lunedì 26 Ottobre 2026
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Momio, la cucina creativa tra ispirazioni global e suggestioni local

Forte di un’identità decisa che non gli fa temere i vicini ingombranti, il Momio è un locale di cucina creativa che oscilla tra ispirazioni internazionali e qualche tocco locale. A gestirlo sono Marco e Nadia, fidanzati da sempre e freschi sposi. Non a caso, il nome Momio è la contrazione del soprannome affettuoso con cui si chiamavano da ragazzi

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Vicini ingombranti e tanti ricordi. I primi sono quelli con cui il Momio – il ristorante aperto a metà dello scorso giugno in via Pisana – condivide gli ultimi metri della strada poco prima della porta San Frediano, in Oltrarno. I ricordi sono quelli dei locali che nel corso degli anni si sono succeduti tra queste mura, dal Fontanka al Tegame fino alla Cantinetta Bolgheri. Rispetto alle precedenti, stavolta i due titolari Marco Lagrimino e Nadia Moller per un arredamento essenziale e sobrio, lontano sia dai fasti giocosi del Tegame sia dallo stile vagamente country della Cantinetta, più orientato invece a un coloniale inglese con tocchi esotici.

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Il menù del Momio cambia a seconda dei momenti della giornata: al pianoterra è possibile concedersi una colazione nella caffetteria (che propone omelette, eggs benedict ed English breakfast), mentre al piano interrato si trova il salotto, con tanto di divano e poltrone, dove organizzare un light lunch di lavoro o concedersi un tè (da segnalare la presenza di una selezione di Tealicious). Ma è a cena, che il Momio rivela la sua anima più sofisticata. La carta è volutamente inusuale, non divisa nelle tradizionali partite. L’idea dei titolari di un “viaggio sensoriale” si traduce in un menù corto (4 antipasti, in media 14 euro; 3 primi, in media 15 euro; 4 secondi, in media 18 euro; 4 dessert a 9 euro).

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Dopo una rivisitazione di panzanella come amuse-bouche (pomodoro nel cocktail col martini dry, pane armeno, polvere di cipolle e gelatina di cetriolo, che trasferisce la croccantezza dalla verdura al pane), l’antipasto proposto dallo chef 32enne Marco Lagrimino è “Cipolla-Riso-Pecorino”, ossia un cremoso di pecorino, crema di riso, cipolla con la sua polvere bruciata e la sua riduzione glassata. Complessivamente un bel piatto, al netto del piatto di servizio che sarebbe stato più indicato fondo, al posto di quello piano.

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Il primo piatto (“Ricotta-Piselli”, secondo la nomenclatura del locale) è un Bottone con ricotta di capra affumicata, besciamella di farina tostata e centrifuga di piselli. Un piatto dalle spiccate note vegetali, che trova armonia sia con la morbidezza della besciamella che e la ruvidità della pasta fatta in casa. La ricotta affumicata dà poi quel tocco fumé che la delicatezza complessiva del piatto riesce a far emergere.

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Come secondo arriva un piatto di carne: “Calvana-Argilla” con patate e sfoglia di argilla, mentre la carne viene affumicata col fieno, usato anche per la mantecatura delle patate. Un piatto non propriamente estivo ma interessante per la cottura e la consistenza sia della carne che delle patate. Carina l’idea dell’argilla, forse da ripensare nelle modalità con cui è presentata nel piatto.

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Per chiudere, Momio propone un dessert semplice ma assolutamente gradevole, “Albicocca-Lavanda”: una crema cotta di lavanda con mandorle caramellate, un coulis di albicocca e la sua polpa cotta a bassa temperatura. Un dolce accattivante e gratificante, con una sua spiccata identità che l’abbinamento con il thè di Tealicious non fa che rafforzare.

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Insomma, la particolarità di Momio, al di là della versatilità del locale (caffetteria-salotto-ristorante) che gli consente di essere fruibile a ogni ora del giorno, è l’utilizzo di materie prime abbastanza inusuali creando piatti non banali con al massimo quattro ingredienti. Pensiamo al Yuzu, al granciporro, al fieno o alle nocciole abbinate a limone e cozze affumicate. Un gioco che spesso riesce, come nel caso della farina tostata per la besciamella, altre volte – come nel caso dell’argilla – un po’ meno.

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