Torna Toscana da bere, il viaggio tra i cocktail bar del Granducato: da un’idea di Federico Bellanca, ogni settimana passiamo in rassegna i luoghi del “bere bene” miscelato. Oggi andiamo a Pisa per scoprire il Lumiere

Se le mura potessero parlare, sicuramente le prime a cui chiederei di raccontarmi la loro storia sarebbero quelle del Lumiere. Questo palazzo del 1200, di proprietà di un’antica famiglia nobiliare pisana custodisce in se più vite di un gatto e più rinascite dell’araba fenice. In questo edificio situato sulle rive dell’Arno infatti, sorse 120 anni fa il primo cinema d’Italia, e la leggenda dice uno dei primi dove fu sperimentato il sonoro.

lumiere a pisa cocktail bar

Passato attraverso alterne fortune, tra cui negli anni 80 il cinema a luci rosse Mignon e poi la sala d’Essai con lo stesso nome, la grande sala in cui si riconoscono ancora le balconate originali è da inizio del decennio uno dei locali più in voca del capoluogo toscano. Soprattutto grazie alla nuova gestione, subentrata da poco più di un anno, questo spazio culturale è divenuto un faro di qualità sia per le arti sceniche che per il bere bene, combattendo il dogma che in una città universitaria l’offerta debba tendere solo verso il basso e che i prezzi siano l’unico fattore di scelta dei giovani.

Aperto dal Giovedì alla domenica, il Lumiere offre diverse serate per diverse clientele, partendo dal classico Giovedì universitario con ingresso ad 8 euro, passando per concerti di musica alternativa il Venerdì e il Sabato e terminando con eventi culturali la Domenica. Una volta al mese inoltre va in scena “Cantina jazz”, una serata dedicata alla degustazione di prodotti del territorio in collaborazione con le cantine vinicole e l’offerta food del ristorante “Il Tocco”.

lumiere a pisa cocktail bar

In un locale del genere come ben si può immaginare i numeri di cocktail serviti sono molto alti, ma questo per fortuna non va a discapito della qualità. Il bar (gestito in collaborazione con la scuola di bar Alhoa e sotto la supervisione del suo uomo chiave, Fausto Bigongiali) infatti è stato strutturato con due linee, una classica che propone i cocktail più amati dai giovani e la seconda più qualitativa, nata grazie alla collaborazione con le aziende di spirits del territorio, che propone cocktail a Km0 con ingredienti craft e premium, studiati dal bartender Mauro Picchi.

Un ‘iniziativa che ha riscosso sempre più successo, coinvolgendo e facendo appassionare a questi cocktail elaborati anche il pubblico degli universitari. Il successo di questa scelta è stato senza dubbio sancito da “Pisa da Bere” iniziativa che ha visto coinvolte le principali realtà del territorio (tra le aziende protagoniste Liquori Taccola, Levante Spirits, Podere Santa Bianca e China Clementi solo per citarne alcune) in una giornata di Masterclass, approfondimenti e competition che ha registrato un’affluenza di pubblico sopra le aspettative. Un’iniziativa che sicuramente verrà ripetuta in futuro, un occasione unica per tutti gli appassionati per scoprire questo locale pisano dalle mille anime.

lumiere a pisa cocktail bar

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Federico Bellanca
Federico Silvio Bellanca, nato l’ultima settimana del 1989 a Fiesole, reputa se stesso la risposta alla domanda di Raf “cosa resterà di questi anni 80”, e si crede simpatico ogni volta che fa questa battuta. Specialista in Marketing del settore Beverage, ha lavorato in quest'ambito per alcuni anni (soprattutto sul mercato francese), per poi passare a ruoli di responsabilità nelle vendite in diverse aziende spaziando dal vino alla birra fino ai prodotti food. Stregato dal fascino del giornalismo ha cominciato a scrivere per riviste tecniche nel 2015, prima su GDOnews e successivamente su Beverfood.com. A fine 2017 inizia a scrivere su il Forchettiere per raccontare la passione di tutti i protagonisti della ristorazione incontrati mentre cercava dati di mercato e trend di marketing. Ama i cocktail in cui gli ingredienti sono creati del bartender, i ristoranti che non fanno razzismo regionale nei vini e tutto quello che viene servito crudo o quasi. Odia i sorrisi forzati nelle foto , gli appassionati morbosi di un singolo prodotto e scrivere di se stesso in terza persona nelle biografie perché non riesce a farlo troppo seriamente…