venerdì 11 Settembre 2026
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Osteria del Cinghiale bianco e Osteria del Pavone, metafora della mentalità fiorentina

Due locali diversi, destinati a non incontrarsi mai, ma uniti da un passaggio segreto che congiunge le due cucine: sono l’Osteria del Cinghiale bianco e l’Osteria del Pavone, emblema delle due anime da sempre presenti nei toscani

Osteria del Cinghiale bianco e Osteria del Pavone, metafora della mentalità fiorentina

Due anime sono da sempre presenti in noi toscani, una sociale e socievole, passionale e calda, fiera e generosa. Un’altra, molto più personale, quasi intima. È la parte che il turista non intravede mai e che fa parte di quel patrimonio delicato di cultura che ogni fiorentino porta racchiuso in se stesso e che gli deriva dal privilegio acquisito dalla nascita di vivere in una città che è un monumento all’ingegno umano. Una dualità antica, di cui ci parla già un fiorentino eccellente come Machiavelli nelle sue lettere del 1513 durante l’esilio Sancascianese, dove racconta le sue giornate, che passano tra il pomeriggio all’osteria dove  “con chi trovo gioco a carte, imbroglio per un quattrino e litighiamo e urliamo al punto che ci sentono fino a San Casciano” mentre la sera  si rifugia nel mondo della letteratura, dove si sente immerge in un dialogo con gli antichi tramite i loro scritti  “nelle antique corti delli antichi huomini, dove, da loro ricevuto amorevolmente, mi pasco di quel cibo che solum è mio e ch’io nacqui per lui”, un dialogo personale con Livio, Cicerone, Sallustio. Ma per assurdo la miglior metafora, o almeno la più attuale, che mi sia mai capitato di vedere di questa anima da Giano dei fiorentini è un ristorante. Anzi, due.

Osteria del Cinghiale bianco e Osteria del Pavone, metafora della mentalità fiorentina

Il primo è un’istituzione fiorentina, ovvero l’Osteria del Cinghiale bianco, situata al piano terra di una antica torre trecentesca di Borgo San Jacopo, e che da più di trent’anni  si vanta di essere una “trattoria efficiente e divertente” frequentata da clienti di ogni età e provenienza.

Osteria del Cinghiale bianco e Osteria del Pavone, metafora della mentalità fiorentina

L’altro invece è un ristorante intimo e nascosto, che può vantare uno dei migliori cocktail bar della città e si chiama Osteria del Pavone. Collocato in via del Pavone – vi sfido a dirmi dove si trova questa strada – propone una cucina gourmet in un ambiente raffinato e personale al tempo stesso. Una grandissima attenzione viene posta anche nella ricerca dei vini, e in carta potrete trovare delle vere e proprie rarità.

Osteria del Cinghiale bianco e Osteria del Pavone, metafora della mentalità fiorentina

Il fiore all’occhiello però è il cocktail bar, che sembra sradicato dal cuore di un hotel 5 stelle per essere depositato all’ingresso dell’osteria. Bere al bancone è un’esperienza intima e personale, soprattutto grazie alla presenza di Silvano Evangelista. Nonostante si tratti di uno dei soci fondatori di ABI Professional e del campione italiano Aibes 2008, parla con ogni cliente con ugual rispetto e disponibilità, come se avesse la missione di diffondere il verbo del buon bere miscelato.

Osteria del Cinghiale bianco e Osteria del Pavone, metafora della mentalità fiorentina

Tornando al paragone con Giano, proprio come la divinità bifronte greca questi due ristoranti non si incontrano mai, anzi, sono in due vie diverse e ci vogliono un paio di minuti a piedi per andare da un ingresso all’altro. Tuttavia i due locali sono segretamente collegati attraverso le (due, diverse e separate) cucine. Un passaggio segreto che se siete fortunati e abbastanza audaci da chiederlo, potrete attraversare, e che vi porterà dall’intimità pensierosa della Osteria del Pavone all’allegria contagiosa del Cinghiale, compiendo un piccolo viaggio machiavellico alla scoperta della dualità umana.

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