Novant’anni di storia attraverso un verticale di 12 annate di Villa di Capezzana: un viaggio nel tempo per conoscere un’azienda, una famiglia, un vino – il Carmignano Docg – e il suo territorio

È un viaggio a ritroso nel tempo all’insegna del Carmignano Docg, quello compiuto dalla Tenuta di Capezzana dei conti Contini Bonacossi, partendo all’annata 2017 per arrivare a quella 1930, guidato dall’enologo Franco Bernabei insieme a Benedetta, Beatrice e Filippo Contini Bonacossi che ha permesso di ripercorrere la storia di questo meraviglioso angolo vitivinicolo pensando anche al cambiamento storico, culturale, agricolo e tecnologico.

Nella zona di Capezzana la vite e l’ulivo erano presenti fin dall’epoca etrusca anche se hanno avuto il primo impulso produttivo in epoca romana. Ma è tra la fine del ‘500 e l’inizio del ‘600 che il Carmignano ha il suo primo, grande sviluppo. Situata a nord est di Firenze, quest’area fu definita “vocata al vino” nel famoso bando del 1716 dal Gran Duca Cosimo III de Medici con il quale per la prima volta al mondo vennero delimitate le zone di produzione del Chianti Classico, Valdarno di Sopra, Pomino /Chianti Rufina e Carmignano, appunto. I Medici avevano in questa zona fin dal Rinascimento il loro “buen ritiro” grazie alla presenza di tre ville: Artimino, La Magia e Poggio a Caiano ed era indicata come la zona di produzione vitivinicola del Granduca dove vennero piantati oltre al Sangiovese anche il Cabernet Franc e Cabernet Sauvignon, la famosa “uva Francesca” (ovvero francese). Infine, nel 1975  fu riconosciuta  la Doc Carmignano, retroattiva   – per il vino invecchiato – fino alla vendemmia 1969 e, nel 1990  venne ottenuta la Docg retroattiva fino al 1988.

Capezzana è una delle più antiche aziende vinicole d’Italia e produce vino nel Carmignano da più di 1200 anni.  La proprietà si estende per 650 ettari di cui 68 a vigneti, 140 dedicati alla coltivazione delle olive e il resto boschivo e seminativo. L’azienda si trova compresa all’interno del “Barco Reale”, un’antica riserva di caccia istituita dal Granduca Ferdinando II de’ Medici nel 17 maggio 1626 e ha mantenuto nei secoli la sua integrità.

Il vino prodotto è frutto di terreni eterogenei per suoli, esposizione, condizioni microclimatiche, che rendono questo luogo unico. Il terreno nella varie zone di Capezzana è composto da frana sottomarina, galestro, alberese, argilla gialla e verde, tufo e ghiaia. Una tale eterogeneità che dona al vino complessità ed eleganza. Il microclima è particolare, diverso da altre zone vitivinicole toscane: a nord l’area guarda al Montalbano, davanti ha gli Appennini con il Monte Cimone che garantiscono forti escursioni termiche, caldo e pioggia in estate e ventilazione. Le vigne hanno esposizione e età diverse. La più vecchia ha cinquantacinque anni e le più giovani sono state piantate di recente. Attualmente vengono coltivate: Sangiovese, Cabernet Sauvignon e Franc, Canaiolo, Trebbiano, Chardonnay, San Colombano, Merlot e Syrah.

La famiglia Contini Bonacossi ha adottato un sistema agricolo biologico. Questa scelta non è solo servita a produrre un prodotto salubre con massima espressione del territorio, ma protegge anche un’enorme area verde conservando la sua biodiversità. Nonostante ciò L’azienda porta avanti dal 1920, anno di acquisto della proprietà, la sua attività producendo vini all’insegna della sua storia, della tradizione e della territorialità. “Tradizione non come una statua ferma e statica, ma come una scia di una nave in continuo movimento”, diceva Ugo Contini Bonacossi

Oggi Capezzana – microcosmo con wine bar, Relais con camere, Villa di Trefiano, cooking class e degustazioni di vino e olio – è guidata da Benedetta Contini Bonacossi responsabile della produzione enologica, Beatrice direttore commerciale e Filippo, che si occupa del settore finanziario e della produzione dell’olio, fanno tutti parte della quarta generazione della famiglia. In azienda è arrivata anche la quinta generazione, con Gaddo, responsabile della campagna e Serena che si occupa dell’ospitalità e affianca Beatrice anche nella parte commerciale. La famiglia Contini Bonacossi è custode della storia e ne preserva la memoria.

