Freschissimi, vivaci ed energici: da qualche tempo i rosati sembrano essere diventati i vini per l’estate. Ecco cinque rosé umbri, versatili e godibilissimi, nella bella stagione come nel resto dell’anno

vini per l'estate rosati

Rosa. Così erano i primi vini della storia: si lasciavano a macerare per un tempo molto breve e non erano di certo adatti all’invecchiamento. Oggi i rosati sono diventati i vini per l’estate, freschissimi, vivaci ed energici: fino a qualche anno fa bistrattati, sospettati di scarsa qualità e ritenuti privi di carattere, i vini rosati sembrano finalmente aver scardinato i pregiudizi di critica e consumatori, anche perché i produttori stanno investendo sulla valorizzazione delle varietà locali e su un miglioramento qualitativo dei prodotti.

vini per l'estate rosati

L’Italia del centro-sud, a differenza di quella del nord, è storicamente votata alla produzione di rosati fermi: in Umbria grande risonanza hanno i rosati che nascono nell’areale del lago Trasimeno ma, a riguardo, non mancano di eccellenze anche le zone di Montefalco, dell’orvietano e del ternano.

Nasce proprio nel ternano, infatti, a pochi chilometri dalla Cascata delle Marmore, uno dei Top 50 rosati fermi italiani del 2021: si tratta del Nasciolo di Francesco Annesanti, una barbera in purezza di una freschezza senza pari. Disarmante per bevibilità, il Nasciolo resta fedele all’anima più autentica della barbera, pur contaminandola con un cenno in più di brio. Scivola via in un baleno, soprattutto se abbinato a pizza e salumi.

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Gli fa seguito La Bisbetica di Madrevite, un rosato “lacustre”, vinificato sulle rive del Trasimeno. È un Gamay del Trasimeno schietto e genuino, dal colore cerasuolo; fragrante, sapido e particolarmente invitante, funge quasi da tonico, soprattutto nelle serate estive. La sua golden hour è senza dubbio quella dell’aperitivo.

È, invece, un 50% syrah e un 50% sagrantino La Peschiera di Pacino, rosato, di Raína; ben radicato nel territorio di Montefalco (PG), è un vino dal sorso incalzante, incrollabile anche davanti a carne, verdure grigliate e zuppe. Non filtrato e non chiarificato, è un rosato irresistibile, segnato dalle note marcate di fragola macerata, lampone, chiodi di garofano, ed eucalipto.

Il Rosé Osé di Fattoria Mani di Luna, di contro, punta tutto sull’audacia: qui il sangiovese si combina alla malvasia per dare sostanza e aromaticità, concentrazione e freschezza. È un rosato dal profilo artigianale, palpitante e appassionato, in grado di vivacizzare qualsiasi occasione.

Di fisionomia analoga è infine il Rosato di Cantina Margò; anche in questo caso, infatti, la direzione – in vigna e in cantina – è data da un dialogo, costante e fruttuoso, con la terra. Carlo Tabarrini, che con Cantina Margò ha dato forma a un sogno, privilegia la spontaneità; il suo Rosato è un sangiovese in purezza, straordinariamente vivido. Dai profumi generosi, combina sapidità e consistenza, fierezza e genuinità; vista la produzione limitata, è bene farne scorta.

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"Galeotto fu per lei il Montepulciano d'Abruzzo 2009 di Emidio Pepe": così, con una parziale citazione, si potrebbe iniziare a raccontare quello che è stato, per Martina, un cambio di passo. Nata a Terni nel 1984, benché gli studi universitari in Biologia sembravano portarla altrove, Martina infatti ha lavorato qualche anno come autrice televisiva per poi - con quel "famoso" calice in mano - decidere di iscriversi a un corso della Fondazione Italiana Sommelier. Ancora fresca di diploma, si è fin da subito impegnata nella divulgazione enogastronomica e poi è entrata a far parte, in qualità di Editor e Wine Specialist, della grande distribuzione, italiana e internazionale. Oggi, per lavoro e per inclinazione, si occupa in particolare dei piccoli produttori, degli artigiani della vigna e dei loro vini coraggiosi.

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