Dio benedica la Provincia. E la Festa del Vino a Montecarlo di Lucca

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E’ un giovedì di agosto in città. Niente accade, niente cambia e siamo tutti intenti a tagliare l’aria ferma con  i grissini. Mentre siamo disorientati dalla mancanza di traffico e dai fantasmi del nostro futuro, in un’altra parte di mondo si festeggiano i 50 anni della Festa del Vino, con la verve e l’entusiasmo del primo compleanno

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Quando s’era ragazzi, la Festa era tutta un’altra cosa. S’andava via e puntualmente si cadeva ne’fossi con il motorino. S’era tutti briahi“.  Così inizia il viaggio nei festeggiamenti per la 50a Festa del Vino di Montecarlo di Lucca, con la testimonianza appassionata di un giornalista locale seduto accanto a me al ristorante Forasiepi di Montecarlo di Lucca. A giudicare dalle sue parole romantiche, la Festa del Vino dovrebbe essere diventata un appuntamento ‘chicchettoso’ ed impomatato dal gel istituzionale e dai fari del mondo alla moda che conta.

Il mio unico pensiero durante l’amena cena è stato “Mancano solo il Ceccherini e il Pieraccioni“. Per sancire quell’inevitabile tocco di comicità Toscana che meglio di tante altre scuole ha saputo raccontare come su un palcoscenico le dinamiche di paese, dall’epopea Benvenutiana (Zitti e Mosca), al primo Benigni e al Virzì di Baci e Abbracci.

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C’erano i quattro gendarmi con i pennacchi, con i pennacchi e con le armi, c’era il parroco che non disprezza, il sindaco con la fascia in grande spolvero a coordinare i lavori, il poeta che ha trovato una decina di rime con la parola ‘vino’, Eugenio Giani scalpitante di pronunciar il discorso di commemorazione, il presidente della DOC dei vini  di Montecarlo come una RockStar scamiciato a dispensar battute, la Coldiretti in pompa magna.

Ora, cari amici del Forchettiere, se mi consentite vi consiglio di mettere un po’ di musica ad esempio QUESTA .

Ma torniamo un po’ indietro. La Festa del Vino di Montecarlo di Lucca dura dal 31 agosto al 10 settembre ed è ricca di appuntamenti culturali (Consulta qui il calendario).

La manifestazione è iniziata con l’assegnazione di un premio alla carriera. Una cerimonia frugale nel Teatro dei Rassicurati, con le istituzioni sul palco. A ritirare il premio è stato lo chef bi-stellato Fulvio Pierangelini. Con i capelli alla Jim Morrison e i suoi 64 anni portati molto bene, è stato il fondatore del fu ristorante Gambero Rosso di San Vincenzo. Da quel ristorante è iniziata anche l’epopea editoriale di una delle guide più famose di Italia.
L’Anticuoco” , come lo chiamano a Livorno, ha vissuto una vita dietro ai fornelli portando avanti una ricerca estenuante di semplicità. Specchio di una carriera, in riva al mare e rigorosamente improntata sulla disponibilità stagionale del pescato, è la passatina di ceci con gamberi.  Dal palco del teatro lo chef ha ripercorso la sua vita e la sua storia. Come quella volta che fu ‘regalato‘ dalla moglie Cherie all’ex Primo Ministro inglese Tony Blair.

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Dal teatro si è formata una comitiva, guidata dal sindaco Vittorio Fantozzi che ha portato il nutrito pubblico fra cariche istituzionali, giornalisti, produttori e ballerine fino alla Fortezza del Cerruglio. Adoro il sapore della storia prima di andare a tavola. Un’imponente rocca risalente tra il XII e il XIII secolo quando Firenze, Siena e Lucca si facevano la guerra. Giusto il tempo di ammirare il panorama e poi il corteo, accompagnato ora da fanfare e tamburi, si è recato all’inaugurazione con taglio del nastro e varo della maxibordolese marchiata Montecarlo DOC. L’Inno di  Mameli ha risuonato dall’altezza dei 162 mt di altezza fino alle orecchie degli invidiosissimi abitanti di Pescia.

A questo punto prima di andare oltre nel racconto, occorre svelare un segreto sottovoce piano piano. Non lo dite a nessuno…. ESISTE LA MONTECARLO DOC!

Una delle più piccole denominazioni vinicole di Italia. 17  produttori su un territorio di 300 ettari circa (fonte Il Sole 24 Ore) per un totale di massimo 1 milione di bottiglie. Un disciplinare che lascia spazio a vitigni internazionali e alla produzione del Montecarlo Rosso, Bianco, Rosso Riserva, Vermentino, Sauvignon, Syrah, Cabernet Sauvignon, Merlot, Vin santo, Vin santo Occhio di Pernice. Per i più meticolosi, qui trovate il disciplinare.