Ma torniamo alla degustazione delle dodici annate: 2017, 2016 (le prime certificate biologiche), 2010, 2006, 1998,  1995, 1988,  1981, 1977, 1974, 1969 e 1930. Dodici vini che, nonostante le differenze, esaltano il territorio e la loro eccellente qualità. Nei dodici vini si trovano tratti comuni nel profumo e nel gusto. Ovviamente il colore passa dal colore rubino brillante delle annate più giovani al porpora e al granato di quelle più vecchie. Il tannino diventa con l’invecchiamento meno aggressivo e sempre più morbido e setoso.

Al naso si sente la viola, i frutti neri (more, mirtilli e prugna), la macchia mediterranea, le erbe officinali, il sottobosco, le spezie, talvolta più dolci, talvolta i chiodi di garofano o la noce moscata, il tabacco, la liquirizia, la china, le note balsamiche. Al gusto la freschezza, l’acidità e la sapidità si attenuano con l’andare del tempo ma rimangono presenti come la persistenza. Certo, l’andamento climatico e l’invecchiamento fanno la differenza anche se sono tutti vini che promettono longevità e sarebbe piacevole degustarli nuovamente fra dieci o vent’anni. Non a caso ogni anno dal 2006 vengono tenute da parte tremila bottiglie di Villa di Capezzana, per poterle proporre dopo dieci anni dalla vendemmia.

Questi dodici vini raccontano davvero una storia attraverso il loro colore, profumo e gusto. Come non pensare al passaggio dalla mezzadria ad azienda moderna avvenuto negli anni ’60 con Ugo Contini Bonacossi che in quel periodo iniziò ad esportare all’estero. Fa ricordare al modo in cui si vendemmiava e si produceva il vino negli anni ’20 e ’30 o nel dopoguerra e come lo si fa oggi con l’auto delle macchine e della tecnologia. Pensare che ancora nel 1975 l’uva veniva pigiata con il raspo, donando così al tannino anche una nota leggermente amaricante, mente da tempo ormai la pigiatura avviene dopo il diraspamento. E che dire dell’annata 1969, la prima della Doc Carmignano (seppur retroattiva), di cui la prima bottiglia si trova ancora all’Enoteca Pinchiorri di Firenze? Un vino che ancora oggi mostra tutta la sua forza, eccellenza, piacevolezza e longevità. E come non pensare alla prima vendemmia della famiglia Contini Bonacossi nel 1925? Oppure al passaggio dei tedeschi durante la seconda Guerra Mondiale che costrinse la famiglia Contini Bonacossi a murare le cantine con le botti e le barrique per nasconderle quando ancora Capezzana era una fattoria che comprendeva anche l’allevamento degli animali (rubati dai nazisti e mai ripreso). Due parole sull’ultima annata degustata: quella del 1930. Ḕ raro degustare un vino così vecchio ma assolutamente qualitativamente eccellente e longevo che ci riporta ad un mondo rurale che ormai non c’è più. Ha un colore ormai aranciato ma al naso si sentono le erbe officinali, la china, il rabarbaro, un leggero incenso e una lieve nota affumicata. In bocca è ancora un po’ acidulo, il tannino è setoso e avvolgente, se avverte ancora una lieve sapidità, ha un bel retrogusto e persistenza. Un vino che mostra ancora, dopo 90 anni, la sua eleganza e che sa donare ancora, al di là dei tecnicismi, tanta emozione. Come l’ha data questa degustazione.

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