Ne combina un’altra delle sue l’enfant prodige della pizza casertana e italiana, Ciccio Vitiello. Dopo l’apertura di Vanvitiello, il suo food truck “narrativo”, il pizzaiolo di Cambia-Menti torna a far parlare di sé con una nuova provocazione gastronomica che mette insieme gesto culinario e riflessione sul futuro della ristorazione.

La novità si chiama “Mancanza di personale” ed è una pizza che, per scelta, nessuno servirà al tavolo. Quando è pronta il cliente non viene chiamato dal personale di sala, ma riceve una notifica attraverso un piccolo dispositivo vibrante, simile a quelli utilizzati nei fast food. A quel punto deve alzarsi, ritirare la pizza direttamente al banco e decidere se mangiarla in piedi oppure riportarla al tavolo. Un piccolo rito che diventa parte integrante dell’esperienza.
L’idea è inserita all’interno del Ciccio Pizza Tour, il percorso degustazione della pizzeria, e nasce come gesto simbolico per accendere i riflettori su uno dei problemi più discussi del settore: la difficoltà crescente nel trovare personale qualificato nella ristorazione. Secondo il Rapporto Ristorazione 2025 della FIPE, circa tre ristoratori su quattro dichiarano di avere avuto difficoltà nel reperire personale negli ultimi anni, mentre molte aziende operano stabilmente con organici ridotti.
«Questa pizza è una provocazione, ma nasce da una riflessione molto seria», spiega Ciccio Vitiello. «La difficoltà a trovare collaboratori è un problema reale che vive la ristorazione. Per anni in questo mondo si sono fatti turni massacranti: 14 o 15 ore di lavoro pagate per otto, senza straordinari e senza prospettive». Nel racconto del pizzaiolo casertano il problema non è soltanto economico o organizzativo, ma anche culturale. «Se continuiamo a considerare il lavoro del cameriere o del pizzaiolo come un mestiere di secondo piano dobbiamo chiederci che futuro avrà la nostra cultura gastronomica».
Dal punto di vista gastronomico la pizza resta volutamente essenziale. Si presenta come una pizzetta costruita su pochi ingredienti: pomodoro giallo pelato senza sale, maionese alle alici e colatura, salsa verde, sale Maldon ed erbe mediterranee. Una composizione minimalista che lascia spazio al gesto e al messaggio.

Accanto alla provocazione c’è però anche un impegno concreto. La pizzeria ha avviato una collaborazione con l’istituto alberghiero di Caserta, accogliendo studenti che non vengono trattati come semplici stagisti ma inseriti nel lavoro quotidiano della cucina e della sala, con un compenso mensile e un percorso di formazione reale.
«Se vogliamo cambiare questo settore dobbiamo partire dalla formazione e dal rispetto del lavoro. Per questo abbiamo deciso di aprire la nostra cucina e la nostra sala agli studenti dell’alberghiero».
Una pizza che diventa gesto simbolico, racconto e provocazione. E che, almeno per una volta, costringe il cliente ad alzarsi dalla sedia per riflettere su cosa sta succedendo davvero dietro le quinte della ristorazione.

