Un nome che è da sempre sinonimo dello champagne, fino a identificare le pregiate bollicine francesi per antonomasia. Ma siete sicuri di sapere proprio tutto sul Dom Pérignon? Mettetevi alla prova

dom perignon

Il suo nome è diventato un sinonimo stesso dello champagne di alta qualità, fino a far coincidere – nel parlare comune, almeno – le pregiate bollicine francesi con l’iconico brand d’Oltralpe. Un po’ come accaduto con marchi aziendali divenute parole di uso comune, da Scottex a Post-it, da Kleenex a Borotalco. Persino gli astemi, in fondo, hanno sentito almeno una volta parlare di Dom Pérignon. Eppure non è detto che tutti conoscano davvero questo champagne, anzi. Ecco perché oggi vi raccontiamo 10 cose che (probabilmente) non sapete su Dom Pérignon.

1 ) Non è un’azienda, ma è prodotto da Moët & Chandon (LVMH)
Contrariamente a quanto si può pensare, Dom Pérignon non è un’azienda in sé, ma uno champagne che viene prodotto dalla maison Moët & Chandon (oggi a sua volta acquisita dal colosso LVMH) sin dagli anni ’20 come sua cuvée di punta. La prima annata fu quella del 1921 e la prima bottiglia venne venduta solo nel 1936.

2) Prende il nome dall’omonimo monaco benedettino
Dom Pérignon ha un nome di battesimo: Pierre Pérignon, un monaco del 17° secolo che visse nell’abbazia di Hautvillers, a nord di Epernay, di cui era anche il maestro di cantina. Era convinto che il duro lavoro avvicinasse a Dio, il che ben si sposava col suo sogno di creare “il miglior vino del mondo”. Leggenda vuole che insegni questo metodo nel 1669 al benedettino Thierry Ruinart che permetterà ad un’altra famosa casa di champagne, la Maison Ruinart, di diventare la prima maison di champagne nel 1729.

3) Siamo sicuri che fu lui a inventare il metodo champenoise?
No, niente affatto: l’aggiunta di zucchero a un vino per avviare la seconda fermentazione è stata documentata almeno sei anni prima che Dom Pérignon entrasse nell’abbazia di Hautvillers. Ciò non significa però che il monaco non abbia apportato importanti innovazioni nella produzione di champagne: pensiamo alla miscelazione di uve, al primo utilizzo di tappi di sughero per tappare le bottiglie (in precedenza si utilizzavano stoppa e cera fusa) e della gabbietta, che all’epoca non era realizzata in metallo ma con fili di canapa intrecciati.

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4) Non può essere etichettato come “Grand Cru”
Nella regione dello Champagne, soltanto alcuni vigneti sono classificati come Grand Cru e per potersi fregiare di questo titolo uno champagne deve essere prodotto solo da questi vigneti. Invece il Dom Pérignon è prodotto con molte uve provenienti dai vigneti Grand Cru, e ogni miscela include sempre uve provenienti dalla trama originale nell’abbazia di Hautvillers.

5) Dom Pérignon è sempre uno champagne millesimato
Ogni imbottigliamento di Dom Pérignon contiene uve di un solo anno, a dimostrazione delle caratteristiche uniche di quell’annata. Di conseguenza, non esistono in commercio bottiglie di Dom Pérignon senza l’indicazione del millesimo. Ecco perché di alcune annate – circa il 40% – non esistono bottiglie né è possibile definire a priori quante bottiglie verranno prodotte in un anno, in accordo con la scelta dello chef de cave di Dom Pérignon, attualmente Richard Geoffroy.

6) È sempre un blend di Pinot noir e Chardonnay
Anche se non è possibile pianificare una produzione, questa in genere non scende mai sotto i 2 milioni di bottiglie, che in genere non bastano neppure a soddisfare le prenotazioni. In compenso, sappiamo che – anche se le percentuali cambiano da annata a annata, tra un 50/50 e un 60/40 a favore di una delle uve – il vino si basa sempre su un blend di Pinot noir e Chardonnay.

7) Invecchia almeno per 9 anni, ma spesso ben più a lungo
Le bottiglie di Dom Pérignon vengono commercializzate in tre fasi denominate “Plénitudes”: la prima si chiama Dom Pérignon Vintage e viene commercializzata circa 9 anni dopo la vendemmia, la seconda raggiunge la sua seconda pienezza dopo 12-15 anni e si chiama Dom Pérignon P2. Infine, l’ultima plénitudeDom Pérignon P3, viene immessa sul mercato dopo circa 25 anni. Il progressivo invecchiamento sui lieviti, indicato dalla dicitura P1, P2 o P3 sul foglio, conferisce al vino complessità e ricchezza.

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8) Esistono alcune versioni speciali di Dom Pérignon
Dal rosé alle special edition, esiste una serie di varianti di questo champagne, sia nel packaging che nel prodotto in sé. Realizzato per la prima volta nel 1959, ad esempio, il rosé è spesso più costoso di quello standard. Entrambi sono single-vintage, ma il rosé è a base di Pinot Nero. Grazie alla collaborazione con artisti famosi, è stata creata una bottiglia Dom Pérignon luminosa – la cui etichetta brilla al buio – o bottiglie eccezionali in edizioni limitate, come la Dom Pérignon Rosé Vintage Box Gold 2000.

9) È stato scelto per il matrimonio del secolo tra Carlo e Diana
Nel 1981, per il matrimonio tra il principe Carlo e Diana Spencer, la coppia reale versò l’annata del 1961 in onore dell’anno di nascita della sposa. Secondo i bene informati, nell’occasione sono state consegnate 99 bottiglie e ovviamente sono state tutte consumate.

10) È stato uno dei primi vini battuto all’asta a raggiungere quotazioni top
Le ultime bottiglie in commercio della storica annata 1921, la prima di produzione, sono state vendute nel 2004 da Christie’s a New York per oltre 24mila dollari. Nel 2010, invece, durante un’asta a Hong Kong un milionario si è aggiudicato un’intera verticale di Dom Pérignon Rosé Œnothèque per oltre 170mila dollari.

Insomma, (anche) per questi 10 motivi lo champagne Dom Pérignon è una cuvée rara ed eccezionale, un’opera di pazienza e passione all’origine di una delle icone di stile più prestigiose al mondo.

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Marco Gemelli
Marco Gemelli, classe 1978, sposato con due bimbi, giornalista professionista dal 2007, è membro della World Gourmet Society e dell'Associazione Stampa Enogastroagroalimentare Toscana. E’ stato redattore ordinario al quotidiano Il Giornale della Toscana, dove per anni si è occupato di cronaca bianca e nera, inchieste, scuola e università, economia, turismo, moda ed enogastronomia. In seno alla stessa testata è curatore dell’inserto semestrale Speciale Pitti Uomo. Oggi è un libero professionista: collabora con diverse testate – sia online che cartacee – nel settore degli eventi e delle eccellenze del territorio, in particolar modo nel campo enogastronomico. E’ coideatore del progetto “Le cene della legalità” (2013) e autore de “L’Opera a Tavola” (2014), nonchè fondatore del sito www.itrelforchettieri.it, embrione del Forchettiere.