L’Umbria della pizza non è più una parentesi di provincia, ma una realtà sempre più inserita nel mosaico nazionale. Lo certifica la nuova edizione della Guida alle Pizzerie d’Italia 2026 del Gambero Rosso, che assegna complessivamente 17 riconoscimenti regionali. Non solo, tre delle insegne entrano direttamente con due spicchi, un fatto non banale in un contesto in cui solitamente la scalata è graduale. Segno che il movimento umbro sta maturando e lo fa con sorprendente velocità.
A guidare la pattuglia resta Meunier Champagne & Pizza, che si conferma con i Tre Spicchi. È una conferma attesa, infatti l’accoppiata tra pizza e bollicine d’autore ha conquistato negli ultimi anni un pubblico sempre più vasto, portando una proposta raffinata in un territorio che finora non aveva avuto grandi punte di diamante in questo segmento. Meunier resta un riferimento che dà valore non solo a Perugia ma all’intera regione.
Più interessante, però, è osservare il gruppo dei Due Spicchi, perché è qui che si misura davvero la vitalità del settore. La guida registra una serie di conferme, ma anche avanzamenti e novità di rilievo. Ad Avigliano Umbro (TR) resiste La Posta, presidio solido che consolida il proprio percorso. A Bevagna si registra un doppio segnale positivo: La Chiacchiera guadagna un gradino rispetto al 2025 passando a due spicchi, mentre Il Vicoletto del Gusto mantiene saldamente la sua posizione. È un messaggio chiaro: la cittadina medievale è ormai una tappa obbligata per gli amanti della pizza di qualità.
Anche Orvieto si difende bene con Claudio Alvicolo, mentre a Perugia la scena è quanto mai effervescente. Qui si distinguono Da Andrea Pizza Contemporanea, Filo d’Olio, Officine Bartolini, Pompei e soprattutto Marghereat, che quest’anno compie un passo avanti conquistando uno spicchio in più. Non va sottovalutata la crescita di questo progetto, capace di combinare ricerca sugli impasti e una proposta accessibile rispetto ad altri locali cittadini. Interessante anche la seconda sede: Marghereat Lab. Nella stessa Perugia si affaccia anche Verace, che mantiene uno spicchio e completa un panorama variegato e competitivo.

A Terni la fotografia è duplice: da un lato Nascostoposto, ormai realtà consolidata, dall’altro Salefino Ristocafé, che al debutto ottiene subito due spicchi. Un ingresso che racconta bene la voglia di sperimentare e la qualità della nuova generazione di pizzaioli ternani. Sempre tra le new entry spicca Per Colpa di Eva a Santa Maria degli Angeli, che conquista al primo colpo i due spicchi, una rarità che certifica una proposta immediatamente convincente. A completare il quadro delle nuove insegne è Degusto a Umbertide, giovane ma già capace di farsi notare, ulteriore segnale di un’Umbria che non concentra tutto nei capoluoghi ma sa produrre eccellenze anche in centri minori.

Non va dimenticato il capitolo delle Due Rotelle, dedicate alla pizza in teglia e al taglio. Qui spiccano il Forno Pizzoni Panis et Vinum a Foligno e Pizza Krunch a Santa Maria degli Angeli, che consolidano la posizione acquisita già dal 2025. Premiati entrambi per la qualità degli impasti e delle lievitazioni. L’Umbria dunque non si limita alla pizza al piatto ma sviluppa una sensibilità più ampia, che comprende la tradizione della teglia, da sempre apprezzata nel Centro Italia.
Nel complesso, il dato che emerge è quello di una regione in crescita. I 17 riconoscimenti rappresentano un numero importante, ma ancora più significativa è la capacità di attrarre nuovi protagonisti capaci di imporsi subito a livelli alti. È un segnale di maturità del movimento, che ha trovato una strada originale; non la semplice imitazione delle scuole napoletana o romana, ma una sintesi che valorizza le materie prime locali, dall’olio al tartufo, fino ai salumi e ai formaggi umbri. Proprio questa capacità di radicarsi nel territorio senza rinunciare alla sperimentazione è ciò che rende l’Umbria oggi interessante nel panorama nazionale. A confronto con regioni simili per dimensioni, come Marche o Abruzzo, l’Umbria si dimostra più dinamica. Se le Marche restano spesso legate a modelli consolidati e l’Abruzzo fatica a emergere al di là delle eccellenze costiere, l’Umbria appare più equilibrata, con una distribuzione di insegne che non si concentra esclusivamente nei capoluoghi ma si diffonde anche nelle province. Un equilibrio che è al tempo stesso un punto di forza e un terreno fertile per future evoluzioni.

