Senio Venturi e il suo Asinello sono gli artefici del “fenomeno” Villa a Sesta (Siena), un angolo di Chianti Classico con uno dei più alti rapporti tra numero di stelle Michelin e densità di popolazione. Ecco il ristorante che sovverte molti dogmi legati alla Rossa

senio venturi chef

Se esistesse un decalogo che insegnasse a conquistare la stella Michelin – e probabilmente ne esiste più d’uno, spulciando in rete, con diverso grado di autorevolezza e serietà – di certo l’Asinello a Villa a Sesta (Castelnuovo Berardenga, Siena) infrangerebbe molte di quelle regole e di quei suggerimenti. Già, perché il ristorante guidato dallo chef Senio Venturi è forse la trasposizione in chiave gastronomica di quello che a suo tempo fu lo spirito dell’American dream, ossia la possibilità di inseguire e raggiungere i propri sogni seguendo strade diverse da quelle già tracciate.

A ben vedere, l’Asinello ha ottenuto l’anno scorso la sua prima stella Michelin infrangendo molti dei presunti dogmi che regolano il mondo della “Rossa”: la vicinanza geografica con un altro locale di analoga categoria (e a una manciata di passi troviamo la “Bottega del 30” di Helene Stoquelet) più una serie di dettagli come la ghiaia per terra, i tavoli diversi uno dall’altro, il gatto a passeggio tra i tavoli prima dell’inizio del servizio, la compresenza della casa al primo piano e della “bottega” al piano terra, la sensazione (piacevolissima, peraltro) di trovarsi in un giardino non così diverso da quello di una casa di campagna.

Siamo a Villa a Sesta, dove ogni anno si tiene Dit’unto, la rassegna dedicata allo street food di qualità che porta in questo angolo di Chianti Classico chef stellati e non da tutta la Toscana. Qui vivono e lavorano Senio Venturi e la moglie Elisa Bianchini, chef e direttrice di sala del ristorante. L’Asinello prende questo nome sia perché il locale ospitava una stalla per asini, sia perché – per dirla con le parole di Elisa – “siamo stati testardi come muli, quando abbiamo voluto aprire”.

E nell’Asinello convergono tutte le passioni di Senio: la Vespa 125 che fa mostra di sé nel giardino, il pianoforte in sala, la falegnameria (è lui ad aver costruito molti dei tavoli) e last but not least la cucina. Passione, quest’ultima, che lo chef porta incisa sulla pelle: i tatuaggi sul braccio mostrano gli attrezzi del mestiere – coltello e frusta – e le materie prime più amate, come triglia e dragoncello.

lingua senio venturi ph. Luca Managlia

Al suo primo anno nell’elenco più prestigioso della “Rossa”, la cucina di Senio Venturi è ben legata alle radici del suo territorio, di cui può dirsi espressione proponendo elementi come la panzanella con gazpacho di peperoni o la pralina di fegatini tra gli antipasti, o la cacciagione – lepre tra i primi e daino tra i secondi, nel nostro caso. La si può provare lasciandosi guidare in due menu degustazione, da quattro portate (55 euro) o cinque (65), con piatti alla carta a scelta dello chef.

Tra gli antipasti di Senio Venturi all’Asinello – con prezzi tra i 15 e i 18 euro – c’è la Zuppa di funghi e vitello, piatto che fa da preludio all’autunno celebrandone uno dei prodotti principe. Da provare anche la lingua di manzo con mele e dragoncello, che invece onora una delle erbe preferite dallo chef.

pappardelle ph. @Luca Managlia

L’attenzione per la cucina di stampo toscano è evidente anche nei primi, in carta tra i 17 e i 18 euro, soprattutto nelle pappardelle al ragù di lepre al coltello e pomodori confit, con questi ultimi che danno un tocco speciale al piatto. Degna alternativa è il raviolo di faraona in umido con zucchine e maggiorana: un piatto dal finale amarognolo che conferisce personalità.

daino senio venturi ph Luca Managlia

Tra i secondi piatti dell’Asinello, in menù a prezzi compresi tra 25 e 29 euro, Senio Venturi oscilla tra piatti “muscolari” come il piccione di Laura Peri a un interessante petto d’anatra con prugnole selvatiche e alloro, fino a un filetto di daino con ribes, friggitelli e senape (foto in alto).

senio venturi chef asinello

A conti fatti Senio Venturi e il suo Asinello sono un po’ gli artefici del “fenomeno” Villa a Sesta (Siena), un angolo di Chianti Classico con uno dei più elevati rapporti tra numero di stelle Michelin e densità di popolazione, almeno in Italia. Ecco le sue parole, nel video di Luca Managlia:

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Marco Gemelli
Marco Gemelli, classe 1978, sposato con due bimbi, giornalista professionista dal 2007, è membro della World Gourmet Society e dell'Associazione Stampa Enogastroagroalimentare Toscana. E’ stato redattore ordinario al quotidiano Il Giornale della Toscana, dove per anni si è occupato di cronaca bianca e nera, inchieste, scuola e università, economia, turismo, moda ed enogastronomia. In seno alla stessa testata è curatore dell’inserto semestrale Speciale Pitti Uomo. Oggi è un libero professionista: collabora con diverse testate – sia online che cartacee – nel settore degli eventi e delle eccellenze del territorio, in particolar modo nel campo enogastronomico. E’ coideatore del progetto “Le cene della legalità” (2013) e autore de “L’Opera a Tavola” (2014), nonchè fondatore del sito www.itrelforchettieri.it, embrione del Forchettiere.

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