venerdì 11 Settembre 2026
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Magie del marketing: arriva la Barbie pizzaiola, per la gioia della figlia di Gino Sorbillo (e non solo)

Magie del marketing: Barbie diventa pizzaiola grazie a Gino Sorbillo – uno dei pizzaioli più conosciuti ed apprezzati – per venire incontro alla richiesta della figlia Ludovica (e di numerose altre bambine pronte a cavalcare il trend del momento)

Oltre a confezionare la bambola, stavolta gli esperti di marketing hanno saputo confezionare (piuttosto bene, va ammesso) quel packaging immateriale che sempre più spesso può decretare il successo di un prodotto commerciale. Anche se la motivazione – come vedremo – è nobile, nel progetto che ha portato Mattel a realizzare una Barbie pizzaiola c’è tutta la narrazione vagamente disneyana della piccola Ludovica, figlia del pizzaiolo napoletano Gino Sorbillo, e dei suoi sogni. In un perfetto co-branding bidirezionale, poi, nelle pizzerie griffate Sorbillo arriva la pizza ispirata a Barbie, ovviamente rosa (con la ricotta insieme alla salsa di pomodoro).

Ma in tutto questo vicendevole ispirarsi, forse vale la pena spendere due parole per provare a proporre una lettura non così aderente al mainstream. Ufficialmente, “Barbie continua nella sua missione e insieme a Gino Sorbillo – uno dei pizzaioli più conosciuti ed acclamati in Italia e nel mondo e allo stesso tempo dolcissimo papà di Ludovica – dimostra alle bambine che possono essere tutto ciò che desiderano”. Bellissima operazione, certo più facile quando si cavalca il mondo della pizza che, insieme alla mixology, rappresenta uno dei trend gastronomici del momento. Forse una Barbie funzionaria-della-Asl o ingegnere edile avrebbero avuto vita commerciale meno facile, ma chissà.

L’obiettivo della campagna, che non parte certo dalle pizze, è mostrare che la Barbie – il cui vero nome, per gli amanti delle curiosità, è Barbara Millicent Roberts ed è nata a Willow, nel Wisconsin – può smettere per una volta i panni della principessa, della stilista di moda, della veterinaria o della cavallerizza, per vestire quelli della pizzaiola e di altri mestieri forse più aderenti alla realtà (in fondo di reami liberi ce ne sono sempre meno…).

Da qui la scelta di dar vita al progetto Dream Gap, con cui Barbie mostra alle bambine di poter essere tutto ciò che desiderano, dando loro la possibilità attraverso il gioco di ricoprire ruoli differenti e intraprendere carriere di ogni genere – più di 200 – incoraggiando l’immaginazione, l’espressione e la scoperta di sé stesse. La missione del brand è proprio quella di dare valore al potenziale illimitato delle bambine, affinché siano consapevoli di poter raggiungere qualunque traguardo desiderino per il loro futuro.

Insomma, il progetto vuole accrescere la consapevolezza e l’attenzione sui fattori che ad oggi impediscono alle bambine di esprimere tutte le loro potenzialità. Negli ultimi anni, diverse ricerche hanno identificato che a partire dai 5 anni, le bambine sono meno propense rispetto ai maschi, a considerarsi brillanti e di successo e iniziano a perdere fiducia nelle proprie capacità. Stereotipi culturali, pregiudizi impliciti e le rappresentazioni a cui sono esposte attraverso i media rafforzano ulteriormente questa problematica. Negli Stati Uniti questo fenomeno è chiamato “Dream Gap”, ma situazioni simili si verificano in tutto il mondo.

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