lunedì 26 Ottobre 2026

A cena con “quei bravi ragazzi”: il futuro del vino umbro è giovane

Nelle cantine umbre c’è un bel fermento, non solo nei tini. Non passa inosservato il vociare di tanti giovani vignaioli: non solo promesse, ma già ambasciatori della viticoltura umbra

foto di Marco Montori

Arianna, Giulio, Alessandro, Sara, Giovanni e tutti gli altri sembrano già saperlo: qualsiasi volto avrà il vino umbro di domani, di certo, somiglierà un po’ ai loro. Sanno di esser giovani ma sebbene guardino con rispetto all’esperienza di chi li ha preceduti, niente in loro è risonanza di ciò che è già stato pensato, detto o fatto: sanno esser fieri, tenaci e indipendenti.

Non temono l’errore, anzi lo condividono, così come saperi e competenze, progetti e traguardi. Hanno creato un gruppo coeso e preso l’abitudine di fare rete, ritrovandosi periodicamente per raccontarsi gli uni agli altri, ricevere e dare sostegno, raccogliere le idee e confrontarsi sui rispettivi prodotti. Recentemente è stata Sara, di cantina Montecorneo 570, a ospitare tutti in una serata dedicata al Grechetto, di cui ogni giovane produttore ha proposto la propria versione.

 

A dare il via alla carrellata è stato l’Anticello 2014, il Grechetto di Cantina Cenci: la famiglia Cenci si occupa di viticoltura da oltre quattro generazioni e oggi, alla guida vece l’attento Giovanni Cenci – giovane viticoltore, nonché enologo e sommelier – che, coniugando i tratti di maggior rilievo della tradizione con una forte spinta innovatrice, ha ben delineato l’identità aziendale. Il suo è un Grechetto di grande pulizia, coinvolgente per fragranza e struttura; vivace e disinvolto.

Gli ha fatto seguito il Rigaldo, il Grechetto di Alessandro Lanterna, giovane enologo di Cantina Bettalunga. Incontrato poco più di un mese fa a Only Wine 2021, Alessandro sembra preferire che siano i suoi vini a parlare per lui; non servono d’altronde molte parole per capire che in Alessandro si armonizzano, perfettamente, dedizione e competenza. Il suo è un Grechetto maturo, avvolgente, pieno e con un piacevole accento minerale: l’invito alla beva è garantito.

È stato poi il turno del Grechetto 2019 di Arianna Placidi; qualche anno fa, dopo la laurea in Enologia e Viticoltura, si è messa a capo – a soli 24 anni – della Tenuta di famiglia e da allora produce con approccio biologico, sia da varietà autoctone che internazionali, diverse etichette. Il suo Grechetto le assomiglia: spontaneo, esuberante, vitale e fortemente comunicativo. Agilità in bottiglia.

A succedergli è stato il Grechetto – in due diverse declinazioni, Leonia e Hambre – di Sara e Federico Gallina. Montecorneo, 570 prende il nome dalla zona, a pochi chilometri da Perugia, in cui sorge la cantina e 570 è il civico di riferimento: è chiaro quindi fin da subito il legame di Sara col territorio e, nello specifico, con un luogo che ha visto sfilare ben cinque generazioni. Sara è giovane, ma oltre alle laurea in Enologia può già vantare anche esperienze all’estero; di un trascinante entusiasmo, dà caparbiamente voce al suo grande amore per il vino. Due vini espressivi, eloquenti, incisivi e di grande vigoria.

Proseguendo, è arrivato il momento di Cantina Fongoli e del suo Grechetto La Palmetta 2020. Sita sulle colline di Montefalco, la cantina è a gestione famigliare e alla sua guida troviamo i giovani Letizia e Angelo Fongoli, rappresentanti della quarta generazione. In vigna si segue il disciplinare VinNatur con pratiche biologiche e biodinamiche; la produzione è fortemente legata al territorio ed è coerente con la sua storia e le sue tradizioni. “La Palmetta” 2020, da poco imbottigliato, è prodotto a partire da vigne di oltre 30 anni; si lascia scoprire poco a poco, prima con le erbe aromatiche, poi con una nota di frutta bianca: facile immaginarlo quotidianamente a tavola.

A presentare poi il proprio Grechetto Ametistas è stata Mani di Luna, cantina ma anche fattoria. Nata su iniziativa di tre amici – Simone, Rocco ed Alessandro -, Mani di Luna è essenzialmente lavorazione manuale, artigianalità e biodinamica. Il vino, in questo caso, ha il “gusto del terroir” e in lui si palesa, fin dal primo assaggio, il savoir faire di chi lo produce. “Ametistas” è un tripudio di frutti canditi e fiori secchi, note di macchia mediterranea e cera d’api: è intenso, complesso e sorprendente per persistenza.

 

Chiude la serata Kalima di Colbacco,  un progetto di condivisione, in cui a metterci testa e cuore sono Giulio Rinaldi e Luca Bigicchia di “Lumiluna – Casa Vinicola”, “Il Signor Kurtz” – ovvero Marco Durante – e Guido Santarelli. Quattro giovani produttori, affini per spirito e intenti, che, non rinunciando alle rispettive individualità, hanno fatto leva su ciò che più li differenzia: in questo caso l’uomo – in quanto somma di saperi ed esperienze – e la sua capacità di mettersi in discussione sono, infatti, centrali. In fondo, la lezione di Colbacco e di tutti gli altri giovani produttori umbri è una sola: la condivisione è crescita e la diversità è ricchezza.

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