A ridosso delle mura di Prato, in piazza San Marco, debutta Murà: un format trasversale (ristorante e cocktail bar, con annesso studio tattoo) che dà alla città un nuovo “must try place”

Murà Prato

Un esempio di archeologia industriale, ma anche una testimonianza di come sia possibile creare – seppur in piena pandemia, col coraggio della lungimiranza – un luogo si socialità fuori dagli schemi, in una città come Prato che negli anni sta scoprendo una propria declinazione di intrattenimento gastronomico di qualità. L’ultima creatura dell’imprenditore Aldo Settembrini (già socio di Fabbrica di Pedavena a Prato e Villa Vittoria, a Firenze) è il Murà, in piazza San Marco, a ridosso delle mura (da cui prende il nome).
Murà Prato
Il format del locale è trasversale: c’è il ristorante con cucina a vista, creato in partnership con Foody Farm (replicando così il felice esperimento di Villa Vittoria) e impreziosito da fornitori premium come i tartufi Calugi e i formaggi del Palagiaccio e di De’ Magi. Ma c’è anche il cocktail bar, gestito dai ragazzi di Villa Vittoria, con una bottigliera che conta i nomi più in voga della miscelazione made in Tuscany. E c’è uno studio tattoo, interno ma adiacente all’area ristorazione.
Murà Prato
Una volta l’area ospitava una carrozzeria, e ancora nell’architettura sono presenti i segni e gli echi della sua vita precedente, a partire dalle travi in ferro a vista fino allo sviluppo in lunghezza. Tuttavia, gli eleganti e precisi lavori di restauro – insieme ai grandi murales dell’artista e tatuatore francese Murran Alexis Billi – hanno dato al Murà grande personalità, valorizzando al tempo stesso le mura del ‘200.
Murà Prato
A ben vedere, il contrasto tra lo stile industriale da un lato, con materiali come cemento e metallo e vetrate luminose, e pezzi d’arredo d’autore dall’altro (in primis la grande scultura centrale del pesce realizzato in fil di ferro dall’artista Antonio Massarutto), è in fondo specchio dei contrasti che vive una città come Prato, sempre in bilico tra la ricerca di una propria identità e l’ingombrante vicinanza con Firenze. Se non fosse un termine ultra-abusato, potremmo dire che nell’essenza di Murà coesistono passato e presente, tradizione e innovazione.

Ma Murà non è l’unico segnale di una Prato più accorta, sotto il profilo della gastronomia: pensiamo all’apertura di locali come il Mag56, che negli ultimi anni sono stati in grado di affiancare a un’offerta culinaria interessante quella componente mixology che a lungo è mancata. E se finalmente il MOI di Francesco Preite si gode l’attenzione delle guide nazionali, nella città laniera ha da poco aperto anche il Rixò, sulle ceneri (metaforiche, s’intende) della storica discoteca Tina Pika. Si tratta di un dinner club che mette in sequenza l’aperitivo al banco dell’american bar, la cena alla carta nel grande open space e il dj set che cresce con il passare delle ore. Insomma, una sorta di risto-night che però non pone la cucina in secondo piano.

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Marco Gemelli, classe 1978, sposato con due bimbi, giornalista professionista dal 2007, è membro della World Gourmet Society e dell'Associazione Stampa Enogastroagroalimentare Toscana. E’ stato redattore ordinario al quotidiano Il Giornale della Toscana, dove per anni si è occupato di cronaca bianca e nera, inchieste, scuola e università, economia, turismo, moda ed enogastronomia. In seno alla stessa testata è curatore dell’inserto semestrale Speciale Pitti Uomo. Oggi è un libero professionista: collabora con diverse testate – sia online che cartacee – nel settore degli eventi e delle eccellenze del territorio, in particolar modo nel campo enogastronomico. E’ coideatore del progetto “Le cene della legalità” (2013) e autore de “L’Opera a Tavola” (2014), nonchè fondatore del sito www.itrelforchettieri.it, embrione del Forchettiere.

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