venerdì 9 Ottobre 2026
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Vanvitiello, la nuova avventura del pizzaiolo casertano Ciccio Vitiello

Insieme alla sua compagna Laura Margiore, il pluripremiato pizzaiolo casertano lancia un food truck che aspira ad essere un "oggetto narrativo"

Permettetemi di auto-citarmi: non avevo torto quando scrivevo che

Su un passato casertano, quello del Belvedere di San Leucio, Ciccio Vitiello costruisce un futuro fatto di sostenibilità, inclusione e continua ricerca

Perchè la sua nuova creatura, nel nome e nella forma, è una diretta discendente di quel Belvedere settecentesco: Vanvitiello, gioco di parole con il più famoso Vanvitelli (l’artefice della Reggia di Caserta), attualizzazione di un passato, rivitalizzazione di una tradizione. Un food truck che porta con sé il profumo del forno a legna, i colori delle mani che l’hanno dipinta, l’eco delle piazze medievali.

Il debutto non poteva che avvenire nella piazza centrale Casertavecchia, luogo immobile da più di otto secoli, che custodisce memoria e identità. Qui, lo scorso 7 settembre, la piazza si è trasformata in un teatro a cielo aperto: musica, dj set, pizze che uscivano dal van ancora fumanti, e l’artista Loris Lillo che, davanti a tutti, rifiniva con il pennello alcuni dettagli della carrozzeria. Non un semplice lancio, ma un rito collettivo, dove arte e cibo hanno trovato un punto d’incontro naturale.

Vanvitiello non nasce per essere un mezzo di servizio, ma – come ci dice Laura Margiore, compagna di vita e lavoro di Ciccio e l’altra artefice di questa avventura – un oggetto narrativo (chi ha qualche anno di troppo, come me, ricorderà che la prima definizione di oggetto narrativo non identificato fu quella di Wu Ming 1 che diede origine alla New Italian Epic). A immaginarlo, insieme a Ciccio e Laura, sono stati Lillo e il designer Gianvito Fanelli. Insieme hanno costruito un’identità che non è solo grafica ma materica: smalti, polveri, lettere dipinte a mano, imperfezioni volute. Ogni segno racconta un gesto, un tempo, un’anima. “Ciò che è fatto a mano acquisisce profondità col passare degli anni, come le rughe di un volto”, spiega Lillo.

Così, il van diventa non solo un food truck ma un manifesto di artigianato e design, un piccolo pezzo unico che si porta addosso la patina delle cose vive. Insomma, sempre lì si torna con Ciccio Vitiello: in quel punto mobile da lui disperatamente cercato dove passato e futuro, per una frazione di secondo, s’incontrano.

Resta da capire il perché di questa nuova avventura:

“Con Vanvitiello – spiegano – vogliamo portare in strada un’idea di pizza diversa, lontana dal classico schema della tonda. La pizza, per noi, è uno strumento di viaggio e di incontro: può cambiare forma e consistenza, adattandosi al luogo e alle persone che incontriamo”.

È così che il furgone diventa nave, cavallo, compagno di strada: pronto a fermarsi nelle piazze, ai festival, negli eventi privati, per portare un pezzo di Caserta nel mondo. Non a caso, sul fianco del van campeggia una scritta in dialetto: “Stamm fore”. Letteralmente, “stiamo fuori”. Fuori dalle regole, fuori dalle convenzioni, ma anche fuori, in strada, nel luogo dell’incontro. È un motto che raccoglie l’essenza di Ciccio Vitiello: oscillare tra passato e futuro, tradizione e innovazione, restando sempre fedele a un’idea di autenticità che sa contaminarsi senza perdere radici.

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Emiliano Wass
Emiliano Wass
Antropologo, docente universitario, consulente editoriale, traduttore e curatore. giornalista pubblicista. All'enogastronomia arriva dall'antropologia, convinto che il cibo sia l'unico vero elemento identitario delle persone. Ha svolto lavoro di campo in Messico, occupandosi di diritti e tradizioni indigene. Ha scritto su Finzioni, Doppiozero, Scrivo.me, Distillerie.it, FirenzeToday.

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