Abbiamo provato il Fashion Foodballer Firenze, uno dei locali della movida con velleità di buona ristorazione. Promosso a pieni voti per l’ambiente e l’ispirazione calcistica, ma in cucina e in sala c’è ancora tanto da fare. Ecco dove e perché

Fashion Foodballer Firenze

Al Fashion Foodballer Firenze c’eravamo stati la prima volta per il vernissage, l’inaugurazione (qui) e – ben consapevoli che quella non è mai l’occasione giusta per giudicare un ristorante – ci siamo tornati mesi dopo, anche incuriositi dal buon esito del God Save The Wine dedicato al mondo del calcio (ottima trovata, by the way). Con la dovuta calma abbiamo quindi potuto guardarci intorno, sperimentare cucina e sala, verificare insomma l’esperienza a 360° e saggiare le velleità di buona ristorazione che la struttura sembra voler spingere.

Fashion Foodballer Firenze

Bene, sul fronte della location e dell’ispirazione concettuale nulla da ridire, anzi. Il calcio tira a ogni latitudine e al Fashion Foodballer Firenze hanno saputo ben sfruttare la passione nazionale trasformando piazza Strozzi nel ‘vero’ (mi perdoni Fino Fini…) museo fiorentino del calcio globale. Brillante ad esempio l’idea di una serie di memorabilia attaccata alle pareti, con coppe, magliette, scarpe appartenuti ai grandi del calcio mondiale, così come quella di allestire alcuni tavoli sui calcetti (o calcio balilla).

Fashion Foodballer Firenze

È sul fronte della cucina e della sala, che i margini di miglioramento si fanno notevoli. Visito il Fashion Foodballer Firenze in un venerdì sera di marzo, e – nonostante alle 20.30 fossi ancora l’unico presente – vengo fatto accomodare a un tavolo con vista… sulla cucina. C’erano molti altri posti, bastava semplicemente sistemarmi dall’altra parte del tavolo. Così avrei visto il 10 azzurro di Diego Maradona o quello rossonero di Ruud Gullit anziché le scale che portano in cucina. Il tovagliolo di stoffa arriva solo più tardi: era sugli altri tavoli, non sul mio (dove però c’era quello di carta).

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Ordino un antipasto di gamberoni e un secondo, tonno scottato in crosta di sesamo. La prima portata arriva dopo pochi minuti, mentre mi concedo quattro passi attraverso le leggende del calcio. Il piatto è buono, per carità, e in fondo non mi lascia perplesso il fatto che 3 gamberoni costino 14 euro (4,66 euro ciascuno). Conosco bene sia il food cost dei crostacei che gli affitti in piazza Strozzi, per cui sono lontano anni luce dallo scandalizzarmi per il prezzo pro-gambero. Ciò che invece mi lascia da pensare è che proprio mentre facevo due calcoli mi vedo passare una pizza margherita, indirizzata all’unico altro tavolo riempitosi nel frattempo. La guardo di sfuggita mentre viene servita, la osservo ancora mentre – boccone dopo boccone – sparisce nella vicina danza di coltello e forchetta. Bassa e col cornicione croccante (il che non è affatto un problema, intendiamoci: non a tutti può piacere la pizza napoletana), ma era davvero troppo simile alle pizze da supermercato per passare inosservata, soprattutto a 8 euro. Non faccio in tempo a fantasticare sulla pizza da 15 euro con bufala e tartufo fresco, che arriva il secondo piatto.

Fashion Foodballer Firenze

Preceduto da un amuse bouche gradito ma fuori tempo massimo – andrebbe servito prima dell’antipasto – arriva il tonno scottato in crosta di sesamo. Bello a vedersi, tradisce un difetto comune a molti (troppi) ristoranti contemporanei, anche di buon livello: la temperatura di servizio. Di fatto a metà del piatto il tonno è già freddo. Fin qui, comunque, mal comune mezzo gaudio: il vezzo diffuso di fotografare i piatti lo trasforma in un errore veniale, compartendone la responsabilità con chi si sofferma troppo sullo scatto. Il problema arriva con la crosta di sesamo: pensata per dare una nota di croccantezza al piatto e una leggera tostatura, in bocca è invece piuttosto dura e di difficile masticabilità. Non scrocchia sotto i denti, insomma, ma vi resta a imperituro ricordo.

Chiedo il conto: 34.50 euro (poi arrotondato a 30). Se avessi scelto diversamente dal menù, preso un calice di vino (a partire da 5 euro) e un dolce (da 6 euro) avrei facilmente sfiorato quota 50 euro, cenando da solo. A onor del vero, mi è stato offerto un prosecco all’inizio e un amaro alla fine, ma ho declinato in ambo i casi. A fine serata, prima di andare via (ma dopo aver pagato il conto…) mi fermo a fare due chiacchiere e chiedo lumi su una mia mail inviata alla direzione del locale 10 giorni prima senza però aver avuto mai alcuna risposta. Scopro così che per problemi tecnici non era mai stata letta, e che il menù del Fashion Foodballer Firenze sta per cambiare, ampliandosi in varietà e qualità rispetto alla mia esperienza in un venerdì (17) di marzo.