domenica 25 Ottobre 2026
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Aminto da Panzano, l’Ambasciata di Dario Cecchini in Campania

Un'esperienza esotica per il pubblico campano, tra carne eccezionale, vini del Chianti e liquori ricercati.

“Se c’è a Panzano, c’è anche a Casoria.”

Questa, la chiosa che spiega tutto. Ma procediamo con ordine.

Si parte dal dove: una stradina laterale non lontana dalla Circumvallazione Esterna di Napoli, poco a nord dell’Aeroporto di Capodichino, nel comune di Casoria. Un posto dove, prima di leggere questo articolo, non avevate alcuna ragione per andarci. Un posto dove, se siete in Campania, vorrete andare, dopo aver letto questo articolo, perché come esso non ce ne sono.

Il chi: Aminto da Panzano, o più correttamente da Casoria, nome da mistico dell’Alto Medioevo, su cui la buonanima di Umberto Eco si sarebbe sbizzarrita. Uomo che gode dell’amicizia trentennale di Dario Cecchini, che di Panzano in Chianti, secondo un noto articolo del New York Times, è il Monarca. E se Dario è il Re, Aminto è il suo Ambasciatore in una terra – Napoli e la sua provincia profonda – lontana anni luce dalle tradizioni culinarie toscane che – è proprio il caso di dire – Dario Cecchini incarna.

Aminto illustra la differenza tra una Etrusca (da altri detta Tomahawk) e la Fiorentina

Il cosa: non di ristorante si tratta, ma di esperienza. Intendiamoci, si può andare a pranzo a consumare una cosa buona e veloce, e si può prenotare per la cena, sedendosi a dei tavoloni condivisi, proprio come avviene all’Officina della Bistecca di Panzano. Del resto anche il loro sito specifica che l’Ambasciata Partenopea dell’Antica Macelleria Cecchini è un ristorante con specialità grigliate. Ma questa definizione è riduttiva, imprecisa, inutile a identificare il luogo e quello che vi avviene dentro.

Mi rendo conto che anche il termine esperienza è oggi inflazionato e abusato, eppure in questo caso è quanto di più vicino alla realtà si possa dire, a patto di aggiungere al suo fianco l’aggettivo esotica. Si definisce esotico in senso stretto qualcosa che proviene da altre regioni o terre, che è importato; in senso più ampio esotico è ciò che non appartiene al nostro immaginario comune, a quanto siamo abituati a vedere, sentire, annusare. Per esempio, per un fiorentino, abituato alle stradine torte del medioevo, ai palazzi quattrocenteschi e all’odore di lampredotto, risulta esotica una qualsiasi grande città statunitense, con i suoi grattacieli in acciaio e cristallo, le sua strade a sei corsie e l’odore dei carretti di hot dog. E viceversa.

In questo senso l’Ambasciata di Aminto è esotica: perché offre del cibo e un modo di stare a tavola che non appartengono alla cultura partenopea. Se la nozione e le pratiche della convivialità sicuramente uniscono la Toscana e la Campania, il loro rispettivo modo di esprimersi è di certo diverso. Da Aminto si sta in mezzo ai libri, alle vecchie stampe, ai vinili, ai manifesti e – ovviamente – a tutti i prodotti dell’Antica Macelleria Cecchini di Panzano, disponibili per l’acquisto. Si chiacchiera col vicino di tavolo, si fanno domande, soprattutto si ascoltano i racconti di Aminto. Solo quelli varrebbero la gita a Casoria.

Aminto l’affabulatore

Da Aminto, soprattutto si mangia quasi esattamente come a Panzano in Chianti. La carne è la stessa, trattata con la stessa cura, preparata secondo le stesse ricette: il Burro del Chianti, il Tonno del Chianti, il patè di fegato di cinghiale, il Sushi del Chianti, l’hamburger-che-non-ha-bisogno-di-condimenti e ovviamente Sua Maestà la Fiorentina. E se dico quasi è perché – grazie a Dio – c’è una differenza sostanziale: il pane. Il pane a Casoria è buono, perché è salato.

Anche i vini sono tutti chiantigiani, con l’esclusione delle bollicine. Su tutti, Le Viti di Livio della Fattoria di Lamole, degno accompagnamento della bistecca che Aminto ha servito dopo averci orgogliosamente mostrato il suo barbecue costruito su misura.

Se è vero che la presenza di Dario Cecchini aleggia ovunque all’Ambasciata di Panzano, è pur vero che il contributo del napoletanissimo Aminto non può non essere rilevato. Il suo tocco lo si vede chiarissimo non solo nell’estetica del posto, nella scelta dei libri e dei vinili, ma soprattutto nel catalogo di liquori e distillati, tutti scelti da lui, come un divino Armagnac del 1966 o una Pelinkovac croata perfetta per quelli come noi che ancora si ricordano quando “si andava in Yugo a far benzina perchè costava meno”. Ma forse un’immagine parla più di mille parole, per esprimere il meticciato culturale di toscanità e napoletanità che si respira da Aminto:

Sua Maestà la bistecca e il suo popolo di caffettiere.

Non esiste un posto così in tutta la Campania. Letteralmente. Io, che come Aminto mi divido tra Campania e Chianti, mi sentivo a casa. I miei commensali, invece, erano palesemente e felicemente sorpresi, perché mai prima, in quell’angolo di mondo – per molti versi brutto e sporco – avevano provato un’esperienza così piacevole, per il corpo e per l’anima.

Da Aminto, a meno che non viviate in zona e vogliate un pranzo fatto bene e velocemente, la sera si va solo su prenotazione. Ma non fraintendete: non si tratta di esclusività, al contrario; Aminto ci tiene a mantenere un’atmosfera di convivialità e di condivisione tra i commensali e a garantire loro una serata in cui ciascuno possa godere della massima attenzione sua e del suo staff, e da qui l’esigenza logistica della prenotazione obbligatoria. Se quindi pensate di andare da Aminto per mangiare una buona bistecca e spendere dei soldi, non fatelo. Andateci solo se volete stare bene per una sera, farvi coccolare, scordarvi dei vostri guai, raccontare o ascoltare una storia, portarci le persone a cui volete bene.

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Emiliano Wass
Emiliano Wass
Antropologo, docente universitario, consulente editoriale, traduttore e curatore. giornalista pubblicista. All'enogastronomia arriva dall'antropologia, convinto che il cibo sia l'unico vero elemento identitario delle persone. Ha svolto lavoro di campo in Messico, occupandosi di diritti e tradizioni indigene. Ha scritto su Finzioni, Doppiozero, Scrivo.me, Distillerie.it, FirenzeToday.

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