Ristoranti cinesi a Firenze, è l’ora della “nouvelle vague” della cucina orientale

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Esistono oltre un centinaio di ristoranti cinesi a Firenze, ma solo alcuni – una dozzina al massimo – può dirsi al di sopra di un certo standard di qualità. Da qualche tempo, le cucine orientali (cinese, giapponese, thai, ecc..) in città stanno prendendo piede con un nuovo concept e offerte che vanno dal luxury al fusion fino al… semplicemente buono

Ristoranti cinesi a Firenze

In principio erano tre grandi filoni, a spartirsi il panorama della ristorazione cinese: i ristoranti standardizzati, quelli dove trovavi lo stesso prodotto da Bolzano a Catania (non lo stesso piatto nel menù, ma esattamente la stessa pietanza) e identico arredamento; le friggitorie/rosticcerie in grado di trasformarti il fegato in un pallone da rugby; i ristoranti esoterici, più che esotici, ossia quelli conosciuti soltanto da una clientela di connazionali del cuoco e da questa frequentati in maniera praticamente esclusiva (qui). Seguendo uno di questi tre fil rouge si possono “incasellare” quasi tutti gli oltre cento ristoranti cinesi a Firenze, alcuni dei quali sono talmente cheap-oriented che non hanno nemmeno interesse a essere presenti online o sulle pagine gialle.

Una “nouvelle vague”

Poi qualcosa è cambiato, forse sotto l’onda lunga del nuovo rinascimento gastronomico che la città dell’Arno sta vivendo da qualche anno. Prima sono arrivati ristoranti “semplicemente” più curati e attenti, come il Dim Sum in via de’ Neri o il Kome in via de’ Bardi, poi è stata la volta del Fulin (che per primo ha sdoganato il concetto di luxury nella ristorazione del Celeste Impero a Firenze), successivamente del Koto Ramen e di Ic Che Thai, infine del Beijing8, del Confusion, del Pine & Apple e dell’ultimo arrivato, il Cibleo di Fabio Picchi. Ognuno con le sue peculiarità, questi locali d’impronta orientale – che accomuniamo per semplicità, nonostante siano espressione di culture gastronomiche diverse – si sono imposti all’attenzione del mondo gourmet con uno standard di qualità più alto nell’offerta e soprattutto con una ventata d’aria nuova.

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Niente più pagode, uova dei Cent’anni, biscottini della fortuna, musiche tradizionali in sottofondo o – nel caso dei ristoranti giapponesi – icone del teatro kabuki. Le cucine di quella dozzina di ristoranti cinesi a Firenze che hanno saputo staccarsi dalla pletora di concorrenti di basso cabotaggio offrono stile contemporaneo o tradizionale (senza però scimmiottare la tradizione), varietà, fantasia e attenzione alle materie prime.

Ristoranti cinesi a Firenze

In attesa di andare a scoprire il Cibleo, l’ultima trovata del vulcanico Fabio Picchi del Cibreo, e avendo già scritto del Fulin ci siamo concentrati sui due locali che offrono cibo cinese a pochi metri uno dall’altro, in quella via de’ Neri che si conferma una delle strade cult per la cucina (incluse le folcloristiche e lunghissime code davanti all’Antico Vinaio, emblema del potere di TripAdvisor nella gastro-vulgata). Parliamo del Dim Sum e del Beijing8. Due stili diversi, categorie di prezzo differenti, ma un unico denominatore comune: i dumplings (o Jiaozi in lingua originale, o ravioli in italiano).

Il Dim Sum

Ristoranti cinesi a Firenze - dumplings - ph. Il Forchettiere

Uno dei ristoranti forse col miglior rapporto qualità/prezzo oggi in città, e da tempo entrato nelle grazie dei fiorentini che vogliono mangiare cinese senza la stucchevolezza delle lanterne rosse. Difficile sedersi subito e mangiare se non si è prenotato, visto che c’è spesso una certa coda. Ma l’attesa vale la candela, così come il disagio di avere i tavoli molto vicini tra loro, perché i piatti sono assolutamente all’altezza. I Jiaozi al vapore o alla piastra sono serviti nel modo tradizionale e con una certa varietà (dalla chianina all’astice), mentre i noodles fatti in casa marcano la differenza con quelli stereotipati dei ristoranti standardizzati.

Ristoranti cinesi a Firenze - anatra alla pechinese

Positiva anche la varietà dei main course, che non mancano di tutto ciò che ci si aspetta di trovare in un ristorante cinese. Unica perplessità sulla cucina, l’anatra alla pechinese. Buona la salsa di accompagnamento, senza subbio, ma la carne – per quanto preparata come richiede la tradizione – risulta forse troppo cotta al palato di quanti sono abituati a sentire l’anatra nella sua versione più occidentale, con il petto rigorosamente rosato e ben più morbido.

Il Beijing8

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Locale in stile fusion, contaminazione tra cucina cinese e design svedese (leggasi Ikea), si presenta come un ristorante di cucina cinese e filosofia scandinava. Ciò si traduce, in estrema sintesi, in sei variazioni sul tema dumpling servite in un ambiente vagamente Ikea all’insegna del no-wasting, ossia con materiali usa e getta.

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In via de’ Neri è arrivata da qualche mese la catena internazionale, ma il contrasto con le altre strutture della strada è evidente: arredamento spartano dalle linee minimaliste, colori tendenti al grigio-beige, tovaglioli e posate cheap a centro tavola e così via. Il menù si compone essenzialmente dei dumpling – al vapore o alla piastra, con ripieni identici o mixati tra anatra, pollo, verdure, ecc…  da accompagnare a tre tipi di salsine speziate (a 1 euro), vermicelli (o riso) e verdure filangé – e dei brodi di miso o pollo.

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Abbiamo provato la lunch box da 11,50 euro, con dumplings diversi, vermicelli, salsa e il tè all you can drink da servirsi al distributore (rings a bell, Ikea?). Non male i dumplings in sé, in fondo, anche se ne abbiamo assaggiati di migliori. Il problema arriva con i vermicelli, davvero poco saporiti, così come le verdure di accompagnamento.

Marco Gemelli

Marco Gemelli

Marco Gemelli, classe 1978, sposato con due bimbi, giornalista professionista dal 2007, è membro della World Gourmet Society e dell'Associazione Stampa Enogastroagroalimentare Toscana. E’ stato redattore ordinario al quotidiano Il Giornale della Toscana, dove per anni si è occupato di cronaca bianca e nera, inchieste, scuola e università, economia, turismo, moda ed enogastronomia. In seno alla stessa testata è curatore dell’inserto semestrale Speciale Pitti Uomo. Oggi è un libero professionista: collabora con diverse testate – sia online che cartacee – nel settore degli eventi e delle eccellenze del territorio, in particolar modo nel campo enogastronomico. E’ coideatore del progetto “Le cene della legalità” (2013) e autore de “L’Opera a Tavola” (2014), nonchè fondatore del sito www.ilforchettiere.it, embrione del Forchettiere. Gestisce infine un Bed & Breakfast a Firenze (www.damilaflorence.com).

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