Personaggio di spicco del mondo della carne e della ristorazione tout court, ecco chi è il turco Nusret Gökçe – noto come Salt Bae – e perché il gesto di salare la carne è diventato iconico

salt bae

In questi giorni la notizia dello scontrino da oltre 161mila Euro per una cena fatta da 14 persone ad Abu Dhabi al ristorante Nusr-Et è rimbalzata su ogni media facendo il giro del mondo. Prima di gridare allo scandalo ed entrare nel merito della questione, cerchiamo di capire prima chi è Salt Bae ed il vero perchè di questo altissimo conto. Nusret Gökçe, macellaio e turco ma di origine curda, nasce ad Erzurum il 9 agosto 1983. Figlio di un minatore, le difficili condizioni economiche della sua famiglia lo costrinsero a 14 anni a lasciare la scuola e ad andare a lavorare come garzone di bottega presso un macellaio del distretto nel distretto di Kadıköy ad Istanbul.

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Questa esperienza lo avvicina molto alla carne e lo appassiona a tal punto da decidere di andare a lavorare gratuitamente in ristoranti in Argentina ed USA (2007 – 2010) per acquisire nuove tecniche, conoscenze di cottura e competenze. Nel 2010 rientra nella sua città natale e apre la sua prima steak house. Quattro anni dopo apre a Dubai e diventa famoso per la sua abilità coi coltelli e quel modo particolare di salare la carne. La svolta avviene il 7 gennaio 2017 quando il profilo Twitter del suo ristorante pubblica un video, “Ottoman Steak”, nel quale Nusret sala la carne con quel suo gesto oramai iconico, ovvero facendo scivolare i fiocchi di sale Maldon dalla punta delle dita della mano facendoli rimbalzare sull’avambraccio prima che questi cadano sulla carne. Il video diventa virale ed in poche ore realizza oltre 10 milioni di visualizzazioni. Da qui nasce il soprannome Salt Bae (Salt = sale / Bae = acronimo di Before Anything Else, quindi tradotto “Il sale prima di ogni altra cosa”, oppure, “Il sale prima di tutto”).

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Oggi Salt Bae è titolare di 22 steak house di lusso nelle principali città del mondo: Istanbul, Dubai, poi ad Ankara, Bodrum, Abu Dhabi, Doha, Marmaris, Londra, Dallas, Los Angeles, Miami, New York, Mykonos e dà lavoro ad oltre 400 persone. Sembra che il prossimo ristorante aprirà proprio in Italia nel 2023, a Milano in zona San Babila (probabilmente all’interno del palazzo del Teatro Nuovo). Si tratta di ristoranti esclusivi di carne, dallo stile elegante, dotati d’accessi preferenziali e un arredamento studiato in base alla location nella quale hanno sede, alla storia del luogo e al target della clientela che accolgono. Spazi studiati ad hoc per lasciar spazio allo show con i coltelli quando viene servita la carne.

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Il menù prevede pregiati tagli di carne e costosissimi piatti come il Golden Giant Tomahawk, taglio di carne marezzata di grasso, tagliata lasciando intatto il lungo osso che la fa assomigliare esteticamente all’ascia che veniva usata dagli indiani d’America, al cui costo già importante viene aggiunto quello della foglia d’oro nella quale la carne viene avvolta e servita. Tomahawk ma anche Wagyu, il cui costo può arrivare anche a costare 1.000 euro/kg e non scende mai sotto i 100 euro/kg. Ristoranti esclusivi per una clientela di fascia altissima alla ricerca non solo del buon cibo ma anche di un’esperienza ultra esclusiva a partire dall’ambiente, servizio e di una cantina particolare. Non è un caso che tra i vari clienti troviamo vip come Naomi Cambpell, David Beckham, Leo Messi, Neymar, Leonardo Di Caprio, Andrea Bocelli ed Al Pacino.

Per dovere di cronaca occorre informare che nei ristoranti Nusr-Et si può cenare anche con circa 130/150 euro a testa (cifra importante, non fraintendetemi) con un medaglione di carne, un calice di buon vino e un dessert. Come non dobbiamo dimenticare che, come in tutti i ristoranti nel mondo, i prezzi sono scritti sul menù e che il cliente può scegliere cosa mangiare e bere non solo partendo da ciò che più gli aggrada al momento ma anche tenendo in considerazione di quanto vuol spendere.

Altra considerazione: certamente i tagli di carne utilizzati sono pregiati e costosi, ma ad esempio del Tomahawk, in ristorazione, è proposta solo la costata, che è il taglio più nobile, così come del Wagyu del quale viene proposto solo la lombata ed il filetto. E il resto dell’animale chi lo mangia? È chiaro che il costo degli altri tagli inutilizzati viene ribaltato sui tagli che invece hanno un mercato. Paradossalmente mangiassimo anche tutti gli altri tagli dello stesso animale, ogni taglio avrebbe un costo molto minore. È quindi l’oro utilizzato a far aumentare i costi? Non di così tanto. Si tratta di oro alimentare il cui costo si aggira attorno ai 150 euro al grammo, ed è solo di un effetto scenico. L’oro alimentare non apporta un vero e proprio gusto al piatto né lo toglie.

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Quindi sì carni costose e tagli pregiati, sì foglie d’oro ma tanta, tantissima immagine ed effetto scenico nel servizio. Insomma, senza niente togliere alla qualità, è niente di più e niente di meno di quanto accade con blasonati brand di alta moda, alta gioielleria ed automobili: si paga anche il prezzo della marca, o dell’immagine, come in questo caso. E se poi, oltre ai già costosi piatti si ordinano 5 bottiglie di Petrus per un totale di 86.000 euro più 2 bottiglie di Petrus 2009 per altri 53.000 euro va da sé che il conto totale dei 14 amici al ristorante di Abu Dhabi lieviti a dismisura. A parte la spocchia del titolare a pubblicare lo scontrino sui suoi social (il titolare, non i clienti), senza falsi moralismi posso dire che è solo questione di libertà di scelta, potendoselo permettere. Si potrebbe anche parlare delle scuole che il famoso macellaio ha costruito nel suo Paese, della beneficenza che ogni anno fa, ma certe cose fanno meno notizia. Certo, direte voi, “se non le fa lui certe cose chi le deve fare?” Beh ce ne sono anche tanti nella sua posizione che non lo fanno, vi assicuro. E per quanto riguarda i facoltosi clienti credo che ognuno sia libero di scegliere in base ai propri gusti, abitudini e secondo le proprie possibilità economiche. Esattamente come facciamo tutti noi ogni giorno, per ogni cosa che decidiamo di acquistare o di fare nel nostro quotidiano.

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