Del minuto disciplinare, abbiamo assaggiato solo un Bianco DOC , che come dice con fierezza il produttore, è imbottigliato all’origine. Della Fattoria Valdrighi, dal color paglierino e dal naso leggero che se la tira un po’ lasciandosi andare solo dopo qualche minuto nel bicchiere per rivelare un carattere molto femminile. Forse proprio come gli abitanti di Montecarlo? Un po’ diffidenti all’inizio e molto aperti e generosi l’istante dopo. Trebbiano Toscano, Sauvigno Blanc, Roussane, Vermentino, Pinot Gris e Bianco tutto acciaio e bottiglia.

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Il corteo è ripartito a tempo di marcia verso via Roma. In grande spolvero nella piazzetta davanti alla chiesa un piccolo palco ospitava rispettivamente: sindaco, prete, poeta, vallette, chitarrista acustico. Sotto palco un corpo di ballo giovanissimo lanciato in acrobazie in stile filmone di dancing americano. Il tempo di qualche velata goccia di pioggia come se volesse partecipare anche lei alla cerimonia. Classica targa consegnata nelle mani dei produttori del territorio e via con la benedizione. Davanti agli occhi del Vescovo.

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Prima di fare la solita considerazione finale da articolone, in cui per i più coraggiosi mi prodigherò in un elogio romantico alla David Crockett della Provincia tutt’altro che sazia e disperata, voglio spendere due parole per il presidente del Consorzio Vini DOC Montecarlo, Gino ‘Fuso’  Carmignani.

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Partendo dal presupposto che uno che ha chiamato il suo merlot ‘Merlo della Topa Nera’ si presenta già bene, il presidente dal baffo orgoglioso e dallo sguardo sornione si distingue per schiettezza e ironia pungente. Come se Montecarlo di Lucca si fosse assunto il ruolo di epicentro della comicità toscana e avesse raccolto in questo unico adorabile soggetto ogni eccesso di humor livornese con il pungente fiorentino e la brutalità del basso senese. Ah si e anche l’umorismo di Lucca (? Esiste?).

Avevo anche confezionato una bella intervista audio con l’importanza di protrarre le antiche tradizioni di una volta e bla bla bla. Per una volta voglio trascrivere ciò che mi è stato detto fuori microfono, tanto il megadirettore galattico del Forchettiere Marco Gemelli me lo consente:

Anzi, proprio come se fosse un comunicato stampa del Comune, eccovi un virgolettato del presidente Gino ‘Fuso’ Carmignani: “Hai visto quanta bella gente? E’ proprio una bella festa qui a Montecarlo. Hai visto anche quante belle figliole? Noi un ci facciamo mica mancare nulla.”  SIPARIO. APPLAUSO.

God Bless the Provincia

Ascoltando molti cantautori emiliani, sembra che la provincia sia l’incubo di una generazione. Industriale, piatta moderna, ben servita, agglomerati customizzati per cover di grattacieli con decotti all’amianto e tritacarne di sentimenti e cronache familiari in coda al supermercato alla vigilia di Natale, eroina presa in coda per il nuovo iphone. Olio contraffatto, vino che diventa aceto e binari del treno per pensieri sempre più neri. Una provincia spoglia della fascia di rappresentanza condannata sull’altare della noia cosmica e dell’imbarazzo sulle sedie del bar di paese. Non lo so, non lo voglio sapere che differenza fa?

Sinceramente provenendo da una città in cui la tradizione coincide con una vetrofania da attaccare sulla vetrina di un negozio accanto alla scritta saldi, il clima che si respira nelle occasioni speciali come all’inaugurazione della Festa del Vino di  Montecarlo di Lucca mi inebria il cuore e mi fornisce tante piccole briciole per alimentare il cervello e la fantasia. E’ l’idea che il tessuto sociale possa essere coinvolto attivamente in un’iniziativa corale, romanzata, attiva. E quindi il sindaco che conduce il corteo con la bandierina, i ragazzini delle medie che ballano e si conoscono e la parrucchiera è contenta, al produttore girano le scatole perchè hanno premiato prima il suo rivale e… insomma io in questa inaugurazione ci ho visto tanta sincerità e gioia di stare tutti insieme allegramente ancora una volta dopo 50 anni e sperando che mentre il mondo crolla ai piedi del Montecarlo, sulla vetta tra le vigne e gli olivi tutto resti immutato per un altro mezzo secolo. State tranquilli è una favola.

Da una canzone dei Brother’s of Four dal film ‘The Alamo’ (USA 1960):

“Un tempo per la mietitura

Un tempo per la semina

Le verdi foglie dell’estate

Mi richiamano a casa”

Gilberto Bertini

Gilberto Bertini

Mi occupo di giornalismo, videomaking e copywriting altamente creativo. Ma che noia. Diciamo che mi interessano le idee, gli ambienti, le sfumature e le note fuori del pentagramma. Nello specifico, l'approccio dall'ambiente al palato è complesso e cerco di conoscere i processi che in un ristorante vanno dalla comunicazione all'esplosione di un boccone contro le papille gustative. Collaboro con WineNews, 055Firenze e sono coorganizzatore del Cibiamoci Digital and Marketing Food Festival. Peso 94 chili. scrivetemi a gilbertobertini8@gmail.com

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