venerdì 9 Ottobre 2026
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In Mugello nasce ‘Villa di Corte’, Pinot Nero figlio del cambiamento climatico

Da terra di patate e seminativi a nuova frontiera della viticoltura toscana: i Marchesi Frescobaldi lanciano 5mila bottiglie prodotte a Luco di Mugello. L'enologo Niccolò d'Afflitto: «All'inizio non volevo piantarlo, poi ho dovuto dare ragione a Lamberto».

Non è il primo produttore ad aver impiantato il Pinot Nero in Mugello – pensiamo al precursore Paolo Cerrini del “Rio” o Frascole, Podere Fortuna, Bacco del Monte e Fattoria di Cortevecchia – ma di certo è il nome più illustre a scegliere di puntare su un vitigno storicamente non legato al territorio toscano. È il cambiamento climatico ad aver portato i Marchesi Frescobaldi a scommettere strategicamente su un nuovo Pinot nero, “Villa di Corte” Toscana IGT, prodotto nelle vigne di Luco di Mugello sotto l’egida dell’enologo Niccolò d’Afflitto, che ha riconosciuto come il Mugello sia ormai diventato una terra adatta per questa coltivazione.

“Con il cambiamento del clima – ha sottolineato l’enologo alla Fattoria di Corte, proprietà Frescobaldi fin dal ‘700 – il Mugello, che era una zona da patate o da seminativi, diventa di appeal anche per la viticoltura. Poi c’è il lago di Bilancino, che è un lago grande e la cui acqua è una forma di accumulo di temperatura e mitiga il freddo e il caldo”. Magari non si può (ancora) parlare di “tropicalizzazione” delle colture, ma di certo se un brand come Frescobaldi orienta le proprie scelte sull’onda lunga del cambiamento climatico, è un segnale per tutto il comparto.

Niccolo d’Afflitto ha ricordato l’origine della decisione, e svelato che all’inizio l’idea era di piantare anche il Pinot nero come base per lo spumante, al termine di un braccio di ferro con il presidente Lamberto Frescobaldi. “Io non lo volevo piantare, lui invece sì”. La gradazione come base spumante era però troppo alta, quindi il Pinot nero è stato vinificato e “dimenticato” in cantina. “Nelle nostre cantine – ha proseguito l’enologo – durante la vendemmia abbiamo stagisti che arrivano da tutte le parti d’Italia e del mondo. Quell’anno con noi c’era un ragazzo francese che aveva già fatto con me una vendemmia in Oregon: mi disse che secondo lui quel Pinot nero dimenticato in un cassetto era buonissimo. L’ho assaggiato e ho scoperto un Pinot nero dalla personalità fortissima, e ho dovuto fare mea culpa con Lamberto. Il Mugello – ha concluso – è un’enclave pedoclimatica molto particolare, circondata da montagne ma senza escursioni termiche troppo violente. Fa un po’ più freddo che nel resto della Toscana e per quello si riesce a coltivare il Pinot nero”.

La produzione di “Villa di Corte” Toscana IGT è stimata tra le 4mila e le 5mila bottiglie, destinate soprattutto al mercato del territorio. “Vendere questo vino – ha spiegato – senza sapere cosa è il Mugello è impossibile”. Il Pinot Nero viene lavorato valorizzando la finezza del frutto: la maturazione avviene per 8 mesi in barriques di rovere francese. Nel calice il vino si presenta di un colore rosso rubino brillante con luminosi riflessi granato, al naso offre un bouquet verticale e nitido di piccoli frutti rossi – lampone, fragolina di bosco e ribes – arricchito da eleganti sfumature floreali. Al palato è fresco, dinamico ed equilibrato, sorretto da una trama tannica sottile e da un finale persistente di spiccata eleganza.

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Marco Gemelli
Marco Gemelli
Marco Gemelli, classe ’78, giornalista professionista dal 2007. Dopo anni come redattore ordinario al quotidiano Il Giornale della Toscana, dove si è occupato di cronaca bianca e nera, inchieste, scuola e università, economia, turismo, moda ed enogastronomia, è passato alla libera professione. Oggi collabora con diverse testate online e cartacee, tra cui Il Giornale, Wine & Travel, Food & Wine. È membro della World Gourmet Society, nonché corrispondente italiano per Lust Auf Italien.

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