Le sorelle Sibilla e Angelica, con la cugina Paola, sono alla guida di un progetto familiare per rinnovare nella tradizione Fattoria La Leccia a Montespertoli

Situata sui colli della Val di Botte vicino Montespertoli, la Fattoria La Leccia fu acquistata negli anni ’70 dai tre fratelli Bagnoli – Renzo, Sergio e Loriano – titolari del gruppo Sammontana, che decisero di recuperarne vigne e oliveti e ripristinare la cantina. Nel 2009 l’azienda venne affittata, tenendo la villa ad uso familiare, ma nel 2013 la famiglia decise di assumerne nuovamente la direzione.

I 20 ettari vitati di Fattoria La Leccia sono composti sia da vitigni autoctoni – Sangiovese e Trebbiano – che da varietà internazionali, come Merlot e Syrah allevati in aree con suoli franco argillosi ricchi di calcare con un clima mite e ventilato. La Fattoria La Leccia si trova sulla cima di un promontorio a circa 200 metri e le terre circostanti, protette dal Montalbano sul lato Nord, sono esposte in estate alle brezze marine. La proprietà è circondata dal bosco che, da un lato, preserva la biodiversità e, dall’altro, isola il podere rispetto ai vigneti circostanti. La produzione comprende anche l’olio, grazie alla presenza di 3500 piante di olivi di cultivar Leccino, Frantoio, Moraiolo, Pendolino e la rara Madonna dell’Impruneta, e anche l’apicoltura intrapresa nel 2019.

Oggi la gestione della Fattoria è affidata a tre donne della famiglia Bagnoli: Paola, che si occupa della parte agricola e della cantina; Sibilla, che cura la comunicazione, e Angelica che segue la parte amministrativa e quella artistica. Insieme a loro c’è Lorenzo, fratello di Sibilla ed Angelica, che apporta competenza e passione per il vino. La filosofia aziendale si basa sul rispetto della natura, il saper fare e il giusto cambiamento. Dalla vendemmia 2019 La Leccia è azienda biologica certificata. A questo importante traguardo si affianca l’impegno di mantenere l’equilibrio naturale del vigneto, sia riducendo al minimo le lavorazioni con macchinari sia tutelando la biodiversità

Il saper fare si traduce nell’effettuare il più possibile manualmente tutte le operazioni in vigneto ed applicare la minima tecnologia, necessaria per garantire igiene e controllo dei processi fermentativi. Non solo. Si lega anche al pensiero artistico di Marco Bagnoli, artista toscano, padre di Sibilla e Angelica, che arricchisce la filosofia e l’immagine di tutta l’azienda a partire dalle etichette dei vini. Infine, il giusto cambiamento riguarda l’esigenza di interpretare al meglio i vigneti, riscoprire vecchie metodologie e cercare nuove vie di sperimentazione con scelte misurate.

La sfida della Fattoria La Leccia è di valorizzare i prodotti del territorio di Montespertoli, talvolta sottovalutato o non considerato grazie al supporto dell’enologo Gabriele Gadenz in tutte le fasi della produzione enologica.

E parlando di vini, partiamo dall’ultimo nato presentato qualche giorno fa: Rubedo 2016 il primo Rosato Metodo Classico dell’azienda, realizzato con Sangiovese in purezza e un affinamento sui lieviti di almeno 36 mesi. Un spumante nato dalla volontà della famiglia Bagnoli di dare vita a qualcosa di nuovo e che migliorerà certamente in futuro. Rubedo è il termine alchemico che si riferisce all’ultima fase del procedimento per la realizzazione della pietra filosofale, ovvero, della trasformazione del piombo in oro. Rubedo significa rossore ed è considerato l’apice dell’alchimia come questo vino vuole essere proprio l’apice della produzione vitivinicola dell’azienda: il suo prezioso oro rosa.

Cantagrillo è il vino simbolo della cantina, prodotto con Trebbiano Toscano in purezza, ottenuto con un metodo, innovativo per la zona, che consente all’uva di maturare e in parte di appassire in campo, di essere raccolta manualmente nelle ore più fresche della mattina consentendo di arrivare in cantina intatta. Una parte delle uve, dopo la pressatura, passa alla criomacerazione mentre una parte è, invece, sottoposta a una macerazione di circa 3-4 giorni.Dopo la fermentazione, circa metà della produzione svolge la seconda parte della fermentazione alcolica in fusti di legno di varia pezzatura (100 e 225 litri) e di varia origine botanica (rovere, acacia, ciliegio acido e gelso), mentre la restante metà rimane in acciaio inox e completa la maturazione per 6 mesi. L’imbottigliamento è effettuato dopo circa 10 mesi dalla vendemmia. Non viene commercializzato, quindi, prima di 12 mesi e la sua longevità si mantiene a lungo.

La sperimentazione e l’originalità di interpretazione dei vitigni autoctoni caratterizza anche Boh, un nome ironico per uno spumante Sangiovese 100% ottenuto da uve vendemmiate precocemente e spumantizzato con metodo charmat lungo, con riposo sui lieviti di 6 mesi.

Interessante Gota Rossa, blend di Sangiovese, Merlot e Syrah, e Leccino, ottenuto da Sangiovese in purezza che, dopo la vinificazione viene affinato in tonneaux parzialmente scolmi per 18 mesi. Infine, Sua Santità, Vin Santo ottenuto con un blend di Trebbiano Toscano e Malvasia del Chianti, un vino antico ottenuto ancora con la tecnica degli “appassitoi a fili” e con l’utilizzo di un antico torchio verticale (”strettoio”) per la pressatura. Un vino che, prima di venire alla luce, riposa per ben 15 anni nella vinsantaia. (Elisabetta Failla)

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