Dal 2005 al ristorante Piccolo Principe (Grand Hotel Principe di Piemonte, Viareggio) lo chef Giuseppe Mancino ha il record per il più giovane bistellato per più tempo all’interno della stessa cucina

Lasciata la splendida vista sul mare di Viareggio dal roof top del Grand Hotel Principe di Piemonte, la sala del Piccolo Principe, adesso al piano terra, acquista in tranquillità ed eleganza. Quasi come fosse una lussuosa veranda, oggi la sala si sviluppa verticalmente lungo le vetrate che danno sulla passeggiata. Tocchi dorati, tavoli rotondi, ampi e notevolmente distanziati tra di loro, mise en place minimal chic e fiori freschi ne caratterizzano l’arredamento.

chef giuseppe mancino

E’ qui che dal 2005 lavora l’executive chef Giuseppe Mancino, classe 1981, dopo aver avuto varie esperienze lavorative in ristoranti stellati in italia – ricordiamo nel 2003 l’incontro illuminante con Gualtiero Marchesi all’Albereta dove lavora come chef de partie – ed all’estero, tra i quali il Louis XV di Principato di Monaco alla corte di Alain Ducasse. Dopo soli tre anni, a novembre 2008, arriva la prima stella Michelin e nel 2014 la seconda. Da allora il ristorante mantiene le due stelle Michelin ed é stato premiato con 3 forchette dal Gambero Rosso (2021). A gennaio 2022, il ristorante Il Piccolo Principe è entrato a far parte dell’Associazione Le Soste, nata nel 1982 per promuovere una cultura enogastronomica di altissimo livello.

Quello tra Giuseppe Mancino ed il Piccolo Principe è un matrimonio lungo 17 anni che lo incorona il più giovane chef bistellato per più lungo tempo all’interno della stessa cucina. Tuttavia non è soltanto l’executive chef del Piccolo Principe, bensì il vero cuore pulsante della ristorazione del Grand Hotel Principe di Piemonte: lo chef cura infatti anche le proposte per la prima colazione, per il Maitò Viareggio (adesso sul roof top dell’hotel) e per il lounge bar.

chef giuseppe mancino

La cucina di chef Giuseppe Mancino ha molte sfaccettature, è in continua evoluzione e non rimane imprigionata in limitanti cliché poi difficili da seguire. Gusti decisi, creazioni ricercate ed armoniche. Certamente tiene conto delle proprie radici campane, della Toscana nella quale oramai risiede da tempo ma anche dell’esperienza dei suoi viaggi all’estero, Francia ed Asia in primis. Una cucina etica e rispettosa della materia prima e del cliente, del gusto e dell’estetica del plating. La grande abilità dello chef è il saper tirar fuori il meglio da ogni materia prima utilizzata, legandola assieme alle altre in totale armonia, come le note in uno spartito.

Nel menù sono presenti tre diversi percorsi degustazione: I Classici (6 portate), L’Essenziale (8 portate) e L’Esperienza (10 portate), in alternativa è offerta ai commensali la possibilità di scegliere à la carte. Tra i piatti assaggiati merita menzione la Triglia con maionese al nero di seppia, bietola e salsa al cacciucco. La croccantezza della triglia e la sua sapidità contrastano perfettamente con la morbidezza e l’amarognolo della bietola e con la delicatezza della maionese al nero di seppia. La salsa al cacciucco, per niente invadente, è la perfetta chiusura del cerchio gustativo.

chef giuseppe mancino

Impossibile non parlare del piatto signature dello chef, la Calamarata di Gragnano servita sottovetro, con frutti di mare, crostacei, punte di asparagi. La cottura della pasta viene terminata in vasocottura e portata al tavolo direttamente nel vasetto, nel quale, agitandolo, viene completata la mantecatura. All’apertura del barattolo esplodono tutti i profumi degli ingredienti che, all’assaggio, incontrano piena corrispondenza in piacevolissime sensazioni gustative. L’obiettivo dello chef è quindi pienamente raggiunto: far venire un’immediata voglia di mangiare il secondo boccone subito dopo aver assaggiato il primo. Il servizio di sala é professionale, attento ma non impettito. Carta vini profonda con presenza d’importanti etichette italiane e non.

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