FAC: i cinque motivi per andare a provare la nuova avventura di Simone Cipriani

FAC: i cinque motivi per andare a provare la nuova avventura di Simone Cipriani

Dalla scelta di abbondanti piatti espressi alle bowl pensate come una catena di montaggio, dal budget abbordabile alle mise quadrettate fino alla prossima novità (il piatto della nonna): ecco 5 motivi per andare a provare FAC (FAst & Casual), la nuova avventura by Simone Cipriani al primo piano di Eataly Firenze

FAC: i cinque motivi per andare a provare la nuova avventura di Simone Cipriani

Turismo mordi e fuggi, a Firenze? Ok, ma almeno facciamoglielo mordere per bene. Questo devono aver pensato Simone Cipriani e co. quando hanno immaginato cosa sarebbe stato FAC (FAst & Casual), il nuovo progetto gastronomico inaugurato lunedì scorso al primo piano di Eataly Firenze e destinato a restare in via Martelli per almeno 3 anni. Al di là della pronuncia, simile sia a Faq che a F*ck, FAC è stato ideato per consentire a turisti e fiorentini di passaggio di concedersi un tocco di buona cucina senza spendere troppo, e soprattutto in tempi veloci. Per il giovane talento toscano e la sua brigata si tratta di cimentarsi con i prodotti del colosso di Oscar Farinetti, dando vita a un progetto che punta – come detto – sia sulla velocità del servizio sia sulla praticità di uno street food “pratico, disinvolto, confortevole”. Ecco allora i 5 motivi per andare a provare FAC.

FAC: i cinque motivi per andare a provare la nuova avventura di Simone Cipriani

1) Si mangia in massimo 10 minuti (5 per i piatti freddi)

Dal momento in cui ci si siede a tavola (60 coperti al chiuso, altrettanti nello spazio esterno) a quello in cui il cameriere arriva col piatto passano non più di 10 minuti, che diventano 4-5 nel caso della bowl. La velocità è uno dei fattori su cui Simone Cipriani ha puntato sin da subito, quando ideava il menù, partendo dal presupposto che il Fast and Casual è la nuova frontiera della ristorazione veloce: le persone sono sempre più attente a ciò che mangiano ma hanno sempre meno tempo, quindi si cerca di lavorare prodotti freschi da servire velocemente.

FAC: i cinque motivi per andare a provare la nuova avventura di Simone Cipriani

2) I piatti sono piuttosto abbondanti e non costano più di 15 euro

FAC nasce dalla voglia di chef Simone di lavorare su un concetto di ristorazione informale partendo dalle ricette della tradizione italiana. Ecco dunque, in un menù sui generis (Lui è Gigio. Gigio è goloso. Fai come Gigio), susseguirsi antipasti come il taco lasagna, la pappa donuts – ormai un cult di Cipriani – o la trippa fritta e il crostone di lesso rifatto. Sfiziosi i coccoli mais e maiale, tutti con prezzi tra i 5 e i 6 euro. A livello di main course, la scelta è tra ravioli di salsiccia e stracchino con friarielli e briciole, il brasato di manzo al vino rosso, il baccalà alla livornese o il galletto fritto con rosmarino e paprika. Il tutto tra i 13 e i 15 euro. A conti fatti, un pranzo viene non più di 20 euro, not bad.

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3) Con la bowl ti costruisci il piatto da te

Avete presente il menù “Costruisci la tua insalata”? Ecco, qualcosa di simile ma con la differenza che la scelta cade tra 18 ingredienti raggruppati a tre alla volta. Si può scegliere tra una base di riso, fregola o farro, così come tra pollo alla cacciatora, arista brasata o verdure in umido. E ancora: salsa tzatziki, su-miso o chimichurri, mentre la parte croccante può essere affidata a granella di nocciole, briciole di pane o mix di semi. Insomma, se il calcolo combinatorio non trae in inganno sono 360 diverse combinazioni. A realizzarle, una catena di montaggio che può portare alla realizzazione della bowl – fredda, naturalmente – in appena un minuto.

FAC: i cinque motivi per andare a provare la nuova avventura di Simone Cipriani

4) Le mise quadrettate

Ormai è noto che Simone Cipriani e i suoi soci rifuggono l’ordinarietà. Ecco dunque che a FAC la divisa d’ordinanza è rigorosamente una camicia quadrettata, preferibilmente di colore giallo canarino, in linea con i colori ufficiali del ristorante. Bando alle divise da chef, almeno in questo caso: dallo chef al personale di sala coordinato da Sabrina Somigli, vecchia (ma non anagraficamente) conoscenza della ristorazione toscana. Il giallo e nero è presente un po’ ovunque, mentre i tavoli sono stati realizzati richiamando il logo.

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5) Sta arrivando il piatto della nonna

Il tempo di rodare i meccanismi, e già nei prossimi mesi arriverà una novità: prendendo spunto dal “piatto di nonna Paola” presentato all’Essenziale per il brunch domenicale, anche FAC si appresta ad avere in carta – oltre a qualche fuori menù deciso da Simone last minute – un piatto al mese scelto tra quelli delle nonne. Le candidature si apriranno presto per le anziane signore che vorranno presentare un piatto e prepararlo. Se riusciranno a convincere lo chef, il piatto potrebbe finire in carta.

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5+1) Ti porti via la matita usata per ordinare. Come da Ikea.

Già. Proprio come nei negozi della catena svedese, il cliente di FAC si può portare a casa la matita gialla e nera usata per l’ordinazione. “Stolen” (rubata) recita la scritta. Se non è marketing questo….

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Marco Gemelli

Marco Gemelli, classe 1978, sposato con due bimbi, giornalista professionista dal 2007, è membro della World Gourmet Society e dell'Associazione Stampa Enogastroagroalimentare Toscana. E’ stato redattore ordinario al quotidiano Il Giornale della Toscana, dove per anni si è occupato di cronaca bianca e nera, inchieste, scuola e università, economia, turismo, moda ed enogastronomia. In seno alla stessa testata è curatore dell’inserto semestrale Speciale Pitti Uomo. Oggi è un libero professionista: collabora con diverse testate – sia online che cartacee – nel settore degli eventi e delle eccellenze del territorio, in particolar modo nel campo enogastronomico. E’ coideatore del progetto “Le cene della legalità” (2013) e autore de “L’Opera a Tavola” (2014), nonchè fondatore del sito www.itreforchettieri.it, embrione del Forchettiere. Gestisce infine un Bed & Breakfast a Firenze (www.damilaflorence.com).

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