domenica 25 Ottobre 2026
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Jazz & Wine: la nona edizione del Firenze Jazz Festival si espande al buon vino

Sette appuntamenti a ingresso libero con ospiti d’eccezione per riflettere sul contemporaneo, tra musica e vino.

Firenze torna a vibrare dal 2 al 14 settembre con la nona edizione del Firenze Jazz Festival: più di cento artiste e artisti, una mappa di luoghi che intreccia l’Anfiteatro delle Cascine Ernesto De Pascale con le ville e i caffè della città, e un’identità visiva firmata dallo street artist PixelPancho sotto il claim “connected”, dichiarazione d’intenti di un’edizione che vuole accordare Firenze con i grandi festival internazionali. È un festival che non si limita alla musica e che quest’anno associa al senso dell’udito quello del gusto.

Quest’anno, infatti, i Wine Talk – Conversazioni attorno a un calice, curati dal Consorzio Chianti Rufina in collaborazione con The Florentine, sono il piccolo festival nel festival: sette incontri a ingresso libero, prima dei concerti, in cui il vino diventa chiave per leggere il contemporaneo. Non si parla solo di vitigni o denominazioni; si parla di libertà di movimento, di bellezza, di creatività, di come la cultura materiale del vino attraversi storie, arti e vite che cambiano. È un format semplice e potente: ci si siede, si ascolta, si brinda, e si esce con un’idea in più su come il gusto possa farsi linguaggio.

Il percorso comincia venerdì 5 settembre, ore 20:30, al Conventino Caffè Letterario con La libertà di movimento: il direttore del festival Francesco Astore e il direttore del Consorzio Francesco Sorelli dialogano con Tommaso Rosa (at – autolinee toscane) sull’articolo 13 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, legando mobilità, scambi e comunità. È un modo per dire che il vino, come il jazz, nasce dal viaggio e dalla mescolanza.

Sabato 6 settembre, ore 20:30, a Villa Bardini l’attenzione si sposta su La molecola della civiltà: Helen Farrell e Francesco Sorelli ripercorrono il viaggio del vino da Noè a Dioniso, dagli Etruschi ai Fenici, osservandone il ruolo nelle grandi contraddizioni umane, dall’amore alla follia. È una lezione di antropologia del gusto in uno dei belvedere più suggestivi della città.

Domenica 7 settembre, ore 20:30, ancora a Villa Bardini, ecco La bellezza salverà il mondo con Gabrielle Maria Taylor, presidente del Club Tornabuoni ed esperta d’arte: la bellezza come forza di trasformazione, con il vino a fare da ponte sensoriale tra percezione estetica e memoria.

La conversazione cambia registro mercoledì 10 settembre, ore 19:45, al Santarosa Bistrot, dove arrivano Debi Mazar e Gabriele Corcos: una vita ricostruita a Firenze tra cucina, musica, scrittura. Qui il calice accompagna un racconto di traslochi identitari, di appartenenze scelte, di quella convivialità che è cifra profonda della cultura alimentare italiana.

Nel weekend conclusivo, i Wine Talk si spostano all’Anfiteatro delle Cascine: venerdì 12 settembre, ore 20:30, L’intelligenza della mano con Alessandro Colombo(SCHOLA Academy) guarda all’alto artigianato come laboratorio di talento e innovazione; sabato 13, ore 20:30, la content creator Vanessa Reidt (The Tenaciousblonde)racconta il suo ponte Canada–Italia fatto di cucina e stile di vita; domenica 14 settembre, ore 21:30, Kacie Rose chiude con Viaggio di solo andata in Italia, storia di una migrazione sentimentale diventata lavoro di narrazione digitale. Tre calici, tre sguardi, tre modi diversi di leggere Firenze e il suo pubblico.

Per chi ama l’enogastronomia, questi appuntamenti sono un invito ad assaggiare la città in modalità lenta: si ascolta un’idea, si sorseggia un Chianti Rufina, si attraversa un luogo, e poi ci si muove verso il concerto con il senso di aver già cominciato la serata. Non è un pre-show, è un pre-parazione: il palato si allena alla complessità come l’orecchio si prepara all’improvvisazione. E il legame tra festival e territorio si rafforza anche in altri modi: il Main Stage Pass dei tre giorni finali include un brindisi offerto dal Consorzio, a suggellare l’idea di festa condivisa.

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Emiliano Wass
Emiliano Wass
Antropologo, docente universitario, consulente editoriale, traduttore e curatore. giornalista pubblicista. All'enogastronomia arriva dall'antropologia, convinto che il cibo sia l'unico vero elemento identitario delle persone. Ha svolto lavoro di campo in Messico, occupandosi di diritti e tradizioni indigene. Ha scritto su Finzioni, Doppiozero, Scrivo.me, Distillerie.it, FirenzeToday.

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