Show cooking o cooking show? C’è chi usa il primo (perché in fondo si dice anche show business, no?) e chi invece preferisce il secondo (più corretto grammaticalmente, in inglese). C’è chi usa i trattini e chi no, e chi ancora unisce le due parole. In realtà, a meno che non si parli di uno spettacolo televisivo in cui si cucina o in cui lo chef non sia un affabulatore senza pari, il termine giusto è un altro. Ecco quale

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Show cooking o cooking show? Almeno da un punto di vista statistico, il buon vecchio Google non ha dubbi: si dice show cooking. Con quasi 40 milioni di risultati per il termine “show cooking” a fronte dei 20 milioni scarsi del simile ma non uguale “cooking show”, il maggior motore di ricerca del pianeta mostra che la dicitura più usata è chiaramente la prima. Ma non è detto che sia quella più corretta. Certo, almeno una certezza Google ce la dà: quale che sia la parola che viene prima o dopo, i due termini non vanno mai scritti come se fossero una parola sola. Sempre ragionando con la zoppicante categoria del “vox web, vox dei” (contro la quale ci sentiamo più vicini alle posizioni di Umberto Eco e alle definizioni di “utonti” anziché utenti della rete), una ricerca effettuata inserendo showcoooking limita i risultati a 600mila referenze scarse, contro i 535mila di cookingshow. Poco cambia, invece, che si usino o meno i trattini a separare le due parole.

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Detto ciò, ci siamo chiesti se sia più corretto usare l’uno o l’altro termine. Anche perché la quantità e varietà di proposte di questo genere è davvero ampia, ed è curioso notare come da nord a sud della penisola ognuno usi show cooking o cooking show in maniera pressoché indifferente. Un breve cenno per spiegare di che si tratta: è essenzialmente una performance live, in cui uno chef chef cucina dal vivo, davanti a un pubblico, raccontando ricette, aneddoti, trucchi e curiosità alla platea su piatti che verranno subito dopo assaggiati. Personalmente, il primo di cui ho memoria fu di Simone Rugiati, all’epoca non ancora un volto televisivo conosciuto per le sue trasmissioni sul Gambero Rosso Channel e sulla Rai, ma semplicemente un cuoco con ottime doti di comunicatore.

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Ecco, la discriminante sta proprio in questo aspetto: se si tratta di uno show vero e proprio, magari televisivo, allora va bene cooking show. Per ogni altra esibizione dal vivo, soprattutto se non viene eseguita una preparazione dalla A alla Z ma l’evento è più assimilabile a una lezione o una dimostrazione di cucina fatta davanti a un pubblico di appassionati, diventa preferibile la dicitura “cooking demo”. Perché in fondo di questo si tratta. A far luce sull’annosa questione semantica del cooking show o show cooking, in realtà mai troppo approfondita in anni di informazione liquida, sono una serie di colleghe straniere alle quali abbiamo chiesto lumi e motivazioni. E questo è il risultato.