All’avvicinarsi della Florence Cocktail Week, il Caffè Florian di Firenze dà vita al Tales of Cocktail, un viaggio sensorial-culturale per raccontare storie e leggende nascoste dietro a ogni miscelazione ben riuscita

Caffè Florian sala nera

La Florence Cocktail Week si avvicina (ne parliamo qui) e i protagonisti delle miscelazioni made in Florence si mettono già all’opera: il Caffè Florian di Firenze – succursale dello storico locale veneziano – inaugura Tales of Cocktails, un tuffo sensoriale e culturale nella storia della mixology internazionale, raccontando storie e leggende legate ai drink più famosi. Dal Bloody Mary dedicato a Maria I d’Inghilterra detta “la sanguinaria” fino ai Mojito (qui racconto come si prepara) della bodeguita e ai Daiquiri della floridita di Ernest Hemingway, in una serie di tappe itineranti nei Florian italiani, i bartender illustreranno i grandi classici italiani – Negroni in primis – e internazionali, mostrando il meglio delle tecniche di miscelazione contemporanea. Si potrà imparare cos’è uno Shrub, com’è nato il Moscow Mule e conoscere ogni singola variante dei cocktail esistenti, a partire dal Negroni “sbagliato”.

caffè Florian Cocktail_5

In fondo, per quanto la cultura del bere in Italia sia coincisa principalmente con la degustazione del vino, nelle città a vocazione più internazionale l’unione di diverse culture ed esperienze si è tradotta di un’attenzione particolare al mondo della miscelazione dei cocktail. E così il Caffè Florian fiorentino rinnova il momento dell’aperitivo trasformandolo in un rituale, un percorso di gusto e raffinatezza, lontano dall’abitudine degli happy hour pensati per le folle. Le tappe di questo tour sono cinque grandi città internazionali e due località più esotiche legate all’immaginario Florian: non si può non partire da Venezia dove il Caffè è nato nel 1720, passare da Firenze, città d’origine del Negroni, sostare nelle capitali Londra e Parigi, perdersi nell’atmosfera old fashion di New Orleans e spingersi fino al Messico e alle isole caraibiche, nei posti più cari a Ernest Hemingway.

Caffè Florian Firenze_sala bianca

E per chi non trovasse nella selezione del locale il proprio cocktail preferito o volesse affidarsi alla creatività dei barman, Florian Firenze offre la possibilità di raccontare loro il gusto cercato e farsi creare al momento il proprio cocktail personalizzato, chissà che qualcuno di questi drink inediti non diventi un must dell’aperitivo fiorentino, scrivendo un nuovo emozionante capitolo della storia del Florian.

Ecco i cocktail “raccontati” in ogni città per Tales of Cocktail

Venezia: Shrub – uno sciroppo di frutta o verdura tagliato con una parte di aceto. Un gusto millenario che proviene dal medio oriente, si imbarca sui mercantili europei ed arriva sino al Nord America, in cui si testimoniano ricette di Shrub che venivano serviti ai ricevimenti dalle First Ladies dei presidenti

Firenze: Americano – creato in Italia i primi anni del ‘900 richiama alla moda americana di bere i cocktails “on the rocks”, che si differenzia dall’uso del tempo di bere in coppetta. Arrivate in Italia le prime costose macchine del ghiaccio, i bar più alla moda si differenziano dagli altri per la possibilità di servire i propri miscelati con questa preziosa innovazione.

Londra:
Martini di James Bond: la spia più famosa al mondo, resa celebre dalla penna di Ian Fleming, nel primo libro “Casino Royale” inventa questo drink ispirato a Vesper Lynd, la prima Bond Girl a rapire il cuore dell’agente 007.
Bloody Mary: Il cocktail principe delle domeniche inglesi viene proposto da Florian Firenze dalle 12 alle 15 durante il brunch domenicale. Da gustare nella sua versione classica, in quelle di loro invenzione e nelle personalizzazioni volute.

ParigiSerendipity – In letteratura rappresenta la piacevole sorpresa di scoprire qualcosa che non si stava cercando ma che siamo felici di aver trovato. Questo il nome che Colin Field, il primo barman del Ritz Hotel di Parigi, ha voluto dare al suo drink più celebre.

New OrleansIl Moscow Mule – Il cocktail ha una bella storia tutta americana da raccontare: la storia di come tre prodotti perdenti singolarmente possano trovare insieme il successo. È il 1947 e tre amici, rispettivamente un produttore di vodka, un distributore di bevande analcoliche (Ginger Beer) ed un ristoratore si riuniscono per rilanciare i loro affari. Inventano un drink semplice: Vodka, Lime e Ginger Beer, lo fanno servire in una tradizionale tazza di rame e lo promuovono a partire dal centro del mondo: New York. Nasce così il primo cocktail a base di vodka che divenne celebre e aprì le porte all’utilizzo di questo distillato fino a quel momento quasi inutilizzato.

Jalisco (Messico): Agave blu – Insieme ad alcune regole di produzione, è alla base del disciplinare specifico per la produzione di Tequila. Tuttavia, proprio come un uvaggio differisce dall’altro nel vino, anche di Agave vi sono oltre 200 differenti specie. Tutti i distillati che vengono prodotti da questa pianta al di fuori della regione del Tequila prendono il nome di mezcal. Questi spesso si caratterizzano per il gusto lievemente affumicato.

L’AvanaMojito e Daiquiri: “Mi Mojito en la Bodeguita y mi Daiquirì en el Floridita”, ovvero “Il mio Mojito alla Bodeguita e il mio Daiquirì alla Floridita”. Questa è forse la frase, pronunciata da Ernest Hemingway, che ha fatto sì che questi e molti altri cocktail cubani divenissero un culto anche in occidente. Durante i suoi soggiorni all’Avana, lo scrittore ha lasciato numerose testimonianze degli usi e costumi alcolici dell’Isola, ed egli stesso si è lasciato andare all’invenzione di numerose ricette come il “Death in the Afternoon” e “Hemingway Special”, che naturalmente è possibile richiedere ai barman del Florian.

Rispondi