Iniziamo un tour alla scoperta dei bistrot nascosti della Capitale: il viaggio parte da Susina Bistro in via Chiana, angolo lontano dal mainstream ma di grande evocazione

Quali sono i bistrot nascosti della capitale, quelli in cui magari entri perché fuori piove e poi te ne innamori. Quelli in cui ritorni più volte perché in bocca e negli occhi il tempo torna a fermarsi. Stilarne una classifica è stata la sfida che abbiamo accolto per dare voce a quella parte di ristoratori che dell’impegno, ingegno e coraggio ne hanno fatto pilastri su cui fondare una nuova era e – oggi più che mai – una nuova ripartenza. Partiamo con il Susina Bistro in via chiana 87/A.

Evocazione. Se dovessimo usare un termine per descrivere Susina Bistro, certamente useremmo questo: il piccolo locale che si apre su uno dei quartieri più belli della capitale evoca un tempo e un luogo nascosto da qualche parte dentro l’immaginario e ben custodito nella mente. Il rosso dell’insegna subito ipnotizza in una promessa: la cena andrà oltre il buono sperato. Ad accoglierci è una piccola sala il cui stile un po’ bohemien non riesce a nascondere la finezza dei dettagli, mentre le pareti ospitano opere di artisti più o meno emergenti.

Alle spalle del bancone, domina l’enoteca. Impossibile non buttarci lo sguardo. Ciò che affascina di questo bistrot è l’accuratezza che vive in ogni angolo, soprattutto nel menu che offre una proposta ricca di creatività. Ad aprire le danze una ceviche di spigola con gazpacho di pachino, lime e passion fruit: tutti gli elementi giocano in un contrasto interessante e arrivano a affermarsi in bocca in un giusto equilibrio e ben ricercato. Dopo questa premessa, abbiamo optato per il bottone di baccalà alla puttanesca (foto in alto): cottura e mantecatura perfetta ci hanno permesso di sentire appieno la giusta texture dei condimenti esaltanti la grande riuscita del piatto.

A questo punto abbiamo virato su due secondi sfidando lo chef a raccontarci ancora di più: filetto di maiale al mosto d’uva cotto accompagnato da un gelato alla birra e un soffice al basilico: una esperienza sensoriale davvero stimolante, come stimolante è stato il saltimbocca di tacchino con crema di pecorino alle erbe, verza e pere caramellate (foto in basso): eccola qui, ecco l’esplosione che ci ha convinto che questo bistro non ha nulla da temere rispetto alle altre proposte capitoline.

A chiudere la cena, una fetta di torta di mele crema e cannella che in un secondo è diventata una fetta di ricordi e di incanto. Anche la carta dei vini segue lo stesso principio di ricerca e qualità: Tellenae, una malvasia puntinata del Lazio, vino prodotto dall’azienda agricola Stramacci e Barbacarlo, oltrepò pavese di Lino Maga.

I giovani ristoratori che guidano questa piccola meraviglia, Rita Piacentini e Andrea Mariani, ci hanno raccontato del loro impegno costante nel garantire una esperienza davvero unica e forte a chiunque prenda posto, dal bancone ai tavoli, nella loro piccola meraviglia nell’unico credo in cui vivono, “una cucina fuori casa -ci dicono- buona come in casa”.

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