà territoriale – ad esempio Haveli per l’India o Sevi per il Perù – e talvolta si incontrano strutture che guardano a un’intera area geografica. Nel caso di Mezè, di cui avevamo accennato qui annunciandone l’apertura, il bacino è quello mediterraneo.

Non è un caso che per il tapas bistrot in via Lamberti, all’interno dell’hotel Calimala, lo stesso nome Mezè sia preso in prestito per individuare il termine usato nell’area tra Turchia e Grecia per identificare proprio le tapas e il cibo conviviale e l’idea di una pluralità di assaggi. Se a pranzo la cucina è più legata a piatti d’influenza mediterranea, a cena i tre differenti menù – di mare, di terra e vegetariano – si allargano a piatti più complessi, ma sempre caratterizzati da uno stile fusion che abbraccia Paesi dalla Francia al Giappone.

A realizzarli è la giovane chef israeliana Hilla Attar, da cinque anni in Italia, con esperienza maturata tra i fornelli di Firenze e Genova, ed uno stage dal guru della macelleria, il poeta Dario Cecchini. A lei il compito di portare in tavola piatti che rappresentino non soltanto la tradizione israeliana, ma quella dell’intero bacino mediterraneo.

Il manifesto della cucina di Mezè è proprio il piatto che dà il nome al locale, ossia un panino al latte homemade con semi di sesamo bianchi e neri, cui si accompagnano sei diverse salse: non mancano la tzatziki greca, quella con aglio confit e aceto balsamico di Modena, quella di peperoni rossi, una più piccante con peperoni verdi ed erbe (coriandolo, menta, prezzemolo), la crema di melanzane bruciate con polvere di bucce e infine il ‘labneh’ (“libanese”) con olio Evo e sale.

Nel menù lunch di Mezè da assaggiare è poi il Qubbah, una sorta di dumpling in due versioni: da un lato quella con carne di manzo macinata, dall’altro – ed è secondo noi la variante più interessante – quella con cavolfiore, porro e cipolla, cotti su olio speziato e avvolti su pasta bulgur prima di essere fritti.

Se si conosce un minimo il patrimonio cultural-gastronomico di quel territorio, inoltre, non ci sarà da stupirsi nel trovare in carta la Schnitzel, la cotoletta di pollo con pangrattato al latte accompagnata da purè di patate. Sì, è anche un piatto mitteleuropeo, ma la versione israeliana della ricetta (mutuata proprio dalle migrazioni del popolo ebraico) prevede l’uso del pollo anziché del vitello o del maiale con cui è invece diffusa tra Austria e Germania.

Insieme agli ormai “classici” contemporanei come burger, tataki di tonno e Caesar Salad, un altro piatto che colpisce sono i Fegatini e cuori di pollo, sfumati su vino bianco e serviti con cipolle caramellate e brodo di manzo. Anch’essi “chiamano” il purè di patate come contorno.

Se l’esperienza culinaria al Mezè inizia con l’alternanza del bianco e nero dei semi di sesamo, la stessa bicromia è alla base dell’atto finale, il dessert a base di sesamo e caffè. Una mousse fredda di sesamo viene servita con un crumble al caffè e cioccolato. In alternativa c’è il Cream Bo (in basso), una base di biscotto con interno di meringa e all’esterno cioccolato 50% più un tocco di oro alimentare.

Non ha pretese da fine dining, ma sicuramente Mezè è una piacevole alternativa sia alla cucina locale che ai numerosi ristoranti fusion in città. Gli amanti dei cocktail vi trovano pane (pardon, drink) per i propri denti, con una particolare attenzione alle bevute smokey, mentre gli appassionati di vino hanno a disposizione una carta con bottiglie provenienti da tutto il mondo.

