Identità, qualità e rispetto della materia prima creano un fil rouge tra l’azienda friulana Aquila del Torre e la cucina del Four Seasons Firenze

Michele Ciani, enologo e proprietario di Aquila del Torre, lo chiama “l’effetto Savorgnano”. A est del villaggio Savoragno del Torre, nella parte più settentrionale della denominazione Friuli Colli Orientali, le condizioni pedoclimatiche sono uniche e influenzano sensibilmente le qualità organolettiche del vino. Non il classico tormentone di ogni viticultore, ma peculiarità evidenti che hanno candidato l’areale a diventare la prossima sottozona della DOC. Escursioni termiche più importanti, maggiori piovosità e temperature medie minori. Le radici, invece, affondano nella ponca, impasto stratificato di marna, calcare e arenaria originato da frane sottomarine riaffiorate in tempi recenti insieme a tracce fossili.

Aquila del Torre

In questo contesto privilegiato si estendono diciotto ettari vitati immersi nella vegetazione spontanea. Un anfiteatro naturale con pendii scoscesi, localizzato tra le vette più alte delle Alpi Giulie e la costa dell’Alto Adriatico. Al centro, esposte al sud, si trovano le varietà rosse: Merlot e Refosco dal peduncolo rosso. Il Sauvignon Blanc è orientato a est, mentre a ovest cresce il Friuliano; sulla cresta della collina viene coltivato Picolit e Riesling renano.

L’azienda Aquila del Torre

L’azienda, a a conduzione familiare, è il cuore di quella che era agli inizi del secolo scorso era una fattoria ad indirizzo misto. Più di 300 ettari che furono prima bonificati, poi ridimensionati. Oggi Aquila del Torre conta 84 ettari tra boschi cedui, vigneti e oliveti; la zona più vocata è stata terrazzata e dedicata alla produzione vinicola. In vigna si interviene il meno possibile: Aquila del Torre, certificata biologica dal 2013, promuove lo sviluppo della biodiversità creando una sinergia tra la vegetazione, gli animali e l’uomo. Interventi a cavallo, arnie posizionate tra il vigneto ed il bosco e  pratiche biodinamiche mirano a preservare la vitalità del terreno e a stimolarla. In cantina, le uve di ogni appezzamento vengono vinificate separatamente con l’utilizzo di soli lieviti indigeni per enfatizzare le differenze varietali e l’origine territoriale. Punto fermo dell’azienda è anche la sosta prolungata sulle fecce fini per l’arricchimento del quadro aromatico.

«La nostra non è un’azienda tradizionale e si trova in uno stato di metamorfosi continua –afferma Michele Ciani – Il team negli anni è cambiato ma ogni membro ha dato il suo apporto e lo ha poi lasciato in eredità all’azienda. Il lavoro svolto in vigna è attento, rigoroso e rispettoso dei tempi delle stagioni, il lavoro in cantina è votato all’eliminazione del superfluo, a intervenire il meno possibile affinché il vino abbia una forte identità. Tutto ciò doveva chiaramente emergere dalle etichette, mettendo in primo piano un carattere, un’anima, tutto quello che è necessario per conferire un’identità, nulla di più».

I vini e la cucina

Abbiamo assaggiato i vini di Aquila della Torre in abbinamento ai piatto dello chef Paolo Lavezzini del “Palagio” del Four Seasons Firenze. Ecco com’è andata

At Friulano 2019 – Un vino fresco e vivace che profuma di primavera e che racchiude un cuore salino e ammandorlato.

Wine Pairing -Carpaccio di ricciola con burrata e zucchini

At Oasi 2018 -Un Picolit decisamente fuori dagli schemi: mandarino candito e sbuffi balsamici si fondono a pennellate di vaniglia, in un sorso lungo e cremoso.

Wine Pairing – Risotto ai pomodori e pecorino affinato in grotta

At Sauvignon Blanc 2019 – Un Sauvignon sui generis, che fonde tipicità e originalità. Pesca bianca, frutta tropicale e tanta sapidità iodata.

I vini di Aquila del Torre

At Riesling 2018 – Pietra focaia, pompelmo e erbette balsamiche, sorso teso e vibrante. Un Riesling mediterraneo “che guarda al nord”.

Wine Pairing – Raviolo di ricotta di pecora con spinaci, burro di epicrisi e Parmigiano Reggiano 36 mesi di vacche brune

Refosco dal Peduncolo Rosso 2016 – Pieno e succoso, con tannini ancora in fieri, ingentilito da piccoli frutti rossi e spezie dolci.

Wine Pairing – Petto di papera al vermouth Winestillery, asparagi, yogurt e polline (in basso)

Paolo Lavezzini

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