La catena Aethos Hotels aggiunge Saragano (Pg) alle sue destinazioni e inaugura il ristorante “Ceci”, luogo del mangiare consapevole

Saragano, frazione di Gualdo Cattaneo (Perugia) e borgo storico, è stato recentemente ristrutturato e in seguito trasformato in una country house diffusa. Acquisito quest’anno da Aethos Hotels è ora un luogo dove si promuove l’accoglienza sostenibile e con il ristorante “Ceci” la filosofia “Conscious Farm to Table”.

ristorante "Ceci" a Saragano

Saragano, che enumera tra le sue bellezze anche un castello fortificato, deve il suo nome a quello del console romano Lucio Lucinio Sura – da cui Surugano e quindi Saragano – che, nel borgo, era solito dedicarsi all’ozio e alle sue passioni; in una posizione strategica, a metà strada tra Perugia e Spoleto, Saragano offre all’avventore la possibilità di fare un viaggio a ritroso, passeggiando per le sue millenarie stradine, e al contempo di godere dei benefici dati dalla natura incontaminata che lo circonda.

ristorante "Ceci" a Saragano

Scegliendo luoghi, esperienze e servizi destinati ad avere nell’ospite un impatto positivo e duraturo su corpo, mente e anima, Aethos Hotels ha trovato in Saragano una destinazione affine, un piccolo “santuario”, un rifugio dalle ansie del quotidiano, dove – grazie anche alla salubrità della vita rurale – ristabilire una connessione profonda con se stessi. A tale scopo, in un approccio di riscoperta dell’essenziale e nel tentativo di valorizzare il profondo rapporto che si crea tra persone e ambiente, Aethos Hotels sostiene la comunità locale di Saragano e contribuisce a mantenerne vive le tradizioni, invitando i propri ospiti ad avvicinarsi ad esse, così come alla cultura e all’artigianato del posto.

Inoltre, fedeli a tale ottica ed a un’idea di accoglienza sostenibile, anche la maggior parte degli ingrediente usati in cucina, nel ristorante “Ceci”, provengono dall’orto dello stesso o da produttori locali, eco-responsabili e strenui difensori di pratiche agricole green. Con un menu “dal campo alla tavola”, il ristorante “Ceci” è ospitato dai secolari magazzini di Saragano e vanta una splendida terrazza aperta sulla Valle degli Scaloni e sulla Valtiberina; inoltre, all’attenzione per la stagionalità e per la provenienza dei prodotti si aggiunge l’intento di sposare la migliore cucina umbra con quella internazionale, contando sulle abilità degli chef Delfina Vincareti, originaria di Saragano, e il portoghese Manuel Andre Fernandes.

ristorante "Ceci" a Saragano

Accolti da una piacevole selezione di pane, focaccia fatta in casa e olio d’oliva biologico prodotto localmente, al ristorante “Ceci” si può quindi godere – dagli antipasti ai secondi piatti, passando per i primi – di proposte di ispirazione locale oppure scegliere tra quelle che prediligono una visione internazionale; accanto alle ricette e ai prodotti della migliore tradizione culinaria umbra trovano, infatti, spazio una cucina “plant-forward”, con prevalenza di alimenti di origine vegetale, e preparazioni a base di pesce.

Tra gli antipasti spiccano i fiori di zucca fritti con mozzarella, acciuga e salsa tartara, oppure dall’altro lato il sashimi di spigola, agrumi e finocchietto selvatico; se tra i primi, poi, si può scegliere tra le classiche tagliatelle al tartufo o i tagliolini al ragù d’oca e pesto di salvia o i ravioli di gamberi con emulsione di bergamotto, è nei secondi che la carne (con il filetto di maiale a cottura lenta con guanciale, senape e zucchine) e il pesce (con il merluzzo confit, prugne secche, uvetta e pinoli) hanno modo di esprimersi al meglio.

Concludendo magari con il delizioso tiramisù – con biscotti savoiardi al cioccolato e amaretto – , dal ristorante “Ceci” si può godere di un’autentica esperienza gustativa, sia tenendo fede ai propri gusti, che spingendosi un po’ oltre, guardando con curiosità anche a ciò che si cela al di là delle colline che cingono Saragano.

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Martina Franceschi
"Galeotto fu per lei il Montepulciano d'Abruzzo 2009 di Emidio Pepe": così, con una parziale citazione, si potrebbe iniziare a raccontare quello che è stato, per Martina, un cambio di passo. Nata a Terni nel 1984, benché gli studi universitari in Biologia sembravano portarla altrove, Martina infatti ha lavorato qualche anno come autrice televisiva per poi - con quel "famoso" calice in mano - decidere di iscriversi a un corso della Fondazione Italiana Sommelier. Ancora fresca di diploma, si è fin da subito impegnata nella divulgazione enogastronomica e poi è entrata a far parte, in qualità di Editor e Wine Specialist, della grande distribuzione, italiana e internazionale. Oggi, per lavoro e per inclinazione, si occupa in particolare dei piccoli produttori, degli artigiani della vigna e dei loro vini coraggiosi.

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