Toscana da Bere, viaggio tra i cocktail bar della regione: Franklin ’33 (Lucca)

Inauguriamo oggi una nuova rubrica, Toscana da bere, un viaggio tra i cocktail bar del Granducato: da un’idea di Federico Bellanca, ogni settimana passeremo in rassegna i luoghi del “bere bene” miscelato. Partiamo da Lucca e dal Franklin ’33, ispirato a F. Delano Roosevelt

Toscana da Bere, viaggio tra i cocktail bar della regione: Franklin '33 (Lucca)

C’era una volta la gita fuori porta. Dalle grandi città la domenica, si prendeva tutta la famiglia e via, in auto per visitare una città non troppo lontana, oppure in campagna, e magari ci si fermava a pranzo in quel ristorantino tanto buono consigliato da qualche amico buongustaio. Non è un mistero che alcuni dei più bei ristoranti d’Italia si trovino tanto per ragioni storiche, quanto per ragioni geografiche, fuori dai centri storici e dalle periferie urbane. E da qui nasce una definizione che mi ha sempre fatto molta simpatia, perché nella sua semplicità riassume perfettamente il concetto: “vale da solo il viaggio”.

Toscana da Bere, viaggio tra i cocktail bar della regione: Franklin '33 (Lucca)

Negli ultimi anni il mondo della miscelazione sta conoscendo una rinascita globale e un innalzamento medio della qualità importantissimo,  e visto che location, servizio e complessità delle preparazioni nella mixology contemporanea non hanno nulla da invidiare alla ristorazione, inauguriamo questa rubrica con l’obiettivo di mettere sotto i riflettori la “Toscana del buon bere”, e dunque consigliarvi alcuni cocktail bar facilmente raggiungibili da Firenze che da soli “valgono il viaggio”.

Toscana da Bere, viaggio tra i cocktail bar della regione: Franklin '33 (Lucca)

Il primo ottimo motivo per mettersi in macchina per aperitivo diverso dal solito si chiama Franklin ’33, e per scoprirlo bisogna addentrarsi dentro le mura di  Lucca.

Franklin '33

Quello che ormai è il vero e proprio punto di riferimento della mixology cittadina, ha aperto le porte il 29 ottobre 2014, e deve il proprio  nome dal presidente americano Franklin Delano Roosevelt che nel 1933 abolì il proibizionismo. Lo stile degli interni effettivamente riporta subito al periodo storico della Golden Age dei cocktail, ma non fatevi ingannare dall’apparenza! Nessun tentativo di scimmiottare i classici d’oltre oceano, anzi, tanta audacia e tanta territorialità nei cocktail. Un esempio? Il cocktail più famoso del locale,  l’ “Americano di Lucca”. Prende il nome da un modo di dire pisano che si usa per prendere in giro uno sbruffone, uno che si vanta troppo. Gli si dice “Tu sei Americano… si, ma Americano di Lucca!”, e viene preparato  con  Americano Bianco Cocchi, Bitter Roger, Orange bitter e la mitica Biadina di Tista, un amaro tipicamente lucchese radicato profondamente nella tradizione della città.

Franklin '33

Dietro al banco troverete Marco Macelloni, un ragazzo ambizioso, creativo e capace, con uno talento naturale per il food pairing . Non a caso negli anni ha collaborato con tutta la nobiltà della ristorazione lucchese, dal Giglio, al Punto senza ovviamente scordare l’Imbuto. Il locale è aperto fin dalle colazioni, quindi non ci sono scuse che tengano. Che sia un aperitivo o un after dinner, ormai il Franklin ’33 è una tappa imperdibile per chi ama bere bene. Cosa aspettate a salire in macchine e andare a provarlo? Il viaggio è appena iniziato…

Federico Bellanca

Federico Bellanca

Federico Silvio Bellanca, nato l’ultima settimana del 1989 a Fiesole, reputa se stesso la risposta alla domanda di Raf “cosa resterà di questi anni 80”, e si crede simpatico ogni volta che fa questa battuta. Specialista in Marketing del settore Beverage, ha lavorato in quest'ambito per alcuni anni (soprattutto sul mercato francese), per poi passare a ruoli di responsabilità nelle vendite in diverse aziende spaziando dal vino alla birra fino ai prodotti food. Stregato dal fascino del giornalismo ha cominciato a scrivere per riviste tecniche nel 2015, prima su GDOnews e successivamente su Beverfood.com. A fine 2017 inizia a scrivere su il Forchettiere per raccontare la passione di tutti i protagonisti della ristorazione incontrati mentre cercava dati di mercato e trend di marketing. Ama i cocktail in cui gli ingredienti sono creati del bartender, i ristoranti che non fanno razzismo regionale nei vini e tutto quello che viene servito crudo o quasi. Odia i sorrisi forzati nelle foto , gli appassionati morbosi di un singolo prodotto e scrivere di se stesso in terza persona nelle biografie perché non riesce a farlo troppo seriamente…

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